El tacon, el buso. Qual è peggio? E' peggio il buco del rammendo, senza dubbio. Il vero guaio dell'università italiana, non solo di medicina con i suoi accessi alle specializzazioni, il buco profondo che inghiotte la meglio gioventù e la costringe a farsi riconoscere i meriti a Yale e a Oxford - dove, infatti, insegna letteratura comparata Nicola Gardini, fuggito dall'Università di Palermo subito dopo aver licenziato l'illuminante libro "I baroni" - , è la credibilità a livello zero dei suoi esami e dei suoi esaminatori. È da qui che nasce la ricerca affannata e sempre sconfitta di modalità nuove per rendere blindate le prove, inaccessibili i test. Perché in Italia, e a Medicina in maniera scandalosa, chi gestisce una selezione lo fa barando, spingendo i suoi rampolli, sistemando in reparto il figlio di quell'internista che poi mi restituirà il favore in un altro policlinico. Accade tuti i giorni, accade adesso. Un primario di Udine ha passato i risultati delle prove come fosse uno scolaretto di ginnasio alla figlia di un imprenditore facoltoso, dietro tangente ovviamente. Alla cardiologia della Tor Vergata romana non si muove foglia che non lo voglia il boss calabrese in camice, le graduatorie sono solo un pretesto per saltarle.
Poi, certo, gli esami della pubblica amministrazione da noi non funzionano mai, nell'università e nella scuola. Non hanno funzionato con la Gelmini - che aveva varato riforme ostentatamente anti-baroni, platealmente insignificanti - , non hanno funzionato con Profumo che ha messo in campo un concorsone per insegnanti ancora oggi irrisolto. Non hanno funzionato con la Carrozza - che al suo breve mandato ha consegnato questo atto generoso: il test unico e nazionale per accedere alle scuole di specialità di medicina - e hanno mostrato tutta la sua gracilità sotto la Giannini, con un Cineca incapace di trasmettere correttamente due file dopo aver fatto disastri con le abilitazioni nazionali e i tirocini formativi attivi. Ma il problema, prima della sventatezza delle strutture che attorno al ministero preparano le prove, è l'altro: è che da noi si ruba il titolo, il voto, si fotte la graduatoria. Come fosse un atto normale, storicizzato. E' il buso, una voragine, il baco del sistema italiano della conoscenza.
La classe dirigente dell'università italiana (ci dimentichiamo che sono intellettuali e si riducono a traffichini) è riuscita a inoculare il germe nel popolo, studenti, aspiranti clinici, futuri prof. Falsare le regole è diventata regola accettata, ogni passaggio decisivo per una giovane vita - e da noi il passaggio esemplare è il test per il numero chiuso di Medicina - diventa una rutilante ricerca di agganci, anticipazioni, scoop che arricchiscono scuole private e, successivamente, studi d'avvocati specializzati in ricorsi. Il concorso nazionale prima sospeso e poi riabilitato altro non era che la rivolta di una minoranza sana che voleva studiare ed essere giudicata, che non ne poteva più di stuoli di venticinquenni trasformati in autisti, spicciafaccende e lecchini di baroni senza sapienza per garantirsi un "accesso" e domani la pagnotta.
Il rammendo del ministro, certo, è bruttino, l'ennesimo cambio in corsa che nell'Italia della ricorsite ingolferà i Tar. Stefania Giannini, la cui richiesta di dimissioni ha viaggiato in queste ore sui social forum, poteva evitare di annunciare una data per rifare due prove scritte su quattro - il 7 novembre - per poi smentirsi trascorso il weekend, i medici sotto il portone, i suoi tecnici rossi in volto. Non si può dire: è come se avessimo fatto domande di storia moderna a chi doveva rispondere su storia medievale e poi scoprire che, tutto sommato, una storia vale l'altra, un'area medica è sovrapponibile ai servizi clinici senza problemi. Logica e coerenza vanno chiesti innanzitutto al ministro, ma se l'università resta una scuola di artifizi e raggiri non ci sarà via di scampo, soglia, sbarramento. E i peggiori medici passeranno a fare danni in ospedali sempre peggiori, come il concorso fatto con l'iphone cinque settimane fa ha dimostrato: avremo medici di famiglia bravissimi a fare diagnosi grazie a Google.
Poi, certo, gli esami della pubblica amministrazione da noi non funzionano mai, nell'università e nella scuola. Non hanno funzionato con la Gelmini - che aveva varato riforme ostentatamente anti-baroni, platealmente insignificanti - , non hanno funzionato con Profumo che ha messo in campo un concorsone per insegnanti ancora oggi irrisolto. Non hanno funzionato con la Carrozza - che al suo breve mandato ha consegnato questo atto generoso: il test unico e nazionale per accedere alle scuole di specialità di medicina - e hanno mostrato tutta la sua gracilità sotto la Giannini, con un Cineca incapace di trasmettere correttamente due file dopo aver fatto disastri con le abilitazioni nazionali e i tirocini formativi attivi. Ma il problema, prima della sventatezza delle strutture che attorno al ministero preparano le prove, è l'altro: è che da noi si ruba il titolo, il voto, si fotte la graduatoria. Come fosse un atto normale, storicizzato. E' il buso, una voragine, il baco del sistema italiano della conoscenza.
La classe dirigente dell'università italiana (ci dimentichiamo che sono intellettuali e si riducono a traffichini) è riuscita a inoculare il germe nel popolo, studenti, aspiranti clinici, futuri prof. Falsare le regole è diventata regola accettata, ogni passaggio decisivo per una giovane vita - e da noi il passaggio esemplare è il test per il numero chiuso di Medicina - diventa una rutilante ricerca di agganci, anticipazioni, scoop che arricchiscono scuole private e, successivamente, studi d'avvocati specializzati in ricorsi. Il concorso nazionale prima sospeso e poi riabilitato altro non era che la rivolta di una minoranza sana che voleva studiare ed essere giudicata, che non ne poteva più di stuoli di venticinquenni trasformati in autisti, spicciafaccende e lecchini di baroni senza sapienza per garantirsi un "accesso" e domani la pagnotta.
Il rammendo del ministro, certo, è bruttino, l'ennesimo cambio in corsa che nell'Italia della ricorsite ingolferà i Tar. Stefania Giannini, la cui richiesta di dimissioni ha viaggiato in queste ore sui social forum, poteva evitare di annunciare una data per rifare due prove scritte su quattro - il 7 novembre - per poi smentirsi trascorso il weekend, i medici sotto il portone, i suoi tecnici rossi in volto. Non si può dire: è come se avessimo fatto domande di storia moderna a chi doveva rispondere su storia medievale e poi scoprire che, tutto sommato, una storia vale l'altra, un'area medica è sovrapponibile ai servizi clinici senza problemi. Logica e coerenza vanno chiesti innanzitutto al ministro, ma se l'università resta una scuola di artifizi e raggiri non ci sarà via di scampo, soglia, sbarramento. E i peggiori medici passeranno a fare danni in ospedali sempre peggiori, come il concorso fatto con l'iphone cinque settimane fa ha dimostrato: avremo medici di famiglia bravissimi a fare diagnosi grazie a Google.