La storia

Bolt e l'inverno perfetto
"Ora può valere 9"50"

Mills, tecnico del giamaicano, l'uomo più veloce del mondo: ''In due anni è cresciuto tanto di testa. Anche in una stagione senza grandi eventi, non si è lasciato andare. E gli ho fatto mangiare verdure. Il lungo? A lui piacerebbe, ma per me può scordarselo"

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Inquadrare il leone d'inverno può comportare alcune difficoltà: "Non è mai stato fermo. Neppure per fargli una foto. Altro che contraccolpo psicologico". Glen Mills, lo conosce ormai come nessun altro. Gli è padre, fratello, maestro, tecnico: "Usain è riuscito ancora una volta a stupirmi. Come se in due anni fosse cresciuto di dieci, di testa voglio dire". Glen Mills lo ha visto crescere, guarire (dai suoi problemi alla schiena che hanno rischiato di metterlo fuori causa prima del limite), migliorare, diventare il più grande e più inafferrabile di sempre. L'inverno del leone, dopo la grande abbuffata di Berlino, che a sua volta seguiva la grande abbuffata di Pechino, poteva rischiare di trasformarsi in una placida e colpevole siesta sul pratone del High Performance Training Center di Kingston: "Ma io sapevo - prosegue Mills - che in realtà non c'era alcun rischio".

Bolt si è comportato da signore consapevole, prima ancora che da atleta leader di un intero movimento, dell'atletica in generale più che della ristretta cerchia del mondo dei velocisti. Quali erano, eventualmente, i rischi? Appagamento, horror vacui dopo aver graffiato il cielo con una scarpa chiodata? "Un po' di tutto, a dir la verità. Dopo due anni a tavoletta, può anche succedere che nell'inverno successivo riesci ad "aggredire" l'allenamento". Preferendo magari, visto che Usain non ha mai nascosto le proprie inclinazioni per il junk food, qualche bel cartoccio di patatine fritte. Il leone, anche se giudizioso, va comunque sorvegliato. "Usain si è allenato un po' meno, è vero, ma ha fatto esattamente ciò che gli ho chiesto, e con l'intensità richiesta". Tanto lavoro aerobico a ritmi quasi inimmaginabili, persino ripetute sui 300 a 46"/47", che per Usain è come correre all'indietro, palestra quanto basta ("non forza ma esercizi di mantenimento"). E la fine delle partenze false? "Non abbiamo enfatizzato il problema per non agitare il sistema nervoso", ammette Mills. Poi però dichiara di aver "giocato" in pista sparando due volte in tre decimi di secondo e pretendendo che i suoi partissero solo al secondo sparo (battuta?). "Un anno senza un appuntamento principale, come Olimpiadi o Mondiali, sembrerebbe diverso. Invece la preparazione è rimasta più o meno la stessa, gli ho solo fatto mangiare più verdure".

Usain ha corso i 400 di apertura a Kingston in 45"86, fermandosi in pratica ai 320, poi alle Gibson Relays nella 4x400 ha corso la sua frazione, lanciata, in 43"7: "Gare introduttive, diciamo scaramantiche", spiega Mills. "Ora può valere 9"50. Farà sette gare della Diamond League e per favore non credete alle favole: nessuna incursione in territori affascinanti ma pericolosi come il salto in lungo. A lui piacerebbe, ma per me può scordarselo". Debutterà il 12 giugno a New York (o forse a Doha il 14 maggio). È un fenomeno, non un personaggio da circo: "Ci sono tanti eclettici in giro, lo facciano loro il doppio o triplo mestiere". Conclusione: provate a prenderlo.