La storia

La rivincita del campione invisibile
Nikolay, il Mario Bros del tennis

La scalata di un antipersonaggio ignorato dai tifosi e dagli sponsor. Con sudore e tenacia Davydenko è diventato un vincente. A tratti ingiocabile, come ha confessato Del Potro, che lo ha paragonato a un instancabile personaggio della Nintendo

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Non ha un sito internet. Neppure di quelli che ti dedicano i fan un po' fanatici, neanche un "unofficial website". E di blog zero assoluto. Per internet, praticamente, non esiste. Sul web il suo nome è tra i meno cliccati, pure rispetto a quello di quasi tutti gli altri colleghi - anche di minor classifica - con la racchetta. A Roma, Parigi, Londra e New York non lo ferma praticamente nessuno per chiedergli una firma o un gadget. Passa come un fantasma tra nugoli di tifosi che, casomai, inseguono come una star il suo avversario di turno. Persino gli sponsor, nonostante sia un top ten, non si stracciano le vesti per metterlo sotto contratto, preferendo altri nomi e altri volti. E puntando anche su gente che ha vinto (e vincerà) molto, ma molto meno. Invisibile alla popolarità, Nikolay Davydenko, e sembra impossibile che un tennista di successo, stabilmente nei primi dieci da cinque anni, trionfatore al Masters dell'Atp dove ha messo in fila tutti i migliori, Roger Federer compreso, vincitore in ben 20 prove del circuito Atp, sia considerato così poco dagli appassionati. Lontano, lontanissimo dalle luci della ribalta. Dimenticato. O sarebbe meglio dire: mai scoperto dal grande pubblico.

Un gran giocatore (parlano i risultati), che si è costruito nell'ombra, partendo da lontano. E con pochi mezzi. Nikolay ha lasciato da ragazzo la sua Russia per cercare fortuna nei tornei. Con il fratello-allenatore Eduard hanno scelto la Germania come prima base. Avevano pochi soldi e zero sponsor, ma una gran voglia di sfondare. In molti ricordano questa coppia silenziosa spostarsi solo col treno, in seconda classe, per raggiungere i luoghi dei challenger o dei primi Atp tour e nutrirsi nei fast-food per cercare di far quadrare i conti. Piccolo, in un circuito di giganti; con pochi capelli e pochi muscoli, nell'era dei tennisti da copertina, Davydenko ha cominciato a farsi notare per i suoi colpi d'anticipo, la resistenza alla fatica e la velocità. Sono arrivate le prime vittorie e, con loro, gli aerei per viaggiare più comodamente e i ristoranti per una dieta migliore. E anche l'amore: si è sposato con Irina, che lo segue ovunque.

Un campione anonimo. Come lui stesso, quasi divertito, ha confessato a più riprese. Non ultima, la kermesse mondiale di Londra, il torneo dei big. "Quando uscivo per la città nessuno mi cercava per un autografo, al punto che non ne ho firmato neppure uno... forse erano tutti troppo concentrati su Federer e Rafael Nadal". Un giocatore che dice di non soffrire questa condizione in assoluto, anche se ammette di non aver mai accettato fino in fondo il fatto che in Russia, nonostante la sua costante ascesa, sia sempre e solo Marat Safin il giocatore più celebrato. "Persino l'ultima volta che abbiamo giocato contro - racconta - quasi tutti sostenevano lui; chissà, adesso che si è ritirato forse qualcuno tiferà anche per me". Ha il senso dell'umorismo l'atleta russo che uno sbigottito Juan Martin Del Potro ha paragonato a una di quelle figurine colorate imbattibili dei giochi elettronici, un Super Mario Bros Power Tennis modalità "difficile", praticamente ingiocabile. "A Londra ho perso da un campione - ha spiegato l'argentino di Tandil - gioca come alla Playstation, tira forte e corre velocissimo, a destra e a sinistra, non riuscivo proprio a fargli punti vincenti: riprendeva tutto e ti tornava indietro la pallina ancora più veloce e angolata. Che dire? Bravo".

Un bel complimento per Nikolay che, a 28 anni, ha raggiunto la maturità per fare fuori anche i big, quelli che sinora rappresentavano un ostacolo insormontabile. Fino a pochi mesi fa l'operaio della racchetta si arrampicava fino ai quarti o alle semifinali per poi alzare bandiera bianca contro il Federer o il Nadal di turno. Ma a Londra non è andata così. E qualcosa sembra essersi definitivamente sbloccata nella mente del russo, visto che a Doha, nel primo appuntamento del 2010, ha conquistato il titolo battendo, nel penultimo atto, ancora Federer e in finale, ancora Rafael Nadal (tra l'altro, annullando due match points). Concedendo il bis di Londra contro i numeri uno e due del ranking mondiale. E ora Nikolay  non vuol fermarsi più ma continuare a divertirsi con altri "scalpi" eccellenti e magari puntare al colpo grosso in uno Slam. Ma non per questo, ha fatto sapere, lui, stakanovista della racchetta, giocherà di meno o programmerà una stagione particolare. No, non si risparmierà. Lo vedremo ancora, settimana dopo settimana, anche nei tornei snobbati dai big, correre e tirare. Instancabile e ingiocabile, proprio come Super Mario.

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