La storia

Debuttanti, papà e tanto tedesco
ecco l'Italia di neve e ghiaccio

I 109 azzurri ai Giochi: nessun atleta nato sotto Roma . Mai così tanti i campioni militari.Team molto più "magro" rispetto a Torino: 183 azzurri. Solo nove le regioni rappresentate: dal Trentino-Alto Adige quasi la metà degli atleti in gara LO SPECIALE OLIMPIADI

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VANCOUVER - Solo nord, niente sud. L'Italia delle nevi va da Vipiteno a Roma, anzi a Subiaco, con il fondista Checchi, e lì si ferma. Il suo identikit: veste in divisa e non è una nazionale global. Anzi è un'Italia dimezzata, molto local, presente con solo 9 regioni. Quando si tratta di Giochi invernali non si mischia, non scivola, non si smuove dalle sue radici. Anche perché la gioventù metropolitana si mette gli sci per divertirsi non per impegnarsi. Tutti in gita, non in gara. Avere ospitato quattro anni fa i Giochi invernali a Torino non ha cambiato le abitudini del paese e non ha cresciuto nuove generazioni di sportivi. Non ci sono capovolgimenti: il centro-sud è mediterraneo, certe cose non le fa, anche con le bufere di neve. E comunque in settentrione sono più bravi a dare del tu al ghiaccio. E' un amico, non un estraneo.
La culla è il Trentino Alto Adige, regione che produce più corpi per lo sport invernali e anche pronunce più gutturali. Molti cognomi sanno di fatica e di confine, hanno il carattere chiuso di certe vallate, lontani dalla dolce vita. E si trovano meglio a parlare in tedesco che a esprimersi in italiano. Poi ci sono Lombardia e Piemonte, altro bacino importante. Certe tradizioni non s'improvvisano, se non hai sognato salti e discese da bambino, nessuno te li può ficcare nel futuro. Segno che i campioni per nascere e crescere hanno bisogno di un certo ambiente geografico e anche emotivo. Ma è bene ricordare che nella storia qualche meridionale che ha vinto c'è: nel '94 a Lilehammer nella staffetta oro nello short track c'era Orazio Fagone, nato a Catania, e Giacomo Conti oro nel '56 a Cortina nel bob a 2, era di Palermo.
La nazionale azzurra vista da vicino: più uomini che donne, 69 a 40. In tutto 109 atleti impegnati 13 le discipline sulle 15 complessive del programma olimpico invernale (escluse le squadre di curling e hockey). E' una nazionale di papà, ce ne sono dieci: Staudacher, Malusà, Checchi, Di Centa, Piller Cottrer, Zorzi, Gruber, Haselrieder, Oberstsolz, Zoeggeler. Ma il superpapà è Giorgio Di Centa che ha quattro figli e che è anche portabandiera azzurro. Di mamma invece ce n'è solo una, Marianna Longa, fondista di 31 anni, che ha Michele, e una passione antica per il ricamo. In quale altra nazionale trovi due atlete, l'altra è la sciatrice Manuela Moelgg, che dichiarano di avere l'hobby per l'arte dell'ago e del filo e del punto erba? E che in più, come la Rupil, ci aggiungono anche la passione per la cucina? Strano che nessuna dichiari che stirare rilassa i nervi tra una discesa e l'altra.
A parte certe leziosità è una squadra sull'attenti, fatta dai gruppi sportivi dell'esercito, mai così numerosi, ben 19 atleti, tra i quali Razzoli nello sci alpino, più altri 15 atleti con la divisa dei carabinieri, tra i quali Zoeggeler. Ventisei, invece, i finanzieri delle Fiamme Gialle. Rispetto a Torino è una nazionale rimpicciolita, anche perché stavolta è dovuta passare dalle qualificazioni e meritarsi il posto. Quattro i nati fuori Italia: nel Ticino Deborah Scanzio, del freestyle, mentre Nicholas Bean, dello short track, è venuto al mondo a Ottawa, in Canada, nel pattinaggio di figura Samuel Contesti è nato a Le Havre in Francia come Cocon, di Evry. Quattro anni fa c'erano gruppi di famiglia che ora non hanno tenuto, però Manfred e Manuela Moelgg, fratello e sorella, ci sono, come Fabio e Renato Pasini, fratelli dello sci di fondo, nello snow-board cross Luca Pozzolini allena sempre il fratello Stefano, e la sciatrice Chiara Costazza è seguita dal cugino, tecnico del settore, e insomma mandare a quel paese un parente che insiste nella critica si può sempre.
Sono 85 gli azzurri degli sport invernali e 24 quelli degli sport del ghiaccio. Nella squadra 6 olimpionici: Matteo Anesi, Giorgio Di Centa, Enrico Fabris, Pietro Piller Cottrer, Armin Zoeggeler e Cristian Zorzi. La più giovane atleta azzurra è Martina Valcepina 17 anni, che gareggia nello short track e il più vecchio è Fabrizio Tosini, 40, di Parma, driver del bob a 2. A Torino 2006 la squadra azzurra era naturalmente più cicciona, essendo paese ospitante: 183 atleti, 108 uomini e 75 donne. Il Trentino-Alto Adige era sempre dominante con 72 atleti, seguito a pari merito da Lombardia e Veneto con 33, ma c'erano, anche se in coda, Puglia, Umbria e Marche. Ma se mancano le strutture per campioni come Fabris e Zoeggeler, perché costa mantenere gli impianti, soprattutto con la recessione, chiaro che bisogna sperare soprattutto in qualche fenomeno selvatico. C'è anche da dire che il Canada, a suo agio con neve e ghiaccio, ha organizzato due olimpiadi in casa, Montreal e Calgary, riuscendo a vincere zero medaglie d'oro. L'Italia nordista delle nevi non si sparpaglia, ma almeno sa vincere a nome di tutti.