Dopo la mensa, lo scuolabus negato diventa l’ultimo evidenziatore e spartiacque della crisi all’interno delle scuole. Uno spartiacque sociale. Gli esempi, solo negli ultimi sei mesi, sono tanti e scoraggianti. A Lucca pochi giorni fa l’autista di uno scuolabus non ha fatto salire a bordo due ragazzini, 9 e 11 anni. I genitori non avevano pagato l’ultima rata. Vivaddio, è arrivata una pioggia di telefonate alla redazione del Tirreno: chi chiamava voleva offrire un contributo alle famiglie. A Viterbo, si è scoperto a ottobre, la madre rumena di due bimbi di 4 e 6 anni (la più grande è la sorellina) deve accompagnare tutti i giorni i figli a scuola a piedi: sei chilometri all’andata e sei al ritorno. Lei non ha la patente e i figli non hanno il certificato di residenza: «Lo scuolabus non le spetta», le hanno detto i servizi sociali del Comune.
A Rende, e siamo in provincia di Cosenza, è stato sospeso l’autista del pulmino scolastico che aveva fatto scendere un adolescente che non poteva pagare il biglietto: il padre non riceve lo stipendio da mesi lavorando per la Giseco, società in liquidazione che gestisce il depuratore consortile nell’hinterland di Cosenza. Il sindaco di Rende successivamente ha edulcorato il fatto sostenendo che l’autista ha fatto scendere il bimbo di dieci anni perché stava urlando come un ossesso. Resta il fatto che l’autista è stato sospeso.
Una battaglia sullo scuolabus è in corso in queste ore tra Cavarzere, provincia di Venezia, e Loreo, provincia di Rovigo. L’amministrazione di Loreo ha scelto di far pagare l’abbonamento mensile al trasporto scolastico 28 euro, gli avversari sono rimasti a 45 euro e così molti genitori — per risparmiare — hanno accettato di scavallare provincia e cambiare scuola. L’assessore di Cavarzere, in difficoltà per la fuga di alunni dalla “Boscochiaro”, ha difeso l’offerta: «I nostri pulmini sono euro 4 e con l’aria condizionata e, il pomeriggio, facciamo il viaggio di ritorno doppio per elementari e medie cosicché i bambini arrivano a casa in mezz’ora senza dover aspettare gli amici più grandi che finiscono tardi».
Nel Milanese, comprensorio di Vizzolo Predabissi, il Comune aveva negato il servizio di trasporto scolastico a una ragazzina in età dell’obbligo, disabile. Non poteva pagare. Il Tar di Milano ha ordinato al municipio di provvedere al trasporto, dato che «il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale» e che «gravano sul Comune, in materia di istruzione, i servizi di supporto organizzativo».
A Ravascletto, paese questo in provincia di Udine, il sindaco non ha accettato lo scuolabus offerto gratuitamente dal collega di Comeglians: dopo la chiusura della scuola di paese, lui voleva mandare tutti a Paluzza, nella Valle del But. Contro la volontà delle madri, che avevano scelto l’istituto di Comeglians. E’ dovuto intervenire il parroco con il pulmino parrocchiale per non lasciare i bimbi a piedi.
A Rende, e siamo in provincia di Cosenza, è stato sospeso l’autista del pulmino scolastico che aveva fatto scendere un adolescente che non poteva pagare il biglietto: il padre non riceve lo stipendio da mesi lavorando per la Giseco, società in liquidazione che gestisce il depuratore consortile nell’hinterland di Cosenza. Il sindaco di Rende successivamente ha edulcorato il fatto sostenendo che l’autista ha fatto scendere il bimbo di dieci anni perché stava urlando come un ossesso. Resta il fatto che l’autista è stato sospeso.
Una battaglia sullo scuolabus è in corso in queste ore tra Cavarzere, provincia di Venezia, e Loreo, provincia di Rovigo. L’amministrazione di Loreo ha scelto di far pagare l’abbonamento mensile al trasporto scolastico 28 euro, gli avversari sono rimasti a 45 euro e così molti genitori — per risparmiare — hanno accettato di scavallare provincia e cambiare scuola. L’assessore di Cavarzere, in difficoltà per la fuga di alunni dalla “Boscochiaro”, ha difeso l’offerta: «I nostri pulmini sono euro 4 e con l’aria condizionata e, il pomeriggio, facciamo il viaggio di ritorno doppio per elementari e medie cosicché i bambini arrivano a casa in mezz’ora senza dover aspettare gli amici più grandi che finiscono tardi».
Nel Milanese, comprensorio di Vizzolo Predabissi, il Comune aveva negato il servizio di trasporto scolastico a una ragazzina in età dell’obbligo, disabile. Non poteva pagare. Il Tar di Milano ha ordinato al municipio di provvedere al trasporto, dato che «il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale» e che «gravano sul Comune, in materia di istruzione, i servizi di supporto organizzativo».
A Ravascletto, paese questo in provincia di Udine, il sindaco non ha accettato lo scuolabus offerto gratuitamente dal collega di Comeglians: dopo la chiusura della scuola di paese, lui voleva mandare tutti a Paluzza, nella Valle del But. Contro la volontà delle madri, che avevano scelto l’istituto di Comeglians. E’ dovuto intervenire il parroco con il pulmino parrocchiale per non lasciare i bimbi a piedi.