Domani sono tre anni: il 2 febbraio 2007 l'ispettore capo della polizia di Stato, Filippo Raciti, fu ucciso dopo il derby Catania - Palermo. Da allora una nuova legge contro la violenza dentro e fuori gli stadi e l'Italia che chiede di organizzare gli Europei del 2016.
Cosa è cambiato? Davvero si respira un'aria nuova?
"No, non è così: non è cambiato nulla. Purtroppo": c'è amarezza profonda nelle parole di Marisa Grasso, vedova Raciti.
"Purtroppo negli stadi ci sono ancora persone che non ci dovrebbero stare. Fortunatamente non ci sono stati altri poliziotti morti e anche i controlli sono aumentati, è vero: ma assistiamo ancora a troppi brutti episodi e la legge non sempre è stata applicata".
Come sta andando il processo ai presunti colpevoli per la morte di suo marito?
"Sta andando avanti, da tre anni. Sto assistendo alle udienze: aspetto ancora giustizia, e spero che arrivi presto".
Da dove bisogna cominciare a combattere per evitare la violenza negli stadi?
"Dalla scuola. Dall'educazione dei giovani. Cosa che io sto cercando di fare. Ho fatto il giro d'Italia per parlare coi ragazzi, sono stata soprattutto al Centro-Nord. Meno al Sud, le sembra strano? A Catania sarò andata a una, due scuole in tre anni...".
Come mai? I suoi rapporti con la città come sono?
"Il Comune di Catania ha intitolato a mio marito un parcheggio, una specie di slargo... Un posto dove ho vergogna a portare i miei figli. Che messaggio educativo dà questa città?".
E con il Catania Calcio come sono i rapporti?
"La società non l'ho vista, né io né i miei figli. E non ho nemmeno piacere di incontrarli".
Il Ministero dell'Interno le è stato vicino in questi anni?
"Ho un ottimo rapporto con il capo della polizia, Antonio Manganelli. Stop. Per favore mi faccia un'altra domanda".
I suoi figli sono mai tornati in uno stadio?
"Solo una volta, una bellissima esperienza: devo ringraziare Adriano Galliani che ci ha invitati al Massimino perché questo ha permesso a mio figlio Alessio di superare il trauma. Poi non ci siamo più tornati. Ora mio figlio è tornato a giocare al calcio: fa il portiere, gli compro sempre le figurine Panini... Mia figlia ha 18 anni, prima giocava a volley. Ora è una ragazza, figlia di un poliziotto, che conosce la realtà siciliana, che studia e prende buoni voti".
Cosa è cambiato? Davvero si respira un'aria nuova?
"No, non è così: non è cambiato nulla. Purtroppo": c'è amarezza profonda nelle parole di Marisa Grasso, vedova Raciti.
"Purtroppo negli stadi ci sono ancora persone che non ci dovrebbero stare. Fortunatamente non ci sono stati altri poliziotti morti e anche i controlli sono aumentati, è vero: ma assistiamo ancora a troppi brutti episodi e la legge non sempre è stata applicata".
Come sta andando il processo ai presunti colpevoli per la morte di suo marito?
"Sta andando avanti, da tre anni. Sto assistendo alle udienze: aspetto ancora giustizia, e spero che arrivi presto".
Da dove bisogna cominciare a combattere per evitare la violenza negli stadi?
"Dalla scuola. Dall'educazione dei giovani. Cosa che io sto cercando di fare. Ho fatto il giro d'Italia per parlare coi ragazzi, sono stata soprattutto al Centro-Nord. Meno al Sud, le sembra strano? A Catania sarò andata a una, due scuole in tre anni...".
Come mai? I suoi rapporti con la città come sono?
"Il Comune di Catania ha intitolato a mio marito un parcheggio, una specie di slargo... Un posto dove ho vergogna a portare i miei figli. Che messaggio educativo dà questa città?".
E con il Catania Calcio come sono i rapporti?
"La società non l'ho vista, né io né i miei figli. E non ho nemmeno piacere di incontrarli".
Il Ministero dell'Interno le è stato vicino in questi anni?
"Ho un ottimo rapporto con il capo della polizia, Antonio Manganelli. Stop. Per favore mi faccia un'altra domanda".
I suoi figli sono mai tornati in uno stadio?
"Solo una volta, una bellissima esperienza: devo ringraziare Adriano Galliani che ci ha invitati al Massimino perché questo ha permesso a mio figlio Alessio di superare il trauma. Poi non ci siamo più tornati. Ora mio figlio è tornato a giocare al calcio: fa il portiere, gli compro sempre le figurine Panini... Mia figlia ha 18 anni, prima giocava a volley. Ora è una ragazza, figlia di un poliziotto, che conosce la realtà siciliana, che studia e prende buoni voti".