La storia

Quando i guantoni si mettono in famiglia
Il baby-fenomeno della boxe "figlio d'arte"

Fabio Turchi, 17 anni, è l'astro nascente del nostro pugilato: bronzo mondiale e argento olimpico di categoria. A trasmettergli la passione il padre Leonardo, ex professionista e campione italiano

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ROMA - A volte la boxe può essere un affare di famiglia. Per Leonardo e Fabio Turchi, padre e figlio, lo è sicuramente. Il primo, 38 anni, pugile professionista, sette volte campione italiano dei mediomassimi, si è fermato alla soglia del titolo europeo, sconfitto in finale tre anni fa nel suo ultimo match. Il figlio Leonardo, 17 anni, è l'astro nascente delle boxe italiana. Protagonista in sei mesi di un'ascesa rapidissima: bronzo ai mondiali giovanili di Baku e qualche giorno fa argento olimpico ai primi Giochi Youth di Singapore.

La Viola e il calcio fiorentino -
La passione per i guantoni sembra essere proprio nel dna dei Turchi. Ma non è l'unica. Fiorentini delle Piagge, si allenano alla palestra della Montagnola e non fanno mistero del legame viscerale con la loro città. Tifosi della Viola, "Fabio è un vero ultras", dice il responsabile della nazionale giovanile, l'ex campione olimpico Maurizio Stecca. Ed entrambi giocatori di calcio fiorentino, antenato nobile di football e rugby, grande passione della famiglia dei Medici.

Il resto è nel fascino del quadrato. Leonardo, classe '72, solo da qualche anno ha chiuso con il pugilato. Almeno agonisticamente, perché di fatto come allenatore continua ad incrociare i guantoni proprio con il figlio al Boxing Club di Firenze. Pugile generoso e di grandi qualità agonistiche ha all'attivo un centinaio di incontri tra dilettanti e professionisti. Sette titoli italiani, il suo record tra i pro è di 26 incontri (19 vittorie, 4 sconfitte e 3 pareggi). All'ultimo match è legato forse il ricordo più amaro. La data è il 19 maggio del 2007. In palio, ad Amburgo, il titolo europeo contro il tedesco Thomas Ulrich. Sarebbe stato il coronamento di una carriera di sacrificio, abbinata come accade per sport meno ricchi ad altri lavori. Peccato che dopo un paio di minuti, nel primo round, un montante destro del tedesco spense la luce. Ko e titolo sfumato.

Figlio d'arte -
Chissà che a pareggiare i conti non possa pensarci proprio il piccolo di casa Turchi. Piccolo si fa per dire. Fabio in realtà è un gigante di 91 chili per 1 metro e 90. Per lui, figlio d'arte, il babbo è un modello obbligato. Salire sul ring viene quasi naturale. Categoria massimi, si è reso protagonista negli ultimi mesi di una scalata fulminante. Nel 2009 è stato campione italiano cadetti. Quest'anno al primo combattimento internazionale ha vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali di categoria di Baku, dove solo il medico gli ha impedito di combattere la semifinale a causa di un brutto colpo al naso. In quell'occasione si laureò campione il cubano Perot. "Uno che ha quasi 140 incontri alle spalle", racconta Maurizio Stecca, contro gli appena 24 di Fabio.

Il maestro e Facebook -
L'ex olimpionico di Los Angeles '84 ha cominciato ad allenarlo a gennaio e lo conosce meglio di altri proprio per quel rapporto maestro -  allievo che li lega: "L'ho scelto per il suo carattere. Sembra un bonaccione ma sul ring è un combattente, anche se deve maturare ancora molto". Prima di tutto perché la boxe richiede carichi di lavoro e sacrifici che a 17 anni possono essere ancora più pesanti. "Tre allenamenti al giorno sono non sono facili da conciliare con la scuola", racconta Stecca, "e poi ci sono i piccoli-grandi problemi di quell'età. Io quando posso cerco di dare qualche consiglio a tutti gli atleti che seguo. Magari quando litigano con la ragazza o cose così". Anche grazie a qualche stratagemma: "Li ho tutti su Facebook, così cerco di capire cosa gli passa per la testa". Giovani pugili ai tempi di Facebook, ma con ancora parecchia strada da fare. "Sicuramente Fabio ha del talento", dice Stecca, "ma la sua è un'età così delicata che è ancora difficile capire dove potrà arrivare". Tecnicamente è un mancino, con la predilezione per il gancio destro. "Ma anche sui colpi dobbiamo lavorare molto. Certo è migliorato anche allenandosi con 'grandì atleti come Cammarelle e Russo. Ma ricordiamoci che resta un ragazzo".

Singapore e la pastasciutta -
Un ragazzo che nel villaggio olimpico di Singapore aspettava tutti i giorni che i suoi genitori gli portassero di nascosto la pastasciutta. E che non ha nascosto la sofferenza per una vita da atleta particolarmente rigorosa. Ultimo italiano in gara nella manifestazione olimpica. Opposto in finale proprio a Lenier Perot, il campione del mondo cubano. Non è andata bene. La tensione e la responsabilità di avere tutti gli occhi degli altri atleti azzurri addosso gli hanno giocato un brutto scherzo. Fabio è andato al tappeto dopo 1'23'', incassando un pesante gancio destro. "E' stato il colpo della domenica", racconta Stecca, "io non l'ho neanche visto. C'è rimasto male e dopo l'incontro mi ha chiesto subito scusa, ma io non ho niente da rimproverargli. Ha conquistato un argento olimpico". A bordo ring c'era anche papà Leonardo. "Anche lui mi ha chiesto: maestro cos'è successo?". Chissà forse per un attimo la mente deve essere tornata a quel giorno ad Amburgo. A un colpo maledetto che ha rotto di nuovo l'incantesimo nel primo round. Il tempo, però, è dalla parte di Fabio: a 17 anni pensare alla rivincita è quasi obbligatorio.