Pronto con la palla di lardo?
"Prontissimo. Ancora scudetto Inter, al 70 per cento, e sto stretto. Per il resto fate voi. Mercato ancora aperto, situazione fumosa e frastagliata. Se il pezzo più pregiato è Krasic, siamo passati dalle uova di storione alle uova di lompo".
E per lei cosa cambia?
"Nulla, non mangio né le une né le altre".
"Fuor di metafora, non è un mercatone ma un mercatino. Giusto così, a pensarci. Se il nostro calcio non ha i soldi per le prime scelte, allora vanno bene le seconde, le terze. Sono convinto che ci divertiremo a scoprire pregi e difetti di sconosciuti o quasi, come Reginiussen, Abdi, Gavilan. Di loro e di altri vi prego di non chiedermi nulla".
Troppo comodo. Non legge niente?
"Mi fido più di quel che vedo. In tv mi è piaciuto Natalino, terzino destro di molta spinta, scuola Inter ma non ho capito dove è finito, forse al Genoa. Degli stranieri un mio pallino è Rudolf, sempre del Genoa. Di quelli che già c'erano, vedo bene Hernandez, Biabiany e Denis".
Nessun nome per Prandelli. Siamo all'anno zero.
"Parlerei piuttosto di anno vero e nero. Di anno zero ho già sentito parlare nel '66, nel '74, nell'80, non ci casco più. Idem alla voce ultima spiaggia. Posso chiarire con un'altra metafora e un paio di citazioni?".
Sì, pur che brevi e in lingua italiana.
"Metafora. Un bravo cuoco, se non ha i mezzi per preparare una cena a base di ostriche, astice, fegato grasso, tartufi, dovrebbe avere comunque il mestiere e la fantasia per proporre altri sapori: acciughe, pasta e fagioli, coratella, pecorino, e qui esprimo la mia totale solidarietà alla giusta lotta dei pastori sardi. Basta che il cliente sia informato, e noi lo siamo. La prima citazione è un proverbio: il bisogno aguzza l'ingegno. L'ingegno ora sta nello scovare buoni giocatori a prezzi quasi normali e poi eventualmente rivenderli guadagnandoci sopra. Mi pare che Genoa, Palermo, Udinese e Lazio siano le più sollecite su questa via. In sostanza, per anni ho giudicato uno spreco enorme quello di acquistare campioni a peso d'oro per poi farli recitare senza uno straccio di copione. In questo era specializzata l'Inter, tolta l'ultima stagione".
Torniamo alle sue percentuali: a noi non sta bene che lei dica "per il resto fate voi". Noi siamo quelli che fanno le domande e lei è quello che dà le risposte. Quindi, motivi il 70 per cento all'Inter e completi il quadro.
"Come avrebbe detto Carniglia: tra amici o da pubblicare?".
Da pubblicare, ovvio, visto che non siamo amici.
"L'Inter era e resta la più forte. Ha un ottimo e stimabile allenatore, può recuperare buona parte delle simpatie perse con Mourinho. La partenza di Balotelli non è un dramma, ma una scelta libera e precisa del giocatore e del suo clan. Il City lo ha non pagato ma strapagato. E il suo debutto è stato dirompente. Per il resto si vedrà".
Lei è proprio inguaribile. Quando c'è di mezzo Mourinho salta fuori la prevenzione, l'acidità. E pure con Balotelli è ingeneroso.
"Se l'inguaribilità consiste nel non nascondere quello che penso, spero di non guarire mai. Mi fa un certo effetto sentire che Balotelli non è stato difeso dai cori razzisti, quando in realtà è stato difeso più lui di tutti gli altri giocatori di colore messi insieme. E, col solido alibi dei vent'anni, nemmeno si è esagerato nel dipingere i suoi difetti, che non sono pochi. Quanto a Mourinho, è un altro che ha scelto di andarsene. Non posso prendermela con un mio diminutivo, ma nemmeno strapparmi le vesti. Semmai, posso fornire una personale interpretazione del perché abbia deciso di andarsene dall'Italia. Da personaggio fortemente mediatico Mourinho ha capito che sarebbe rimasto Special Two e non Special One. Per quante ne inventasse, aveva sempre Berlusconi davanti di mezza pista".
Deve sempre buttarla in politica?
"Non è politica, è osservazione della realtà. Chi ha orecchie per intendere se le turi".
Le resta un'altra citazione.
"Eccola: per un'oliva pallida si può delirare".
E cos'è?
"Andrebbe scritta scandita, come in versi. E' la parodia dei poeti ermetici contenuta in un delizioso libro di Giovanni Mosca, intitolato "Non è ver che sia la morte"".
E allora?
"Allora noi italiani, noi tifosi, noi critici, i più anzianotti magari un po' meno, abbiamo bisogno di delirare e delireremo comunque, delireremo a prescindere, fosse pur per Grossmuller o per Von Bergen. Ci appassioneremo alla bilancia di Adriano, ai tocchi di Hernanes, ai gol di Tiribocchi, cito apposta uno che gioca in B ma dovrebbe stare in A. Non cambierà nulla. Andremo ancora negli stadi d'Europa e diremo che è un altro mondo, torneremo nei nostri e ne chiederemo di nuovi, e intanto li occuperemo con la vecchia e sporca mentalità. Chiederemo a Prandelli di farci sognare, quando sarebbe già molto farci segnare".
Un momento, qui le cose dovrebbero cambiare. Baggio, Rivera, Sacchi, non può negare che la Federcalcio si sia mossa bene.
"Con quindici anni di ritardo ma bene. Forse. Intendiamoci: sui tre nomi è difficile criticare. Sono tre uomini di calcio che al calcio hanno dato molto, quanto a bellezza e organizzazione. Per questioni puramente anagrafiche, io avrei messo Baggio al settore scolastico e Rivera a Coverciano, ma sapendo dell'alto sgradimento di Rivera in alto loco è già qualcosa che gli abbiano dato un incarico. Sia per l'uno che per l'altro, un lavoraccio, che andrà valutato tra qualche anno. A scadenza media, il compito più importante è di Sacchi. Garantire una continuità tra le varie nazionali, continuità di gioco e di mentalità. E Sacchi può fare molto, se non resta ancorato all'immutabile 4-4-2 dei suoi trionfi. Prandelli, infine, è brava persona e bravo tecnico, ma eredita una situazione pesantissima e non può fare miracoli. Già a Tallinn sarà stridor di denti.
Questo temo, ma non leggo nella palla di lardo. Sulle percentuali residue: Roma 10 per cento per quello che fatto l'anno scorso, percentuale che aumenterà se vince la scommessa-Adriano (ma è dura, è dura). Un 9 per cento alla Juve che non ha ancora assorbito le idee di Delneri, ma sta cambiando fisionomia. Più giù, 7 per cento, il Milan, che non mi convince in difesa. Siccome nell'anno post Mondiale a volte ci sono sorprese, ecco un 1 per cento a testa per Palermo, Genoa, Napoli e Lazio. Le altre, tolte Fiorentina, Udinese e forse Parma, lotteranno per la salvezza. Ci sarà da divertirsi parecchio, nessuno dei tecnici al via ha mai vinto uno scudetto. Bentornato a Zeman, sia pure in C, e buon appetito".
Con cosa si comincia?
"Insalata di sgombri e cipolle. In alternativa, ci sarebbe una palla di lardo ancora in buono stato, da affettare, e vien via per poco".
"Prontissimo. Ancora scudetto Inter, al 70 per cento, e sto stretto. Per il resto fate voi. Mercato ancora aperto, situazione fumosa e frastagliata. Se il pezzo più pregiato è Krasic, siamo passati dalle uova di storione alle uova di lompo".
E per lei cosa cambia?
"Nulla, non mangio né le une né le altre".
"Fuor di metafora, non è un mercatone ma un mercatino. Giusto così, a pensarci. Se il nostro calcio non ha i soldi per le prime scelte, allora vanno bene le seconde, le terze. Sono convinto che ci divertiremo a scoprire pregi e difetti di sconosciuti o quasi, come Reginiussen, Abdi, Gavilan. Di loro e di altri vi prego di non chiedermi nulla".
Troppo comodo. Non legge niente?
"Mi fido più di quel che vedo. In tv mi è piaciuto Natalino, terzino destro di molta spinta, scuola Inter ma non ho capito dove è finito, forse al Genoa. Degli stranieri un mio pallino è Rudolf, sempre del Genoa. Di quelli che già c'erano, vedo bene Hernandez, Biabiany e Denis".
Nessun nome per Prandelli. Siamo all'anno zero.
"Parlerei piuttosto di anno vero e nero. Di anno zero ho già sentito parlare nel '66, nel '74, nell'80, non ci casco più. Idem alla voce ultima spiaggia. Posso chiarire con un'altra metafora e un paio di citazioni?".
Sì, pur che brevi e in lingua italiana.
"Metafora. Un bravo cuoco, se non ha i mezzi per preparare una cena a base di ostriche, astice, fegato grasso, tartufi, dovrebbe avere comunque il mestiere e la fantasia per proporre altri sapori: acciughe, pasta e fagioli, coratella, pecorino, e qui esprimo la mia totale solidarietà alla giusta lotta dei pastori sardi. Basta che il cliente sia informato, e noi lo siamo. La prima citazione è un proverbio: il bisogno aguzza l'ingegno. L'ingegno ora sta nello scovare buoni giocatori a prezzi quasi normali e poi eventualmente rivenderli guadagnandoci sopra. Mi pare che Genoa, Palermo, Udinese e Lazio siano le più sollecite su questa via. In sostanza, per anni ho giudicato uno spreco enorme quello di acquistare campioni a peso d'oro per poi farli recitare senza uno straccio di copione. In questo era specializzata l'Inter, tolta l'ultima stagione".
Torniamo alle sue percentuali: a noi non sta bene che lei dica "per il resto fate voi". Noi siamo quelli che fanno le domande e lei è quello che dà le risposte. Quindi, motivi il 70 per cento all'Inter e completi il quadro.
"Come avrebbe detto Carniglia: tra amici o da pubblicare?".
Da pubblicare, ovvio, visto che non siamo amici.
"L'Inter era e resta la più forte. Ha un ottimo e stimabile allenatore, può recuperare buona parte delle simpatie perse con Mourinho. La partenza di Balotelli non è un dramma, ma una scelta libera e precisa del giocatore e del suo clan. Il City lo ha non pagato ma strapagato. E il suo debutto è stato dirompente. Per il resto si vedrà".
Lei è proprio inguaribile. Quando c'è di mezzo Mourinho salta fuori la prevenzione, l'acidità. E pure con Balotelli è ingeneroso.
"Se l'inguaribilità consiste nel non nascondere quello che penso, spero di non guarire mai. Mi fa un certo effetto sentire che Balotelli non è stato difeso dai cori razzisti, quando in realtà è stato difeso più lui di tutti gli altri giocatori di colore messi insieme. E, col solido alibi dei vent'anni, nemmeno si è esagerato nel dipingere i suoi difetti, che non sono pochi. Quanto a Mourinho, è un altro che ha scelto di andarsene. Non posso prendermela con un mio diminutivo, ma nemmeno strapparmi le vesti. Semmai, posso fornire una personale interpretazione del perché abbia deciso di andarsene dall'Italia. Da personaggio fortemente mediatico Mourinho ha capito che sarebbe rimasto Special Two e non Special One. Per quante ne inventasse, aveva sempre Berlusconi davanti di mezza pista".
Deve sempre buttarla in politica?
"Non è politica, è osservazione della realtà. Chi ha orecchie per intendere se le turi".
Le resta un'altra citazione.
"Eccola: per un'oliva pallida si può delirare".
E cos'è?
"Andrebbe scritta scandita, come in versi. E' la parodia dei poeti ermetici contenuta in un delizioso libro di Giovanni Mosca, intitolato "Non è ver che sia la morte"".
E allora?
"Allora noi italiani, noi tifosi, noi critici, i più anzianotti magari un po' meno, abbiamo bisogno di delirare e delireremo comunque, delireremo a prescindere, fosse pur per Grossmuller o per Von Bergen. Ci appassioneremo alla bilancia di Adriano, ai tocchi di Hernanes, ai gol di Tiribocchi, cito apposta uno che gioca in B ma dovrebbe stare in A. Non cambierà nulla. Andremo ancora negli stadi d'Europa e diremo che è un altro mondo, torneremo nei nostri e ne chiederemo di nuovi, e intanto li occuperemo con la vecchia e sporca mentalità. Chiederemo a Prandelli di farci sognare, quando sarebbe già molto farci segnare".
Un momento, qui le cose dovrebbero cambiare. Baggio, Rivera, Sacchi, non può negare che la Federcalcio si sia mossa bene.
"Con quindici anni di ritardo ma bene. Forse. Intendiamoci: sui tre nomi è difficile criticare. Sono tre uomini di calcio che al calcio hanno dato molto, quanto a bellezza e organizzazione. Per questioni puramente anagrafiche, io avrei messo Baggio al settore scolastico e Rivera a Coverciano, ma sapendo dell'alto sgradimento di Rivera in alto loco è già qualcosa che gli abbiano dato un incarico. Sia per l'uno che per l'altro, un lavoraccio, che andrà valutato tra qualche anno. A scadenza media, il compito più importante è di Sacchi. Garantire una continuità tra le varie nazionali, continuità di gioco e di mentalità. E Sacchi può fare molto, se non resta ancorato all'immutabile 4-4-2 dei suoi trionfi. Prandelli, infine, è brava persona e bravo tecnico, ma eredita una situazione pesantissima e non può fare miracoli. Già a Tallinn sarà stridor di denti.
Questo temo, ma non leggo nella palla di lardo. Sulle percentuali residue: Roma 10 per cento per quello che fatto l'anno scorso, percentuale che aumenterà se vince la scommessa-Adriano (ma è dura, è dura). Un 9 per cento alla Juve che non ha ancora assorbito le idee di Delneri, ma sta cambiando fisionomia. Più giù, 7 per cento, il Milan, che non mi convince in difesa. Siccome nell'anno post Mondiale a volte ci sono sorprese, ecco un 1 per cento a testa per Palermo, Genoa, Napoli e Lazio. Le altre, tolte Fiorentina, Udinese e forse Parma, lotteranno per la salvezza. Ci sarà da divertirsi parecchio, nessuno dei tecnici al via ha mai vinto uno scudetto. Bentornato a Zeman, sia pure in C, e buon appetito".
Con cosa si comincia?
"Insalata di sgombri e cipolle. In alternativa, ci sarebbe una palla di lardo ancora in buono stato, da affettare, e vien via per poco".