La storia

Dal dolore al trionfo
Sloane può ripartire

Nel 2006, anno dell'esordio juniores della Stephens, il padre che non aveva mai conosciuto la chiama al telefono per dirle che sta male. Tre anni dopo, prima di un match all'Us Open, la notizia della morte e la scoperta di un passato poco felice del genitore. Oggi la rinascita grazie al successo a Wimbledon

2 minuti di lettura
LONDRA - Ce l'ha fatta. Ha vinto Wimbledon, sia pure in doppio. Chapeau per questa ragazzina di 17 anni: Sloane Stephens, insieme all'ungherese Timea Babos, ha rimontato la Khromacheva e la Svitolina (non ridere, please) e ha messo un punto alla sua carriera. Ed anche alla sua storia. Che va ricordata. Ancora una volta.

Chi è Sloane Stephens? Una teen ager americana nata a Fort Lauderdale, Florida, il 20 marzo 1993. John Stephens, il suo papà, è giocatore di football americano: ex star dei New England Patriots. Dopo un po' però si separa dalla moglie, Sybil Smith, e torna in Lousiana. Sloane cresce senza il papà. C'è la mamma, poi nonni e zii. Sviluppa una passione per il tennis, che la mamma asseconda. Nel 2006, a 13 anni, il suo esordio juniores.
E' un anno importante, perché il papà la chiama al telefono. Perché, dopo anni di silenzio? Una malattia degenerativa alle ossa, incurabile. Sloane dirà anni dopo ad un'amica: "Stava morendo, voleva conoscermi. Sono felice abbia deciso di fare quella telefonata. Incontrarlo è stato importante per me".

Tutto bene, fin qui. La tennista cresce, si fa valere e si fa notare. Saltiamo un po' di passaggi ed arriviamo al 2009. US Open, il torneo che ogni buon americano sogna di vincere. Partecipa al torneo juniores ma, il giorno prima del suo match, riceve una telefonata: la informano che John è stato vittima di un incidente stradale, sul camion della ditta di trasporti per cui lavorava. Muore a 43 anni: è il 1 settembre. Mamma Sybil racconta la sua reazione: "Ha pianto per circa un'ora e mezzo. Dopo ha detto di voler andare a colpire qualche palla sul campo da tennis, e lo ha fatto per un paio d'ore".

Sloane, mentre cerca di elaborare il lutto, smanetta su internet, come a fermare il tempo. Come a voler ritrovare il papà. Trova invece una notizia ancora più terribile: "John Stephens arrestato nel Missouri, nel 1994, con accusa di stupro, reato per il quale si è dichiarato colpevole e posto in libertà vigilata". Scaglia rabbia e dolore contro la mamma, la riempie di interrogativi. La risposta è sincera ed obbligata: "Volevo fossi orgogliosa di lui. Era un uomo molto buono, anche se con problemi di tossicodipendenza".

Sedici anni, la vita che ti cade addosso. E non è finita: giocare, o andare al funerale? Le viene incontro la Usta (la federazione americana): le pospongono il match, in modo da combinare gli eventi. E' Brian DeVilliers, allenatore di Melanie Oudin, a convincerla a prendere l'aereo. "Lo rimpiangerai per tutta la vita, se non vai". Ci va, ma torna svuotata ed esce dal torneo. Ma la ragazzina è tosta e assorbe il destino tragico che le è capitato: "Il mio papà? Gli voglio un gran bene, sono solo felice di aver avuto la possibilità di conoscerlo". Nel 2010, prima di Wimbledon, aveva stabilito un piccolo primato: essere la giocatrice dalla classifica più bassa a vincere un match ad Indian Wells: lei, all'epoca 747 del mondo, aveva battuto la ceca Hradecka con un doppio tie-break.