La riscossa dei ricercatori italiani trova nuove ragioni, e nuovo slancio, negli ultimi risultati dell'Università di Verona. La rivista "Nature Reviews Neurology" ha pubblicato un lavoro relativo ai test diagnostici più avanzati nella malattia di Creutzfeldt-Jakob, una cui variante è conosciuta come "Mucca pazza". Questi risultati sono proprietà del gruppo di ricerca coordinato da Gianluigi Zanusso, 53 anni, e Salvatore Monaco, 62 anni, docenti di Neurologia del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell'Università di Verona. La rivista americana, decisamente prestigiosa in ambito medico, affida la stesura delle "review" solo agli esperti internazionali dei vari settori: "Questa pubblicazione", scrive l'università, "sancisce il riconoscimento del team veronese tra i gruppi leader mondiali".
Nell'agosto 2014 era stato il "New England Journal of Medicine" a pubblicare un lavoro sul "brushing nasale" del gruppo. In particolare Zanusso, medico di Desenzano del Garda, dopo una serie di studi iniziati nel 1998 aveva brevettato un tampone che consentiva, con un semplice struscio, di diagnosticare le patologie degenerative, compresi il Parkinson e l'Alzeimher. Il National Institute of Health aveva citato questo come uno tra i lavori più importanti e innovativi al mondo. "Nel 2003", ricorda Gianluigi Zanusso, "alcuni nostri studi sul prione avevano dimostrato che l'agente patogeno della malattia di Creutzfeldt-Jakob era presente non solo nel cervello lungo la via olfattoria, ma anche nei neuroni olfattori primari localizzati nella volta del nasale. La novità di questo test è che permette di fare diagnosi in vita".
Il team di scienziati dell'Università di Verona studia da tempo le cosiddette "encefalopatie spongiformi", conosciute anche come malattie da prioni, gruppo di patologie neurodegenerative a evoluzione fatale che colpiscono sia l'uomo che gli animali. La più famosa è l'encefalopatia spongiforme bovina (Bse). Nell'uomo la malattia più frequente è la malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica, neurodegenerativa e a rapida evoluzione: porta a morte in pochi mesi e, a oggi, non ha cura.
L'aspetto innovativo dei nuovi test diagnostici consiste nell'identificare il prione, che poi è l'agente patogeno, nel liquido cerebrospinale o nella mucosa olfattoria del paziente in vita permettendo una diagnosi di malattia di Creutzfedlt-Jakob "con una sensibilità e specificità" del 100 per cento. In presenza di un test al prione negativo, si può, così, indirizzare la diagnosi verso altre malattie neurologiche, potenzialmente curabili. Spiega lo staff veronese: "Stiamo lavorando per estendere l'applicazione ad altre patologie neurodegenerative".
Nell'agosto 2014 era stato il "New England Journal of Medicine" a pubblicare un lavoro sul "brushing nasale" del gruppo. In particolare Zanusso, medico di Desenzano del Garda, dopo una serie di studi iniziati nel 1998 aveva brevettato un tampone che consentiva, con un semplice struscio, di diagnosticare le patologie degenerative, compresi il Parkinson e l'Alzeimher. Il National Institute of Health aveva citato questo come uno tra i lavori più importanti e innovativi al mondo. "Nel 2003", ricorda Gianluigi Zanusso, "alcuni nostri studi sul prione avevano dimostrato che l'agente patogeno della malattia di Creutzfeldt-Jakob era presente non solo nel cervello lungo la via olfattoria, ma anche nei neuroni olfattori primari localizzati nella volta del nasale. La novità di questo test è che permette di fare diagnosi in vita".
Il team di scienziati dell'Università di Verona studia da tempo le cosiddette "encefalopatie spongiformi", conosciute anche come malattie da prioni, gruppo di patologie neurodegenerative a evoluzione fatale che colpiscono sia l'uomo che gli animali. La più famosa è l'encefalopatia spongiforme bovina (Bse). Nell'uomo la malattia più frequente è la malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica, neurodegenerativa e a rapida evoluzione: porta a morte in pochi mesi e, a oggi, non ha cura.
L'aspetto innovativo dei nuovi test diagnostici consiste nell'identificare il prione, che poi è l'agente patogeno, nel liquido cerebrospinale o nella mucosa olfattoria del paziente in vita permettendo una diagnosi di malattia di Creutzfedlt-Jakob "con una sensibilità e specificità" del 100 per cento. In presenza di un test al prione negativo, si può, così, indirizzare la diagnosi verso altre malattie neurologiche, potenzialmente curabili. Spiega lo staff veronese: "Stiamo lavorando per estendere l'applicazione ad altre patologie neurodegenerative".