La scuola siamo noi

Disabili, sostegno e decisioni scellerate: campagna di denuncia del Pd

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Una bella campagna, vecchio stile, di cui dare conto. Il Partito democratico, settore welfare, ha aperto la sua casella di posta per raccogliere storie e informazioni su disabilità e scuola, disabilità a scuola. "Denunciate alla nostra mail la formazione di classi differenziali per disabili in Italia", chiede la campagna. La mail è [email protected]. "Non consentiremo, in alcun modo, la formazione nella scuola italiana di classi differenziali per disabili", scrive Davide Faraone, responsabile scuola del Pd. "Invitiamo i cittadini a denunciare i provveditorati che compiranno scelte culturalmente e socialmente scellerate".

Tocca una questione modernissima, la campagna. Riguarda la scuola italiana e gli insegnanti di sostegno, la loro preparazione, il loro numero, in diversi distretti insufficiente. E tocca un'idea dello stare insieme che in queste stagioni attraversa la scuola italiana: i disabili, il disabile, rallentano i lavori in aula. Il rischio è quello di formare intraclassi speciali, separate di fatto dal resto dell'aula, seppellendo quarant'anni di civiltà scolastica.

Le prime mail arrivate danno subito conto di questa realtà e di questo punto di vista. Viene segnalato, per esempio, come a Napoli, nella terza sezione A dell'Istituto comprensivo De Ruggero di Brusciano, su ventidue iscritti quattro siano alunni disabili. "Se il provveditorato non sdoppierà la classe, da settembre quattro bambini disabili trascorreranno il loro tempo fuori dalla classe, con un insegnante di sostegno, magari non di ruolo e poco specializzato". E così a Pontecorvo, in provincia di Frosinone, un docente  di Storia e Filosofia rivela che il provveditorato ha concesso all'istituto d'istruzione una classe prima di scienze umane formata da 30 alunni, di cui due disabili. "Ci sono famiglie che stanno soffrendo. Aiutateci, ve lo chiediamo con le lacrime agli occhi".

All'Istituto D'Altavilla-Accardi di Petrosino l'ambito territoriale di Trapani ha autorizzato una sola prima classe con 36 alunni, di cui quattro disabili "e di questi uno in una situazione gravissima". Chi scrive, dichiara, è stato assessore a Petrosino in quota Pd. Da Vicenza l'insegnante di Discipline economiche e aziendali di un istituto di istruzione superiore di Stato racconta come la sua scuola sia stata tra le prime a includere studenti diversamente abili "quando molte scuole bene di Vicenza chiudevano le porte". L'atteggiamento del singolo istituto, però, non può bastare. "Lo Stato deve ridurre il numero dei ragazzi per ogni classe, deve far entrare un insegnante di sostegno nelle classi per 32 ore settimanali".

Dicevamo della questione culturale, l'idea che il disabile rallenta l'apprendimento. La campagna del Pd tocca con mano la questione attraverso questa mail (non l'unica): "Non è una novità che ci siano classi di 25-26 alunni con due o tre alunni diversamente abili, con insegnanti di sostegno che si adoperano per fare qualcosa. E' molto bella l'idea della scuola inclusiva, ma io mi domando come possa lavorare un unico insegnante con 26 alunni di cui due o tre con difficoltà cognitive. Il ragazzo deve stare in classe, ma dipende dalla materia e dagli argomenti trattati. Ci sono ragazzi che neppure parlano la nostra lingua e non sanno né leggere né scrivere: che cosa può fare l'insegnante? Continuate a ripetere che siamo il fanalino di coda in Europa per le conoscenze dei nostri studenti, continuate a diffondere i dati delle numerose rilevazioni internazionali, ma che strumenti date? Perché un ragazzino diversamente abile deve studiare francese e inglese quando non sa usare neppure la sua lingua madre? Ricordatevi che bisogna rispettare tutti gli alunni, i diversamente abili, i più fragili, ma anche i più motivati. Investiamo già nei primi anni nelle nostre eccellenze, non appiattiamo tutto verso il basso".

È una mail seria che sottende una questione seria, che non può essere liquidata come mero classismo o, peggio, razzismo. Servono condizioni di buona inclusione, servono investimenti. Altrimenti crescerà la distanza.