La storia

L'altra faccia del Sudafrica
Ecco i "Mondiali al contrario"

Presentata la campagna che porterà tre rappresentanti del movimento dei baraccati sudafricani in Italia: 13 incontri fino al 30 maggio

2 minuti di lettura
"Dovrei essere felice perché la Coppa del Mondo si disputa in Sudafrica, ma non posso proprio esserlo perché la Coppa del Mondo esclude la maggior parte dei cittadini del Sudafrica". A parlare è Thembani Jerome, uno dei rappresentanti di 'Abahlali BaseMjondolo' (quelli che vivono nelle baraccopoli, in lingua zulu). Thembani è in Italia con altri due membri di Abahlali per raccontare cosa significano i Mondiali di calcio per i sudaficani più poveri, quelli che ancora aspettano dal proprio paese, "una casa, acqua pulita, elettricità e soprattutto dignità". Per farlo è partita da Roma, "Mondiali al contrario": un campagna promossa da "Carta" e da diverse organizzazioni sociali che fino al 30 maggio prevede tredici incontri in tutta Italia (dalla Val di Susa a Reggio Calabria, passando per Castel Volturno, L'Aquila, Chieti, Pisa, Verona, Vicenza, Milano, Varese e Torino) dei tre rappresentanti di Abahali con associazioni e movimenti locali. Un tour virtuale nel Sudafrica che difficilmente troverà spazio dei racconti ufficiali della Coppa del Mondo, quello degli ultimi, degli esclusi.

Il movimento delle baraccopoli. Nato nel 2005 Abahlali BaseMjondolo è il più grande movimento di baraccati del paese, con più di quaranta sedi, in una decina di città: tra le altre, Durban, Pinetown, Città del Capo, Pietermaritzburg e Port Shepstone. In cinque anni secondo il "Times", il movimento è riuscito a  "scuotere il panorama politico del Sudafrica". Tutto è partito da Kennedy Road, una delle più grandi township di Durban. "Nel marzo del 2005", ricorda Thembani, "dovevano avere inizio i lavori per la costruzione delle cose che ci erano state promesse. Quando arrivarono gli operai e i bulldozer iniziarono a scavare la terra, la gente era davvero emozionata. Peccato che al posto delle case ci venne detto che sarebbe stata costruita una fabbrica di mattoni. Lo shock fu così grande che sempre più persone si radunarono spontaneamente su quel terreno. Alla fine eravamo così tanti da bloccare la strada. Arrivò la polizia con manganelli e lacrimogeni e 14 persone furono arrestate, ma quello è stato il momento fondante del movimento".

Mondiali e poveri. Nasce in quel momento la battaglia di Abahlali. "Quello che vogliamo ottenere", spiega Thembani, "è già tutto scritto nella costituzione del Sudafrica. Il nostro Paese ha una costituzione tre le più belle al mondo, ma ha ancora tanti poveri che devono lottare per ottenere che gli vengano garantiti i diritti fondamentali. Ecco perché non possiamo essere felici per la Coppa del Mondo, una manifestazione che è già costata tanti sfratti e altri disagi a tanta gente povera, come gli ambulanti che non possono più stare nelle città. Anche le condizioni di vita delle persone non sono migliorate così tanto. I lavori iniziati per la Coppa del Mondo sono a termine: finito lo stadio, finito il lavoro. La maggior parte degli operai che stavano lavorando adesso è già disoccupata".

Promesse tradite. Un atto di accusa rivolto al sistema politico sudafricano, che non fa sconti a governo e opposizione. Forse anche per questo, negli anni, l'ostracismo e le accuse rivolte ad Abahlali sono state sempre più frequenti. "Il nostro è un movimento sociale, dei poveri e per i poveri. Una forza che sta crescendo proprio nel momento in cui vorrebbero metterla a tacere. Siamo qui in Italia per condividere con i poveri italiani la nostra vittoria e soprattuto le nostre sconfitte". Un'idea diversa del Sudafrica, della "rainbow nation" che doveva essere e per certi versi non è stata. "Quello che è successo prima del 1994", spiega Thembani è totalmente diverso da quello che è successo dopo. Molti compagni hanno fatto affari dopo la lotta, sono diventati sempre più numerosi gli opportunisti. Mandela invece è stato un vero compatriota. Se avessimo lasciato fare solo a lui forse il Sudafrica sarebbe stato un posto migliore. Il nostro problema è che è diventato vecchio troppo in fretta".

Manifestazioni e partite. La vetrina mondiale comunque potrebbe essere un'occasione importante per richiamare l'attenzione. "Organizzeremo di sicuro qualcosa", spiega il rappresentante di Abahali, "ma il livello di sicurezza è molto alto. Cercheremo di fare qualcosa, evitando comunque disordini, ci sono molti modi per essere efficaci. Ad esempio potremmo usare le magliette  della World Cup che molti sudafricani sono stati invitati a indossare in questi mesi, per comunicare la nostra visione dell'evento. D'altronde che senso può avere comprare un biglietto per assistere a una partita e poi tornare nella propria baracca senza acqua ed elettricità?". E' questa la domanda fondamentale che "Mondiali al Contrario" porterà in giro per l'Italia.