La storia

Il cuore di Federer
un ace alla povertà

Roger vola in Etiopia per visitare una scuola sostenuta dalla sua Fondazione. I ragazzi lo acclamano e lui si commuove sino alle lacrime. Il racconto di una giornata particolare: le corse con i giovani etiopi, i match a ping-pong, l'impegno nel sociale

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"Ro-ger sei no-stro pa-dre. Ro-ger sei no-stro pa-dre". Kore Roba, Etiopia: il coro accoglie un giovane atletico con cappellino da baseball e t-shirt rossa, jeans e sneakers. Sembra un teen-ager qualsiasi: è il più grande giocatore di tennis mai esistito.
Il coro va avanti, ritmato, allegro. Federer è sorpreso. Poi si emoziona. Sino alle lacrime. Frastornato, felicemente sconvolto. Qualcuno gli ha appena tradotto cosa stanno dicendo quei ragazzini etiopi. "Non avevo capito subito - farfuglia vinto dai sentimenti - è bellissimo, sono fantastici".
Immagini da una giornata particolare. Una bella giornata per Roger Federer, che ha visitato la scuola di Kore Roba, a 40 chilometri da Addis Abeba, uno dei due progetti sostenuti in Etiopia dalla sua Fondazione in collaborazione con la Efda, Education for development association, ong locale impegnata nel campo dell'educazione giovanile. IMMAGINI Guarda le foto
L'altra faccia del campione sportivo. L'impegno nel sociale. Racconta: "Nasce tutto da mia madre, sudafricana. L'ispirazione a far qualcosa viene da lei e da lì, dalle mie visite in quel Paese da ragazzino. Decisi subito che avrei fatto qualcosa e poi, crescendo, guadagnando più soldi grazie alle mie vittorie, ho potuto farlo ed espandere il mio progetto".
Dietro le parole, i fatti: "The Roger Federer Foundation", fondata nel 2003, spende un milione di dollari all'anno per aiutare l'istruzione in Etiopia, Sud Africa, Tanzania, Mali, Malawi e Zimbawe.
Roger è rimasto sorpreso anche dal fatto che fosse unanimemente riconosciuto in un Paese dove il tennis non è popolare: "Non me lo aspettavo, non ero mai stato qui. Sanno tutto di me: credo sia dovuto al fatto che ormai la mia immagine è diffusa dalla televisione in ogni parte del mondo".  
Emozione ma anche momenti di puro divertimento nella missione etiope del 16 volte vincitore di Slam. Ha giocato a ping pong contro un adolescente, Jirata: "Non lo dimenticherò finche vivo, ho vinto due punti al numero uno del tennis", ha ripetuto il diciassettenne.
Ha corso sulla terra sconnessa per un chilometro con gli alunni atleticamente migliori della scuola: "Sono finito quasi ultimo, ma quanto sono bravi: il terreno era troppo sconnesso e pericoloso ma quei ragazzi volavano e per di più a piedi scalzi, straordinari".
  Mentre mangiava con gli studenti, poi, è stato allegramente bersagliato di domande. Di ogni tipo. Persino sull'età: "Roger ma quanti anni hai, dico veramente?", ha chiesto una bambina al ventottenne di Basilea. La replica: "Avanti, prova a indovinare un po' tu": E lei, diretta come solo i ragazzini: "Ma... non sono brava a indovinare sugli uomini bianchi, non so... hai forse 45 anni?".  
Inevitabilmente tutto questo è finito sulla sua pagina di Facebook (una vera passione per Roger), con tanto di foto e suoi commenti. Un post li racchiude tutti: "I had a great time". ([email protected])