CORVARA - Di sicuro hanno vinto in due: le montagne e Armando Corbetta, di Alzate Brianza, che si è presentato alla partenza con pettorale regolamentare ed i suoi ottant'anni appena compiuti. E con lui i 9721 partecipanti (da 42 Paesi di tutto il mondo) alla maggior edizione della "Maratona des Dolomites". Tre percorsi di 55, 106 e 138 km attraverso le valli dolomitiche chiuse al traffico, salendo e scendendo per alcuni dei più suggestivi passi alpini: il Campolongo, il Pordoi, il Sella, il Gardena, il Falzarego, il Giau, il val Parola. Nomi che evocano immagini mitiche della storia del ciclismo, epopee di campioni certo lontani dalla maggior parte di quelli che si sono sfidati - e soprattutto hanno sfidato se stessi - questa mattina. Ma qualcosa di quella magia antica proprio in questa gara rimane, immagini e sensazioni molto più simili ai racconti dei grandi inviati del passato di quelle del moderno giro d'Italia. Per chiunque l'abbia potuta vedere, è indimenticabile la magia del serpentone colorato che dal basso occupa tutti i tornanti del Pordoi, in un silenzio assoluto come quello della monatagna subito dopo l'alba, solo il rumore affannato del respiro e quello meccanico delle biciclette tormentate per combattere la fatica. O per moltiplicare le prestazioni. Come è stato per Michele Maccanti e Barbara Lancioni, che hanno vinto la gara lunghissima abbattendo i record precedenti. Stessa cosa per Luigi Salimbeni e Claudia Gentili (per la 106 km).
Ma davvero lo spirito è un altro. Quello che ha ricordato il vulcanico organizzatore della Maratona, Michil Costa, un amante della montagna e della natura che ha aperto la gara in sella a un antico e mastodontico velocipede: "Se ce la fate - ha urlato alla partenza - non abbassate la testa, la vera vittoria è quello che potete vedere in silenzio, con lentezza e in sella alle vostre biciclette". Consiglio difficile da seguire, ma giusto.
Così tra super atleti di altri sport in lizza (molti gli iridati e le iridate dello sci, Piller Cottner è arrivato quinto nella gara breve), una sfida alla montagna tra nomi noti dell'industria (alla partenza annunciati da Vittorio Colao, a James Murdoch a Rodolfo De Benedetti) e dell'informazione (presente tutto il vertice della Rai, da Garimberti a Comanducci più una agguerrita squadra aziendale) si è conclusa la maratona dei record. Con una vittoria in più: una parte della quota delle iscrizioni è stata destinata alla associazione "Insieme si può" che costruisce pozzi in Uganda.
Ma davvero lo spirito è un altro. Quello che ha ricordato il vulcanico organizzatore della Maratona, Michil Costa, un amante della montagna e della natura che ha aperto la gara in sella a un antico e mastodontico velocipede: "Se ce la fate - ha urlato alla partenza - non abbassate la testa, la vera vittoria è quello che potete vedere in silenzio, con lentezza e in sella alle vostre biciclette". Consiglio difficile da seguire, ma giusto.
Così tra super atleti di altri sport in lizza (molti gli iridati e le iridate dello sci, Piller Cottner è arrivato quinto nella gara breve), una sfida alla montagna tra nomi noti dell'industria (alla partenza annunciati da Vittorio Colao, a James Murdoch a Rodolfo De Benedetti) e dell'informazione (presente tutto il vertice della Rai, da Garimberti a Comanducci più una agguerrita squadra aziendale) si è conclusa la maratona dei record. Con una vittoria in più: una parte della quota delle iscrizioni è stata destinata alla associazione "Insieme si può" che costruisce pozzi in Uganda.