La storia

Il Consiglio dei ministri dell'Atp tour
"Come cambia il grande tennis"

Giorgio Di Palermo, un italiano nel "Consiglio dei ministri" del grande tennis, racconta presente e futuro del circuito e dei suoi campioni. A partire da Federer e Nadal, di cui svela aneddoti e retroscena della loro ascesa

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Roger, Rafa e Novak vogliono giocare di meno. Per giocare più a lungo negli anni. Nessun controsenso. Per i primi tre del mondo, ogni torneo inizia il lunedì e non finisce prima del sabato-domenica. L'accumulo di match è impressionante, il rischio usura completo. Ma racchette di tale livello vanno tutelate, protette come Panda. Ed ecco allora nascere, ai piani alti dell'Atp, il progetto 2013. "La salute dei giocatori è il principio ispiratore, per farli giocare meglio e soprattutto per fare in modo che possano disputare ancora molte stagioni", racconta Giorgio Di Palermo, 46 anni, laurea in Legge,12 annate da tour manager dei tornei, tutti, dall'Uzbekistan a New York,  eletto rappresentate dei giocatori nel board dell'Associazione tennisti professionisti. All'unanimità. Tipi come Federer, Nadal e Djokovic non hanno avuto esitazione nel preferirlo. E si racconta di uno scambio di battute tra lui, cui non fa difetto il sense of humor e Roger. Federer: "Allora, Giorgio, mi assicuri che questo sarà il tuo primo impegno tra i tanti impegni che hai, vero?": La replica: "Ascolta Roger, nessun dubbio, io e te amiamo il tennis allo stesso modo solo che tu hai un pizzico di classe in più nei colpi". E tutti a ridere. Questo, per spiegare il livello di conoscenza e confidenza tra Di Palermo e i giocatori.

PROGETTO 2013 -
Dunque, entriamo nelle stanze del "Consiglio dei ministri" dei giocatori e scopriamo cosa si dice. Al primo punto: come evitare gli infortuni dando un po' di respiro agli atleti che, attualmente, giocano praticamente tutto l'anno senza soste. Proprio Federer che, va detto, è il presidente europeo in seno al board, insiste molto su questo tema. "E' una vicenda seria che sta a cuore ai più grandi e a tutto il movimento - spiega Giorgio - stiamo lavorando per cercare di avere una stagione di riposo, una off season che duri almeno sei settimane. Tre di totale relax e altre tre per prepararsi alla stagione agonistica con allenamenti mirati. Almeno 42 giorni di pausa dalle competizioni, insomma. Questo consentirebbe ai top ten e non solo a loro di recuperare energie psico-fisiche, ridurre il rischio infortuni e soprattutto durare più a lungo nel tempo. Mi spiego meglio: tutti noi preferiamo che Federer giochi un torneo in meno ma resti in campo a grandi livelli un anno in più". La questione però, non è semplice: "Non si può dire a un torneo: basta, chiuso, non si gioca, vai via. I tornei sono soci dell'Atp, tra l'altro. E allora bisogna risistemare, spostare, concordare, cambiare date e giorni, quasi un'impresa, non lo nascondo. Ma bisogna farlo e lo faremo. Diciamo che ci siamo posti il traguardo del 2013 per ottenere questo scopo. Prima è impossibile anche perché nel 2012 con le Olimpiadi il calendario sarà ancora più affollato".  

SMS DA FEDERER -
Ma come si comporta il "presidente" Federer nel board? "E' straordinariamente impegnato per i suoi colleghi. La cosa non sorprende chi lo ha visto crescere e affermarsi". E qui Giorgio racconta un retroscena: "Dubai 2001, Federer è solo un ragazzo timido e schivo ma con lampante talento da numero uno. Discutiamo, gli dico: "Ricordati che presto per il tuo ruolo e le tue incredibili capacità di tennista dovrai essere il più grande ambasciatore di questo sport e non dovrai fare come Andre Agassi e Pete Sampras, numeri uno prima di te ma giocatori che hanno colpevolmente rinunciato a questo ruolo. Andre asumendone solo i connotati da rockstar della racchetta, Pete con atteggiamento indifferente allo sport che, invece, gli ha dato tutto": Federer, come sempre, stava lì ad ascoltare, pensoso. E andiamo a Wimbledon 2005, un altro trionfo per lo svizzero che ormai è anche ambasciatore Unicef e si spende in ogni modo per tenere alta nel mondo l'immagine del tennis. Bene, ancora con la Coppa in mano, appena terminate le interviste di rito, Roger mi manda questo messaggio: "Dear Giorgio, che dici, sto andando bene?". Federer è di un altro pianeta: mi ha impressionato come ha gestito il suo anno difficile, il 2008, dove molti soloni lo davano per finito. Perché i campioni non sono come noi, loro sanno pefettamente cosa possono fare indipendentemente dai giudizi che critici frettolosi alle volte esprimono. Anche davanti alle sconfitte ripeteva: "Ok, sto bene, mi alleno, capita di perdere; ma a me piace ancora giocare, vedrete, ho ancora tanto da dare": Un'altra categoria".

OSSESSIONE DOPING - Altra questione dibattuta è il problema doping. Negli ultimi tempi si sono ripetuti casi in cui i tennisti non si sono fatti trovare lì dove dicevano che sarebbero stati per sottoporsi ai test. E questo ha creato malumori e sospetti. Giorgio è categorico: "Innanzitutto per me, e lo dico apertamente, il tennis è sport pulito e se in passato c'è stata qualche mela marcia è stata puntualmente scoperta; riguardo ai controlli a sorpresa e alla disponibilità a dire dove sarai da qui a tre mesi il giorno x all'ora x, i cosiddetti "where abouts", la Wada (organismo mondiale che effettua i controlli) non tiene conto del fatto che il tennis è lo sport più itinerante che ci sia ed è praticamente impossibile garantire la propria reperibilità molto tempo prima. Lo scorso anno Nadal ha avuto il coraggio di lamentarsene pubblicamente, infischiandosene della gente invidiosa del suo atletismo e pronta, per questo, a dare di gomito per malignare nei suoi confronti. Noi stiamo lavorando su questo punto e chiediamo alla Wada una logica diversa dei controlli "in" e "out" competition e soprattutto la possibilità di restringere l'arco temporale dei "where abouts". Ma su una cosa i giocatori sono chiari: i primi a volere uno sport pulito e controllato sono loro".

LA MAGLIA DI NADAL -
Uno dei cimeli a cui Giorgio tiene particolarmente è una canottiera bianca con qualche macchiolina verde: è quella indossata da Nadal nel suo unico Wimbledon vinto dopo una memorabile battaglia al quinto set su Federer. Un match chiuso sul far della sera. Insolito e magico. Sopra la maglietta, una scritta un po' sbiadita: "Para mi gran amigo Giorgio con todo mi afecto, Rafael Nadal". Giorgio conosce bene Rafa: "Ancora oggi parla con stupore della sua vittoria a Londra, quasi non ci credesse; Nadal è entusiasmo allo stato puro, giocherebbe sempre: singolo, doppio e anche doppio di spareggio. E lo farebbe a Parigi come nel condominio sotto casa, con la stessa intensità: inarrestabile".

UTOPIA COPPA DEL MONDO -
Tra i giocatori, ovviamente, si è discusso e anche molto pure dell'ipotesi Coppa del Mondo al posto della Coppa Davis. Ma qui il rappresentante dei tennisti nel board non ha dubbi: "Basta rifletterci un po' per capire che è di difficile attuazione e non solo per la difficoltà a reperire date, ma anche perché la Davis, per molte federazioni del mondo, è l'unico introito possibile; e l'Itf ha, nel suo statuto, il compito di distribuire gli utili della Davis a tutte le federazioni; insomma, se vogliamo parlarne parliamone pure ma oltre alle parole non si andrà".

LE DIECI RACCHETTE DEL CONSIGLIO -
Giorgio esaudisce l'ultima curiosità: chi sono i dieci giocatori europei del Consiglio che lui rappresenta? "Per i top ten Federer, Nadal, Djokovic e Fernando Gonzalez; per le altre posizioni di classifica Michael Berrer, Peter Luczack, David Martin, Ashley Fisher; per il doppio Yves Allegro ed Eric Butorac. E se volete sapere se andiamo d'accordo o no la risposta è: si discute e ci si confronta anche intensamente, ma sulle questioni base sì, siamo uniti e compatti. Per il bene del tennis, naturalmente...".     

g. marino@repubblica. it