Il grande bianco? "No, quello mi avvolge quando salgo sulle montagne, nel silenzio. Quando scendi alle nostre velocità il bianco non lo vedi. Senti solo l'aria. Un rumore che non so descrivere a parole, e il tuo corpo che lotta contro la pressione di qualcosa che non si vede. Hai presente quando a cento all'ora metti una mano aperta fuori del finestrino? Bene, moltiplica per tre". Come tutti i montanari è di poche parole Simone Origone. Trent'anni, l'uomo più veloce del mondo sugli sci: 251,40 chilometri all'ora. E non basta. Con Ivan, sette anni più giovane, sono sicuramente i fratelli più veloci di sempre (dopo gli Schumacher, certo, ma quelli hanno il motore): Ivan ha segnato infatti il secondo miglior tempo sul chilometro lanciato, 250,70. Un affare di famiglia. Nel vero senso della parola. Iniziato sin da piccolo con un padre allenatore sulle piste di Champoluc, in Val d'Aosta: sci alpino, discese, buoni risultati. Fino al '99, quando si ritira dalle gare. Ma in un angolo della mente rimane il fascino per la mitica pista sopra Cervinia vista mille volte sciando, quella dove si sono cimentati i pionieri degli uomini-jet, e la passione per la velocità che gli ha trasmesso il suo allenatore.
"Così, per provare, ho preso la mia attrezzatura per la discesa libera e sono andato con un amico sulla pista dei record, Les Arc, in Alta Savoia. Una spinta che avevo dentro alla quale dovevo rispondere. Per farla breve: sono sceso a 179 chilometri all'ora. Non c'era scampo: strada segnata. L'anno dopo mi sono iscritto alla prima gara del mondiale di chilometro lanciato e, incredibilmente, l'ho vinta". Da allora ne ha vinte tante altre, quasi tutte, insieme a cinque coppe del mondo (ne ha saltata solo una, fermo in ospedale dopo una caduta a quasi 200 all'ora) e un sacco di altri trofei. L'ultima vittoria nello scorso fine settimana, prima prova del mondiale 2010. E in mezzo il record, proprio a Les Arc, che nessuno finora è riuscito a battere ("Nemmeno io"). E a un certo punto a tallonarlo c'è proprio Ivan, il fratellino che nello stesso giorno del suo record fa il secondo miglior tempo di sempre. E da allora è sempre lì a tallonarlo. "Ma di questo sono felice, siamo come due gemelli e a lui ho insegnato tutto quel che sapevo. Non pensavo che sarebbe andato così veloce. Una famiglia di matti? No, non direi. Certo i nostri genitori avranno ansie, ma che senso avrebbe dire 'vai pianò a due che fanno uno sport così?".
Paura della famiglia, certo. Ma chi scende su una pista con pendenze fino a 77% (quasi una caduta libera) e passa da 0 a 200 all'ora in meno di sei secondi, quanta paura può avere? "Zero. Devi essere appassionato e super allenato. Poi prima di partire pensi alle traiettorie, ai movimenti che devi fare in quel mezzo minuto, guardi solo davanti agli sci e aspetti che la striscia rossa che segna la fine gara ti passi sotto i piedi. Per il resto, finita la velocità, c'è la montagna, che è la mia vita".
Simone, maestro di sci e guida alpina, ti racconta di conoscerla in tutte le sue sfumature. Oltre che discenderla, l'ha risalita sui ghiacciai, in parete. Ha stabilito anche qui un record di velocità, scalando di seguito tutti i 4mila del Monte Rosa più il Cervino: 21 vette in poco più di 17 ore. "Ma la risalgo per ore anche guidando le cordate nel grande bianco". Forse la sua contraddizione, maestro nell'arte della velocità e della lentezza. "E lì, nel silenzio, sì che hai tempo per pensare".
"Così, per provare, ho preso la mia attrezzatura per la discesa libera e sono andato con un amico sulla pista dei record, Les Arc, in Alta Savoia. Una spinta che avevo dentro alla quale dovevo rispondere. Per farla breve: sono sceso a 179 chilometri all'ora. Non c'era scampo: strada segnata. L'anno dopo mi sono iscritto alla prima gara del mondiale di chilometro lanciato e, incredibilmente, l'ho vinta". Da allora ne ha vinte tante altre, quasi tutte, insieme a cinque coppe del mondo (ne ha saltata solo una, fermo in ospedale dopo una caduta a quasi 200 all'ora) e un sacco di altri trofei. L'ultima vittoria nello scorso fine settimana, prima prova del mondiale 2010. E in mezzo il record, proprio a Les Arc, che nessuno finora è riuscito a battere ("Nemmeno io"). E a un certo punto a tallonarlo c'è proprio Ivan, il fratellino che nello stesso giorno del suo record fa il secondo miglior tempo di sempre. E da allora è sempre lì a tallonarlo. "Ma di questo sono felice, siamo come due gemelli e a lui ho insegnato tutto quel che sapevo. Non pensavo che sarebbe andato così veloce. Una famiglia di matti? No, non direi. Certo i nostri genitori avranno ansie, ma che senso avrebbe dire 'vai pianò a due che fanno uno sport così?".
Paura della famiglia, certo. Ma chi scende su una pista con pendenze fino a 77% (quasi una caduta libera) e passa da 0 a 200 all'ora in meno di sei secondi, quanta paura può avere? "Zero. Devi essere appassionato e super allenato. Poi prima di partire pensi alle traiettorie, ai movimenti che devi fare in quel mezzo minuto, guardi solo davanti agli sci e aspetti che la striscia rossa che segna la fine gara ti passi sotto i piedi. Per il resto, finita la velocità, c'è la montagna, che è la mia vita".
Simone, maestro di sci e guida alpina, ti racconta di conoscerla in tutte le sue sfumature. Oltre che discenderla, l'ha risalita sui ghiacciai, in parete. Ha stabilito anche qui un record di velocità, scalando di seguito tutti i 4mila del Monte Rosa più il Cervino: 21 vette in poco più di 17 ore. "Ma la risalgo per ore anche guidando le cordate nel grande bianco". Forse la sua contraddizione, maestro nell'arte della velocità e della lentezza. "E lì, nel silenzio, sì che hai tempo per pensare".