Tango amore, e vai con la perfezione. I migliori non peggiorano. Possono stare fermi, lontani, ma dentro di loro non smettono mai di essere primi e di provare le figure. Hanno un antiruggine naturale e sanno come rimettersi in moto. Soprattutto hanno bisogno di emozioni forti, non ci riescono proprio a stare negli angoli. Lo zar del ghiaccio, Evgeni Plushenko, campione olimpico a Torino, torna a prendersi quello che era suo. Il Baryshnikov del pattinaggio artistico è per la sesta volta campione europeo, dieci anni dopo il suo primo titolo. Dopo tre anni di inattività, di vita nuova e di molto altro: divorzio dalla moglie, la studentessa Maria Ermak, sposata nel 2005, un figlio, un'altra compagna, Iana Rudkovskaya, famosa manager di cantanti pop, che ha fatto il viaggio di nozze da sola, perché lui aveva già ripreso ad allenarsi. E in più un tentativo di carriera politica in un partito di centro, "Spravedlivaya Rossja", per diventare deputato della Duma di San Pietroburgo. All'inizio sembra molto coinvolto nel nuovo incarico, partecipa alle riunioni ed entra nel gruppo che si occupa dello sport e della gioventù, poi perde entusiasmo e viene molto criticato dai politici per il suo assenteismo.
Lo volevano imborghesito, andato, vecchio. Un vuoto a rendere. Niente più Tosca e musiche da Il Padrino. Solo un inno al passato. E invece eccolo qui, tuta nera, gilet viola con i brillantini, e la superiorità di sempre: piroette, spirali, trottole. Tutto preciso, quasi fatto con lo stampo, pochi rischi, solo una piccola incertezza. Già in testa nel programma corto degli Europei con un punteggio straordinario (91.30 punti), più alto di quello da record di Torino. Un quadruplo toe loop e triplo toe, più triplo axel e triplo lutz. Prego, provateci voi, a salire in aria, senza brutti rientri. Ma anzi con l'aria felice di chi non tornerebbe più a terra. "Quello che volevo era ritrovare le sensazioni giuste, e sono contento". Una piccola critica lo zar l'ha ricevuta: doveva osare di più. Se si ripeterà a Vancouver sarà il primo dopo l'americano Dick Button ('48 e '52) a vincere due volte consecutive l'oro olimpico. Anche gli altri ragazzi fanno bene, quelli che vogliono abbattere lo zar, lo svizzero Stéphane Lambiel e il francese Brian Joubert, ma a tutti manca qualcosa, la fiducia, lo stare in piedi, quella sicurezza che non ti allontana dai tuoi sogni. Quindi tutti dietro al casco d'oro Plushenko, quello che doveva essere il passato e invece è ancora il futuro. Il russo ha totalizzato 255,39 punti contro i 238,54 di Lambiel e i 236,45 di Joubert. Era la prima volta che i tre si affrontavano dai Giochi di Torino, e tutti i tre erano reduci da infortuni: menisco, adduttori, ginocchio.
E' tornata sul ghiaccio ai campionati nazionali cercando un pass per Vancouver anche la stella americana Sasha Cohen, argento a Torino e bronzo ai mondiali 2006, ritiratasi dall'agonismo da quattro stagioni, ma protagonista nello show "Stars on Ice". Si sa, anche sul ghiaccio l'America ci tiene a fare la padrona. L'errore non è ammesso, anche perché gli Usa ai Giochi invernali hanno diritto solo a due posti, per la prima volta dal 1924. Sasha a 25 anni è alla sua terza Olimpiade, ha grazia, leggerezza e una luce tutta sua, ma si trova contro molte rivali-ragazzine: Christina Gao,15, Mirai Nagasu, 16, Rachael Flatt, 16. A dicembre Sasha ha sofferto per una tendinite alla caviglia destra e ha dovuto interrompere gli allenamenti. Questo ha confermato i dubbi degli altri allenatori e delle rivali: "Troppo vecchia, da pensione". Anche perché come atleta Sasha soffre la pressione della gara. Ora quando l'hanno vista pattinare in allenamento tutte hanno cominciato a preoccuparsi: "E' più con-centrata di prima e più determinata". E tra tre settimane tutti a Vancouver.
Lo volevano imborghesito, andato, vecchio. Un vuoto a rendere. Niente più Tosca e musiche da Il Padrino. Solo un inno al passato. E invece eccolo qui, tuta nera, gilet viola con i brillantini, e la superiorità di sempre: piroette, spirali, trottole. Tutto preciso, quasi fatto con lo stampo, pochi rischi, solo una piccola incertezza. Già in testa nel programma corto degli Europei con un punteggio straordinario (91.30 punti), più alto di quello da record di Torino. Un quadruplo toe loop e triplo toe, più triplo axel e triplo lutz. Prego, provateci voi, a salire in aria, senza brutti rientri. Ma anzi con l'aria felice di chi non tornerebbe più a terra. "Quello che volevo era ritrovare le sensazioni giuste, e sono contento". Una piccola critica lo zar l'ha ricevuta: doveva osare di più. Se si ripeterà a Vancouver sarà il primo dopo l'americano Dick Button ('48 e '52) a vincere due volte consecutive l'oro olimpico. Anche gli altri ragazzi fanno bene, quelli che vogliono abbattere lo zar, lo svizzero Stéphane Lambiel e il francese Brian Joubert, ma a tutti manca qualcosa, la fiducia, lo stare in piedi, quella sicurezza che non ti allontana dai tuoi sogni. Quindi tutti dietro al casco d'oro Plushenko, quello che doveva essere il passato e invece è ancora il futuro. Il russo ha totalizzato 255,39 punti contro i 238,54 di Lambiel e i 236,45 di Joubert. Era la prima volta che i tre si affrontavano dai Giochi di Torino, e tutti i tre erano reduci da infortuni: menisco, adduttori, ginocchio.
E' tornata sul ghiaccio ai campionati nazionali cercando un pass per Vancouver anche la stella americana Sasha Cohen, argento a Torino e bronzo ai mondiali 2006, ritiratasi dall'agonismo da quattro stagioni, ma protagonista nello show "Stars on Ice". Si sa, anche sul ghiaccio l'America ci tiene a fare la padrona. L'errore non è ammesso, anche perché gli Usa ai Giochi invernali hanno diritto solo a due posti, per la prima volta dal 1924. Sasha a 25 anni è alla sua terza Olimpiade, ha grazia, leggerezza e una luce tutta sua, ma si trova contro molte rivali-ragazzine: Christina Gao,15, Mirai Nagasu, 16, Rachael Flatt, 16. A dicembre Sasha ha sofferto per una tendinite alla caviglia destra e ha dovuto interrompere gli allenamenti. Questo ha confermato i dubbi degli altri allenatori e delle rivali: "Troppo vecchia, da pensione". Anche perché come atleta Sasha soffre la pressione della gara. Ora quando l'hanno vista pattinare in allenamento tutte hanno cominciato a preoccuparsi: "E' più con-centrata di prima e più determinata". E tra tre settimane tutti a Vancouver.