La storia

Natalie, il coach donna
dei duri del football

Gli Usa abbattono un'altra barriera-pregiudizio: una insegnante di Scienza e Biologia guiderà un team maschile di football. "Non servirà alzare la voce, so come farmi sentire", è la ricetta della professoressa Natalie Randolph

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Corre veloce, più veloce di molti ragazzi. Una dote naturale. Come quella di saper resistere a scontri fisici che manderebbero in ospedale diversi giovanotti. E' capace di lasciarsi alle spalle i difensori e di andare a ricevere in scioltezza i lanci del quarterback. Ha le treccine e un sorriso radioso e di nome fa Natalie.
Natalie Randolph. Tocca a questa giovane donna abbattere un'altra barriera della società (maschilista): è diventata il primo allenatore di una squadra di football americano. E anche se non è la lega dei professionisti, la Nfl, poco importa. Chi sa come è intesa questa disciplina sportiva negli States, può testimoniare come anche nelle high school sia presa terribilmente sul serio e i suoi atleti siano seguiti già da allora da attenti talent scout.
Non è quindi roba da poco l'impresa di questa ragazza afroamericana, ventinove anni appena compiuti, insegnante di Scienza e Biologia, festeggiata dal sindaco di Washington come un'eroina. Teatro di questa piccola grande rivoluzione la Calvin Coolidge Senior Hign School, che ha chiuso la scorsa stagione con il bilancio - non esaltante - di sei vittorie e quattro sconfitte e che adesso punta su Natalie per migliorare il suo record. 
Ricordate il cinematografico discorso del coach-Al Pacino in "Ogni maledetta domenica" del regista Oliver Stone? Beh, davanti alla star di Hollywood sedevano energumeni tatuati e vogliosi di menar le mani. E lui li incitava alla lotta. Ora, sostuite l'attore con l'immagine di Natalie davanti a un folto gruppo di ragazzi decisi a diventare professionisti della palla ovale e, fatte le debite proporzioni, capirete che è stato un atto di coraggio affidare a una donna la guida di questa disciplina sportiva. Ma "Nat" è una ragazza speciale: innanzitutto da teen ager è stata una sprinter; poi ha giocato da ricevitore nella lega femminile del football; infine ha fatto anche da assistent coach in un'altra scuola. Il tutto, mentre diventava una ottima insegnante.
E ora che ha raggiunto il suo scopo è stata celebrata dal sindaco di Washington, Adrian Fenty in una affollata conferenza stampa quasi fosse il coach dei Redskins, uno dei più gloriosi team della National football league. Entusiasmo e qualche inevitabile perplessità hanno fatto da cornice a tutto questo. Come farà Natalie a farsi ascoltare da quei teen ager abituati ad allenatori che si ispirano la più bieco machismo? E con quale imbarazzo sopporterà parolacce e bestemmie tipiche dei football player? Domande che l'hanno bersagliata assieme al "problemino", più volte sottolineato dai cronisti, di non poter restare nello spogliatoio immediatamente prima del match per ovvie ragioni.
La professoressa Randolph non si è minimamente scomposta e ha avuto una risposta per tutto. Sarà un suo assistente a sostare negli spogliatoi e vigilare sui giocatori. E riguardo al metodo, la Randolph non intende imitare i colleghi maschi: "Non ci sarà bisogno di alzare la voce - ha spiegato con un dolce sorriso - so come farmi intendere e rispettare. Amo il football, questa scuola e questi ragazzi. Il fatto che sia una donna non c'entra minimamente con tutto il resto e con quello che faccio: so che in tanti la pensano diversamente. Non posso farci nulla, nè controllare le loro parole e i loro pensieri. Penso solo a lavorare e a fare del mio meglio". Così si fa, professoressa e coach dei duri del football americano.
 
g. marino@repubblica. it