ROMA - C'è una squadra citata, suo malgrado, come il caso simbolo dell'infiltrazione mafiosa nel mondo del pallone: è il Potenza Calcio. Nella primavera del 2010, con una decisione che ha pochi precedenti, il Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport ha collocato la società lucana all'ultimo posto nel torneo di Lega Pro di prima divisione. All'origine del provvedimento c'è stata, nello specifico, la manipolazione di un risultato della stagione 2007-2008 (la partita contro la Salernitana del 20 aprile 2008). Più in generale, la squadra ha pagato l'essersi ritrovata al centro di un sistema di calcio scommesse, partite truccate e contiguità con boss mafiosi, per responsabilità di un management sulle cui attività si sono concentrate le indagini dell'Antimafia. Il presidente Giuseppe Postiglione, arrestato e poi tornato in libertà, aspetta il processo di quella che è stata definita la "calciopoli" lucana. La giustizia sportiva lo ha inibito per 5 anni. Il Potenza non si è più ripreso. Fallita l'iscrizione alla seconda divisione oggi gioca nel girone unico dell'Eccellenza lucana.
Il libro - E' questa una delle storie messe in fila da Daniele Poto in "Le Mafie nel pallone" (Edizioni Gruppo Abele), un libro, presentato a Roma l'11 novembre, che racconta le relazioni tra il fenomeno mafioso e il mondo del calcio. Una pubblicazione nata da un dossier dell'associazione Libera e da un'idea del suo fondatore, Don Ciotti. Come conferma l'autore. "E' un libro che scaturisce dall'esigenza di raccontare un fenomeno mai esplorato", racconta Poto. "C'eravamo accorti che, salvo rare eccezioni, nei rapporti della Direzione Antimafia degli ultimi tre anni il calcio non era mai sfiorato. Ecco un buon punto di partenza".
La prefazione di Mura - "Una cosa è innegabile", scrive Gianni Mura nella prefazione, "dove c'è un pallone, uno stadio, una squadra di calcio ci sono soldi. Molti, moltissimi soldi. Ma il pallone è anche uno strumento di consenso e di potere. Basterebbe una sola di queste tre presenze per attirare le mafie, come il miele attira le mosche. Questo libro ha memoria perché racconta storie dimenticate ed ha coraggio perché fa nomi e cognomi".
Clan e affari - E all'appello nel libro di Poto non manca proprio nessuno. Nella spartizione dei "malaffare" calcistici si incontra il gotha della mafia, dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pelle, dai Misso alla cosca dei Pesce e Santapaola. Più di 30 clan, direttamente coinvolti o contigui, citati nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose nel mondo del calcio. Il business assume le forme più varie: riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, mondo ultrà, e addirittura scuole calcio. Senza dimenticare droghe e doping.
Storie dimenticate - Il racconto si snoda attraverso tutta la penisola, dal Lazio alla Sicilia passando per Basilicata, Campania, Puglia e Calabria, senza tralasciare uno sguardo al Nord e all'Europa. E' un tentativo "letterario", spiega l'autore, di sistematizzare la crescente influenza della malavita nazionale e internazionale sullo sport più popolare del mondo. E ha il merito di riportare alla memoria storie "dimenticate" come lo strano suicidio del calciatore Donato "Denis" Bergamini.
Reazioni e difficoltà - "Dopo questo libro nessuno potrà far finta di non sapere", dice Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Dal canto suo l'autore sottolinea un solo vero ostacolo nel suo lavoro: "E' stata la difficoltà di avere informazioni". E le reazioni del mondo del calcio? "Per il momento non ho avuto reazioni contrarie, né, devo dire, particolari aiuti o collaborazioni. Ho ricevuto un'unica mail", racconta Poto, "dai tifosi di una squadra salentina, il Racale, che si sono sentiti offesi per alcuni collegamenti tra la loro squadra e la Sacra Corona Unita. Ecco questo è l'eterno campanilismo che ci fa chiudere gli occhi su cose più gravi".
Il libro - E' questa una delle storie messe in fila da Daniele Poto in "Le Mafie nel pallone" (Edizioni Gruppo Abele), un libro, presentato a Roma l'11 novembre, che racconta le relazioni tra il fenomeno mafioso e il mondo del calcio. Una pubblicazione nata da un dossier dell'associazione Libera e da un'idea del suo fondatore, Don Ciotti. Come conferma l'autore. "E' un libro che scaturisce dall'esigenza di raccontare un fenomeno mai esplorato", racconta Poto. "C'eravamo accorti che, salvo rare eccezioni, nei rapporti della Direzione Antimafia degli ultimi tre anni il calcio non era mai sfiorato. Ecco un buon punto di partenza".
La prefazione di Mura - "Una cosa è innegabile", scrive Gianni Mura nella prefazione, "dove c'è un pallone, uno stadio, una squadra di calcio ci sono soldi. Molti, moltissimi soldi. Ma il pallone è anche uno strumento di consenso e di potere. Basterebbe una sola di queste tre presenze per attirare le mafie, come il miele attira le mosche. Questo libro ha memoria perché racconta storie dimenticate ed ha coraggio perché fa nomi e cognomi".
Clan e affari - E all'appello nel libro di Poto non manca proprio nessuno. Nella spartizione dei "malaffare" calcistici si incontra il gotha della mafia, dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pelle, dai Misso alla cosca dei Pesce e Santapaola. Più di 30 clan, direttamente coinvolti o contigui, citati nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose nel mondo del calcio. Il business assume le forme più varie: riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, mondo ultrà, e addirittura scuole calcio. Senza dimenticare droghe e doping.
Storie dimenticate - Il racconto si snoda attraverso tutta la penisola, dal Lazio alla Sicilia passando per Basilicata, Campania, Puglia e Calabria, senza tralasciare uno sguardo al Nord e all'Europa. E' un tentativo "letterario", spiega l'autore, di sistematizzare la crescente influenza della malavita nazionale e internazionale sullo sport più popolare del mondo. E ha il merito di riportare alla memoria storie "dimenticate" come lo strano suicidio del calciatore Donato "Denis" Bergamini.
Reazioni e difficoltà - "Dopo questo libro nessuno potrà far finta di non sapere", dice Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Dal canto suo l'autore sottolinea un solo vero ostacolo nel suo lavoro: "E' stata la difficoltà di avere informazioni". E le reazioni del mondo del calcio? "Per il momento non ho avuto reazioni contrarie, né, devo dire, particolari aiuti o collaborazioni. Ho ricevuto un'unica mail", racconta Poto, "dai tifosi di una squadra salentina, il Racale, che si sono sentiti offesi per alcuni collegamenti tra la loro squadra e la Sacra Corona Unita. Ecco questo è l'eterno campanilismo che ci fa chiudere gli occhi su cose più gravi".