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Bettini cerca leader da Mondiale
"Tutti candidati, nel nome di Ballerini"

Il ct: "Ci manca un vincente, ma siamo una squadra vera" . Tra sette giorni in Australia la corsa iridata: "Nibali è più adatto alle gare a tappe, vedremo"
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ROMA - Paolo Bettini, ct azzurro della bici, per lei che è stato campione olimpico e ben due volte campione del mondo, che effetto fa essere per la prima volta dall'altra parte, sull'ammiraglia, ad una settimana dal Mondiale su strada?
"Una sensazione nuova, strana perché mi sento ancora un po' corridore. Il giorno che siamo arrivati qui in Australia ho sentito la voglia di risalire in sella. Sono uscito con loro, con i ragazzi, e nel vedere le tribune in allestimento, il percorso segnalato e recintato, ho avuto una botta di adrenalina mica da ridere".
Nostalgia?
"No, nostalgia vera e propria no, ma quando vedi ambienti e situazioni che sono state parte integrante della tua vita, un certo brivido c'è. E pensi: magari riuscissi a ritornare, magari solo una volta l'anno... È troppo bella e coinvolgente quella sensazione".
Vuol tornare a correre?
"Non ci penso nemmeno, solo che in queste situazioni scattano i ricordi, ma poi vedo la pancett…
ROMA - Paolo Bettini, ct azzurro della bici, per lei che è stato campione olimpico e ben due volte campione del mondo, che effetto fa essere per la prima volta dall'altra parte, sull'ammiraglia, ad una settimana dal Mondiale su strada?
"Una sensazione nuova, strana perché mi sento ancora un po' corridore. Il giorno che siamo arrivati qui in Australia ho sentito la voglia di risalire in sella. Sono uscito con loro, con i ragazzi, e nel vedere le tribune in allestimento, il percorso segnalato e recintato, ho avuto una botta di adrenalina mica da ridere".
Nostalgia?
"No, nostalgia vera e propria no, ma quando vedi ambienti e situazioni che sono state parte integrante della tua vita, un certo brivido c'è. E pensi: magari riuscissi a ritornare, magari solo una volta l'anno... È troppo bella e coinvolgente quella sensazione".
Vuol tornare a correre?
"Non ci penso nemmeno, solo che in queste situazioni scattano i ricordi, ma poi vedo la pancetta che avanza...".
E intanto c'è questa eredità del suo grandissimo amico, Franco Ballerini, tragicamente scomparso nel febbraio scorso. Le pesa?
"Beh, la responsabilità la sento, ovviamente. Non è facile sostituire uno come il Ballero. Ma l'eredità non è solo per me è anche per gli altri, i corridori, l'ambiente attorno".
In che senso?
"Nel senso che anche loro debbono capire come sia necessario essere uniti e affiatati se si vuole raggiungere l'obbiettivo".
E lo sono? Qualche polemichetta, ad esempio con l'esclusione di Ballan, c'è pure stata...
"Magari fossero tutte così le polemiche. Abbiamo fatto un viaggio faticosissimo, 30 ore tra voli e soste tecniche, eppure appena siamo arrivati tutti hanno voluto subito provare il percorso. Vuol dire che questa nazionale ha voglia di fare. E di fare bene".
Però sembra una nazionale quasi anonima, senza un leader carismatico.
"Questo non è vero. Abbiamo, però un handicap: ci presentiamo al mondiale senza un vincente, un atleta nettamente superiore agli altri".
È un bene o un male?
"La situazione non è diversa da quando c'era Franco. Perché anche quando c'era un leader assoluto agli altri non era chiusa la porta. Come Rebellin alle Olimpiadi di Pechino quando è andato in fuga ed io, ero dietro; oppure lo stesso Rebellin che si è giocato le sue carte a Salisburgo, prima della mia volata vincente; come Ballan al mondiale di Varese quando abbiamo buggerato gli spagnoli, proprio perché io, marcatissimo, sono rimasto dietro. Come anche Cunego nella stessa edizione del mondiale".
Ma non c'è il rischio che con tanti galletti a cantare non si faccia mai giorno?
"No, perché il lavoro è già stato fatto prima. Mi sono confrontato con loro, uno per uno. Hanno riconosciuto che la cosa più importante è lo spirito di gruppo, il sentirsi davvero squadra".
L'armonia può essere difficile senza ruoli certi e ben stabiliti. Per esempio quello di Nibali, fresco vincitore della Vuelta.
"Sarà un ruolo importante, certo, ma qui le condizioni sono diverse. Vincere una grande corsa tappe è una cosa; vincere una gara di un giorno, simile ad una grande classica, un'altra. Vincenzo ha vinto con la regolarità, peraltro, senza vincere una tappa. E qui contano altri fattori più che la regolarità. La prima cosa comunque è avere la condizione giusta. Poi si può vincere o perdere. Ma se ci sei davanti nel finale qualcosa di buono può sempre succedere".
Il percorso non dovrebbe essere poi così duro se uno come Cavendish, sprinter puro, dice che può vincere anche lui.
"Il percorso è esattamente come avevamo previsto, su quel rettilineo finale all'arrivo, leggermente in salita non vedo grandi possibilità per velocisti puri. Cavendish dica quel che vuole".
Il pericolo numero uno?
"Senza meno il belga Gilbert. Poi il russo Kolobnev, gli australiani Evans e Allan Davis, il norvegese Hushovd, gli spagnoli con Sanchez e Freire, lo statunitense Farrar, lo svizzero Cancellara".
L'Italia farà la corsa?
"Utilizzeremo tutte le parti del percorso per mettere in difficoltà gli altri. Non abbiamo paura di fare la corsa se serve"