MILANO - Per gli appassionati di calcio italiano è un giovane interessante che sta contribuendo a raccontare l'ennesimo capitolo della favola del Chievo. Ma per gli abitanti della Guinea Kevin Constant è già un eroe. Il centrocampista gialloblù, nato 23 anni fa in Francia a Frejus sul mare della Costa Azzurra, ha conquistato un popolo con un gol e parole da leader dedicate alla pace di un paese travagliato da mille conflitti politici. La scintilla è scoccata il 10 ottobre scorso allo stadio "28 settembre" (il giorno del 1958 in cui si votò per l'indipendenza dalla Francia) di Conakry nella partita tra Guinea e Nigeria valida per le qualificazioni alla Coppa d'Africa. Constant ha realizzato il gol vittoria, un evento per questa piccola nazionale (la "Sily Nationale", "la selezione degli elefanti" in lingua locale) opposto a un gigante del Continente Nero come sono da anni le Super Aquile. Lo stadio della capitale Conakry è impazzito per questo risultato che fa sognare i tifosi di questa piccola selezione, capace solo una volta nella sua storia di andare oltre i quarti di finale di Coppa d'Africa (nel 1976).
E tutti hanno iniziato volere un bene pazzesco a Constant. Perché il centrocampista, cresciuto nelle giovanili del Tolosa e poi passato al Chateauroux nella Serie B transalpina, ha rinunciato a un futuro con la Francia per giocare con i colori rosso-giallo-verdi della Guinea. Una scelta compiuta sempre più frequentemente da giovani calciatori di origine africana nati Oltralpe. "E' una presa di coscienza. Anche se siamo nati in Francia, noi ci sentiamo africani. Le nostre famiglie ci hanno trasmesso la cultura e i valori della nostra terra d'origine. Per me è naturale giocare per la Guinea e ne sono fiero. Il gol alla prima partita con la maglia del mio Paese resterà un ricordo per sempre scolpito nella mia memoria. Quel giorno allo stadio c'è stata una comunione perfetta tra la Nazionale e il suo pubblico. I nostri cuori battevano insieme", ha detto Constant a un sito internet della Guinea (www. africaguinee. com).
Sullo sfondo una situazione politica complicatissima: da settimane continua a essere rinviato il ballottaggio delle elezioni presidenziali che dovrebbero dare al Paese equatoriale il primo governo democratico dopo anni di dittature civili e militari. Il primo turno si è svolto il 27 giugno in pieno Mondiale sudafricano, ma da quel momento è stato impossibile tornare alle urne per scegliere tra i due vincitori: l'ex primo ministro Cellou Dalein Diallo e il capo dell'opposizione Alpha Condè. Ogni volta violenti disordini tra i sostenitori dei due contendenti, appartenenti a due etnie diverse, costringono all'annullamento della votazione decisiva per ragioni di ordine pubblico. E' andata così anche domenica scorsa, con la commissione elettorale che ha spostato la riapertura delle urne di sette giorni, al 31 ottobre. Constant ha deciso di prendersi subito le sue responsabilità parlando quasi da capopopolo: "Il mio gol alla Nigeria è un messaggio di pace per gli uomini politici e per tutti i bambini della Guinea. Un gol per l'amore di un popolo che deve riuscire a vivere unito. Questo popolo merita qualcosa di meglio. Ce la può fare a trovare la sua unità, così come noi siamo riusciti a battere la Nigeria".
Abbonato alle favole, Constant prova ad allungare quella del quartiere di Verona che vola tra le grandi della Serie A e intanto ne sogna una ancora più grande per la sua terra d'origine aggrappata all'Oceano Atlantico. Il francese ormai è la lingua da usare con i compagni di squadra transalpini del Chievo: "Era troppo bello, per questo ho sbagliato", ha scherzato domenica Constant con Nicolas Frey che gli aveva confezionato un cross al bacio non sfruttato. Ma ormai il cuore batte in Guinea, sul prato dello stadio "28 settembre" di Conakry dove Kevin Constant vuole segnare altri gol che facciano sorridere un popolo stanco di combattere.
E tutti hanno iniziato volere un bene pazzesco a Constant. Perché il centrocampista, cresciuto nelle giovanili del Tolosa e poi passato al Chateauroux nella Serie B transalpina, ha rinunciato a un futuro con la Francia per giocare con i colori rosso-giallo-verdi della Guinea. Una scelta compiuta sempre più frequentemente da giovani calciatori di origine africana nati Oltralpe. "E' una presa di coscienza. Anche se siamo nati in Francia, noi ci sentiamo africani. Le nostre famiglie ci hanno trasmesso la cultura e i valori della nostra terra d'origine. Per me è naturale giocare per la Guinea e ne sono fiero. Il gol alla prima partita con la maglia del mio Paese resterà un ricordo per sempre scolpito nella mia memoria. Quel giorno allo stadio c'è stata una comunione perfetta tra la Nazionale e il suo pubblico. I nostri cuori battevano insieme", ha detto Constant a un sito internet della Guinea (www. africaguinee. com).
Sullo sfondo una situazione politica complicatissima: da settimane continua a essere rinviato il ballottaggio delle elezioni presidenziali che dovrebbero dare al Paese equatoriale il primo governo democratico dopo anni di dittature civili e militari. Il primo turno si è svolto il 27 giugno in pieno Mondiale sudafricano, ma da quel momento è stato impossibile tornare alle urne per scegliere tra i due vincitori: l'ex primo ministro Cellou Dalein Diallo e il capo dell'opposizione Alpha Condè. Ogni volta violenti disordini tra i sostenitori dei due contendenti, appartenenti a due etnie diverse, costringono all'annullamento della votazione decisiva per ragioni di ordine pubblico. E' andata così anche domenica scorsa, con la commissione elettorale che ha spostato la riapertura delle urne di sette giorni, al 31 ottobre. Constant ha deciso di prendersi subito le sue responsabilità parlando quasi da capopopolo: "Il mio gol alla Nigeria è un messaggio di pace per gli uomini politici e per tutti i bambini della Guinea. Un gol per l'amore di un popolo che deve riuscire a vivere unito. Questo popolo merita qualcosa di meglio. Ce la può fare a trovare la sua unità, così come noi siamo riusciti a battere la Nigeria".
Abbonato alle favole, Constant prova ad allungare quella del quartiere di Verona che vola tra le grandi della Serie A e intanto ne sogna una ancora più grande per la sua terra d'origine aggrappata all'Oceano Atlantico. Il francese ormai è la lingua da usare con i compagni di squadra transalpini del Chievo: "Era troppo bello, per questo ho sbagliato", ha scherzato domenica Constant con Nicolas Frey che gli aveva confezionato un cross al bacio non sfruttato. Ma ormai il cuore batte in Guinea, sul prato dello stadio "28 settembre" di Conakry dove Kevin Constant vuole segnare altri gol che facciano sorridere un popolo stanco di combattere.