La storia

Messi e il Barcellona
il tifo di Betlemme

Nella città palestinese i bambini giocano a calcio con le maglie blaugrana con il numero 10 dell'argentino. "Ci piace il bel calcio, il Barça è la nostra squadra del cuore"

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BETLEMME -  "Ma quale pace?", dice sconsolato Ahmed con una disillusione che non dovrebbe appartenere a un ragazzo di 21 anni. La frase gli esce a mezza bocca passando davanti all'Istituto per la pace di Betlemme, affacciato sulla grande piazza che ospita la chiesa della natività. Il giovane palestinese ha appena accompagnato due turisti a visitare il luogo sacro che rende famosa in tutto il mono la sua cittadina. Ma, da qualche mese a questa parte, a molti abitanti di Betlemme sta più a cuore un altro particolare di quell'ampio spiazzo, chiuso sull'altro lato da una moschea: un ampio maxi-schermo che ha permesso di seguire alcune partite di Coppa Campioni e le gare dei Mondiali sudafricani.

E, camminando per le strade del primo centro abitato a sud del muro che separa da Gerusalemme e dal resto di Israele, si capisce subito per chi battano i cuori dei bambini. Una delle prime cose che colpisce è una miriade di magliette del Barcellona. Sono in tanti a indossarle con il nome di Leo Messi a farla da padrone incontrastato sulle spalle. E' così nelle vie del centro, punteggiate da negozi piuttosto scalcinati che vendono merce accatastata alla rinfusa (appese fuori dalle vetrine anche molte casacche del Barça). Ed è così nei villaggi dei rifugiati ai margini della città. Betlemme ne ospita due. Uno appena a ridosso del muro e un altro in cima a una collina lungo la statale che porta a sud, verso Hebron. I bimbi giocano per strada, come accade in ogni angolo del mondo. Solo che i loro coetanei non devono convivere con un'enorme barriera di cemento che, anche a lavorare di fantasia, non può ricordare la gradinata di uno stadio: quel  muro alto otto metri, reso meno lugubre da murales e disegni ironici, come quello di una bambina che perquisisce un soldato.

E, tra una scritta politica e l'altra, campeggiano incitamenti a sfondo calcistico: "Forza Barcellona", scrivono i graffitari, unica divagazione alla litania dei lamenti di una popolazione rassegnata. Le partitelle dei bambini all'ombra del muro hanno gli stessi colori: chi può permettersela indossa la maglietta dei fuoriclasse del Nou Camp. Quasi metà dei bambini che inseguono il pallone veste divise azulgrana, fino a formare tanti piccoli Barcellona impegnati in altrettante partitelle. "E' la nostra squadra del cuore, perché vince e pratica un calcio spettacolare. Ci fa divertire", spiega Ahmed. "Guardiamo le partite di Champions su Al Jazeera". Gli inviati della tv satellitare del Qatar sono famosissimi nei Territori occupati. Sono loro a portare le immagini del calcio europeo sulle colline a sud di Gerusalemme. Inutile chiedersi per chi parteggiassero i ragazzi di Betlemme in occasione della semifinale dell'ultima Coppa Campioni: con buona pace di Josè Mourinho e dei giocatori nerazzurri, erano tutti per Leo Messi e compagni. E l'affetto per i catalani si è trasferito anche alla Spagna: "La piazza esplodeva a ogni gol delle Furie Rosse ai Mondiali", racconta Ahmed.

Ci pensa il bel calcio, oltre alla dolcezza dei declivi che sembrano colli della Toscana, a regalare qualche sorriso alla gente di Betlemme. E il viso di Leo Messi è l'unico a fare capolino in mezzo ai ritratti dei leader politici o alle foto ricordo dei combattenti scomparsi. In mezzo a tutte quelle maglie del Barcellona, che spuntano ovunque, pare lui il nuovo Gesù Bambino dei piccoli palestinesi. E, se mai un giorno venisse qui a giocare anche una semplice amichevole con la squadra dei campioni buoni di Guardiola, sarebbe come veder arrivare una nuova stella cometa.