Le accademie delle arti italiane attraggono studenti italiani e stranieri. Riflesso, dice l’ultimo rapporto dell’agenzia ministeriale Anvur, “del prestigio di cui la formazione artistica e musicale italiana gode nel mondo”. E’ il Rapporto biennale curato da Daniele Checchi a dire che negli ultimi quindici anni il sistema Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) ha raddoppiato gli studenti e l’11,8 per cento degli iscritti sono giovani stranieri, aliquota ben al di sopra delle medie delle università italiane. Si sale addirittura al 16 per cento nei corsi accademici, quelli parificati agli universitari.
Sono 140 le realtà sul territorio nazionale. Ci sono le 43 Accademie di belle arti, i 77 Istituti superiori di studi musicali, trentasette dei quali al Nord, quindi gli Istituti superiori per le industrie artistiche, l’Accademia nazionale di danza e l’Accademia nazionale di arte drammatica.
I 6.441 corsi di studio (dati aggiornati al 2015) sono frequentati da 86.872 studenti. Sono 48 mila nel comparto musicale e più della metà ha doppia frequentazione: accademia e scuola secondaria. La tradizione dell’ampia disciplina è secolare, la presenza di studenti stranieri è ormai traccia profonda. L’Accademia di Belle arti dal 1999 al 2015 ne ha triplicato la presenza. Il 67 per cento degli studenti forestieri che raggiungono l’Italia la sceglie come destinazione. Negli scorsi anni, tra l’altro, l’accesso dei cinesi era diventato addirittura un problema: erano 1.968 su 3.757 stranieri nel 2012, 2.885 su un totale di 4.581 nel 2013. Troppi, le aule e i teatri scoppiavano. Diverse accademie hanno deciso, allora, di introdurre un esame di italiano come test d’accesso e gli ingressi dei cinesi si sono notevolmente ridotti.
La forte crescita delle Accademie è tutta nei nuovi settori, le sei nuove scuole inserite. Restano stabili, per matricole, i settori tradizionali di decorazione, pittura, scultura e scenografia. Si ampliano ogni anno i corsi di design, restauro, nuove tecnologie, nuovi media, beni culturali. Le donne sono il 54,4 per cento del totale, solo negli Istituti musicali e nell’Accademia di arte drammatica gli uomini restano maggioranza.
La struttura del settore è frammentata, territorialmente, per dimensioni. Le istituzioni statali raccolgono i tre quarti delle iscrizioni, mentre le private sono consistenti solo nell’area Nord?Ovest del paese. Nell’anno accademico 2014?2015 l’organico delle Accademie di belle arti statali era composto da 2.386 docenti, di cui 990 a tempo indeterminato, 357 a tempo determinato e 1.036 esperti esterni a contratto. Sei su dieci, quindi, sono docenti precari. E le stime, probabilmente basse, si basano su autodichiarazione. Ci sono corsi riformati di fascia accademica, corsi di precedente ordinamento (ad esaurimento), corsi di fascia pre-accademica (di base e propedeutici).
Già. Nel 1999 si è deciso di collocare l’Accademia nel comparto università (parificata), ma, in assenza dei regolamenti attuativi, “il settore è rimasto di fatto assai distante dal sistema universitario, non valorizzato, solo c’è stato un riconoscimento formale dei titoli acquisiti”. Il ministero dell’Istruzione, invece, non ha ancora definito gli standard per valutarne la qualità e reclutare i docenti, “assunti su graduatorie e senza selezioni nazionali”.
Sono 140 le realtà sul territorio nazionale. Ci sono le 43 Accademie di belle arti, i 77 Istituti superiori di studi musicali, trentasette dei quali al Nord, quindi gli Istituti superiori per le industrie artistiche, l’Accademia nazionale di danza e l’Accademia nazionale di arte drammatica.
I 6.441 corsi di studio (dati aggiornati al 2015) sono frequentati da 86.872 studenti. Sono 48 mila nel comparto musicale e più della metà ha doppia frequentazione: accademia e scuola secondaria. La tradizione dell’ampia disciplina è secolare, la presenza di studenti stranieri è ormai traccia profonda. L’Accademia di Belle arti dal 1999 al 2015 ne ha triplicato la presenza. Il 67 per cento degli studenti forestieri che raggiungono l’Italia la sceglie come destinazione. Negli scorsi anni, tra l’altro, l’accesso dei cinesi era diventato addirittura un problema: erano 1.968 su 3.757 stranieri nel 2012, 2.885 su un totale di 4.581 nel 2013. Troppi, le aule e i teatri scoppiavano. Diverse accademie hanno deciso, allora, di introdurre un esame di italiano come test d’accesso e gli ingressi dei cinesi si sono notevolmente ridotti.
La forte crescita delle Accademie è tutta nei nuovi settori, le sei nuove scuole inserite. Restano stabili, per matricole, i settori tradizionali di decorazione, pittura, scultura e scenografia. Si ampliano ogni anno i corsi di design, restauro, nuove tecnologie, nuovi media, beni culturali. Le donne sono il 54,4 per cento del totale, solo negli Istituti musicali e nell’Accademia di arte drammatica gli uomini restano maggioranza.
La struttura del settore è frammentata, territorialmente, per dimensioni. Le istituzioni statali raccolgono i tre quarti delle iscrizioni, mentre le private sono consistenti solo nell’area Nord?Ovest del paese. Nell’anno accademico 2014?2015 l’organico delle Accademie di belle arti statali era composto da 2.386 docenti, di cui 990 a tempo indeterminato, 357 a tempo determinato e 1.036 esperti esterni a contratto. Sei su dieci, quindi, sono docenti precari. E le stime, probabilmente basse, si basano su autodichiarazione. Ci sono corsi riformati di fascia accademica, corsi di precedente ordinamento (ad esaurimento), corsi di fascia pre-accademica (di base e propedeutici).
Già. Nel 1999 si è deciso di collocare l’Accademia nel comparto università (parificata), ma, in assenza dei regolamenti attuativi, “il settore è rimasto di fatto assai distante dal sistema universitario, non valorizzato, solo c’è stato un riconoscimento formale dei titoli acquisiti”. Il ministero dell’Istruzione, invece, non ha ancora definito gli standard per valutarne la qualità e reclutare i docenti, “assunti su graduatorie e senza selezioni nazionali”.