La storia

La Spal finanziata
con l'energia solare

Il fotovoltaico per sognare la serie B . Il club ha acquisito trenta ettari in periferia di Ferrara per ricoprirli di pannelli

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Ferrara, interno notte. "Papà, accendi la luce, così l'anno prossimo torniamo in B". Proposito un po' surreale, forse, ma d'ora in avanti del tutto verosimile. Perché la Spal, la vecchia Società Polisportiva Ars et Labor, quella con la maglietta a striscie biancazzurre verticali che in un passato ormai troppo lontano schierava fior di giocatori come Oscar Massei, Fabio Capello, Albertino Bigon e Carlo Dell'Omodarme, ha deciso di abbandonare le vecchie candele votive e di affidare i suoi destini alle lampadine. Più se ne accendono, più soldi entrano in cassa. In automatico, senza bisogno di preghiere davanti all'altar maggiore del Duomo.
Per il calcio, soprattutto per quello minore che ogni anno oscilla sull'orlo della bancarotta, è una piccola rivoluzione. La norma, in quel mondo, è che un imprenditore ricco compra le azioni, diventa presidente e per un po' ripiana le perdite di gestione mettendoci i quattrini di tasca propria: finché si stufa e abbandona tutti al loro destino. Ora non più. Ora, questo l'esperimento, si passa agli investimenti industriali diretti: l'impresa, e i suoi utili, al servizio della squadra. Anzi, di proprietà della squadra.
Il nuovo campo da gioco, per la Spal, è il mercato elettrico. E più precisamente, una vecchia discarica in disuso alla periferia nord ovest di Ferrara, la "Casaglia", 30 ettari di terreno che verranno interamente ricoperti di pannelli solari. L'energia prodotta finirà nella rete di distribuzione dell'Enel. E di lì, nelle case private. Mentre i proventi della vendita, tolti gli ammortamenti per la costruzione dell'impianto - le cifre esatte saranno fornite soltanto oggi con la presentazione ufficiale del progetto, ma l'allestimento del sito dovrebbe costare una cinquantina di milioni - finiranno direttamente nelle casse della Polisportiva per finanziare cartellini e ingaggi di quei giocatori a cui è affidato il compito di tornare nel calcio che conta (l'ultima apparizione in serie A risale al giurassico: 12 maggio 1968, Spal-Juventus 0-1).
Gli introiti non saranno enormi: probabilmente - queste le stime che circolano - di poco superiori al milione di euro all'anno. Soldi che certo non consentiranno al presidente Cesare Butelli di far concorrenza a Moratti per portare Lionel Messi in Italia. Ma non sono neanche pochi, considerato che per la stagione in corso (la Spal è terza nel campionato di Lega Pro, l'ex serie C) il bilancio complessivo dei biancazzurri è inferiore ai 4 milioni di euro. E che l'intero monte stipendi dei giocatori supera di poco i due. Di più, quei soldi saranno un'entrata certa, per vent'anni almeno.
E saranno verdi. Perché quello della "Casaglia" - con i suoi 12/13 megawatt di produzione - sarà uno dei principali parchi fotovoltaici d'Italia. Energia pulita, per far sognare una tifoseria che da decenni continua a imprecare contro la sua Spal, "che illude e delude". Se non proprio quello del campionato maggiore, il sogno della serie B - con l'aiuto del sole - può diventare un po' più concreto.