La storia

L'onore di Dee è salvo
''Non sono il peggiore''

Il tennista inglese, bollato come ''peggior giocatore del mondo'' per una striscia di 54 sconfitte, si è preso la rivincita in Tribunale nei confronti dei giornalisti inglesi. Ma ora dovrà dimostrare sul campo di avere ragione

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ROMA - Non vincerà uno Slam (probabilmente neanche un torneo, ma chi può dirlo?), ma ha battuto tutti i media in tribunale. Gli hanno detto che è il peggiore giocatore di tennis al mondo. Lui li ha querelati tutti, ed ha vinto il match. Stiamo parlando di una storia tutta inglese che ha fatto il giro del mondo. Robert Dee, tennista inglese del Kent, nato il 18 gennaio del 1987. Aveva un sogno, giocare a tennis. E' andato perfino in Florida, all'Accademia di Bollettieri, pur di farcela. Ricorda, sul suo sito internet, la durezza delle regole del vecchio Nick. Alla fine decide di andarsene e cercare miglior destino da qualche altra parte. Comincia un lungo peregrinare: Senegal, Rwanda, Botswana, Venezuela, Kenya e Sudan. Gioca da tutte le parti, ne trae una grande esperienza umana, seppure non professionale. Le soddisfazioni nel tennis tardano ad arrivare.

I genitori di Robert vanno spesso in Spagna, a Los Alcacarez, ed è lì che Robert fa un altro tentativo. D'altronde è un ragazzo carino, espressivo e dall'espressione simpatica. Perde, ma non demorde. Poi, improvvisamente, si ritrova suo malgrado sulla ribalta. "Il peggiore tennista del mondo" titola il Daily Telegraph, raccontando la sua striscia perdente di 54 partite perse di fila. Un affronto. Una vergogna. Un errore, soprattutto. Che va corretto. Così Robert scende in campo. Senza la racchetta, e con tante carte va in tribunale. E ottiene soddisfazione. Il giudice Sharp gli dà ragione, ricorda che alcuni match vinti in Spagna da Robert vanno considerate partite 'prof'. Dunque, la rettifica è d'obbligo. E i media inglesi si sono sottomessi. Date sempre un'occhiata al sito di questo ragazzo, vedrete quante 'apology' ci sono. Una quarantina, ad occhio e croce. Dalla Bbc al Boston Globe, dal Guardian alla Reuters. Tutti a dire che i loro resoconti erano stati 'inaccurati'.

Dunque, l'onore di Robert è salvo. Certo, ora dovrà impegnarsi ancora di più, sui 'courts' tennistici. Dimostrare che ha ragione lui, e non quei maledetti giornalisti inglesi che hanno raccontato la sua carriera. E noi italiani? Meno male che Simone Bolelli, che recentemente ha perso quattordici partite di fila nell'Atp, l'ha presa con più filosofia: qualcuno aveva accennato ad un record (più personale che altro), ma Simone ha accettato le critiche ed ha pensato a reagire sul campo. Non giudiziario. E, da quello che abbiamo intravisto a Roma, dai suoi miglioramenti al Foro Italico, ha fatto proprio bene a concentrarsi sul suo tennis. Complimenti al suo fair play, il giocatore vero si vede nel momento della sconfitta. In bocca al lupo.

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