Sunday, gloomy sunday. A Liverpool sono inferociti. A Londra sempre più convinti di essere usciti dal tunnel, di essere tornati "blues" senza più essere "blue", malinconici. Spenti. Il calendario ci mette di suo: domenica c'è Chelsea-Liverpool (ore 17 italiane). Fatta apposta, sembrerebbe, per capire di che pasta è fatto Fernando Torres, il sesto calciatore più costoso della storia del calcio dopo Ronaldo, Ibrahimovic, Zidane, Kakà e Figo. L'unico fra questi a non aver mai indossato una maglietta del Real Madrid o del Barcellona. Acquistato da Abramovich per 50 milioni di sterline, dovesse giocare lo farebbe per la prima volta da centravanti del Chelsea proprio contro quella che sarebbe potuta diventare la squadra della sua vita. Adesso però dice: "Sogno di fare gol alla Kop... sotto la Kop". Uno schiaffo che ricorda, per sostanza non per fisicità, lo sputo di Balotelli alla maglia dell'Inter.
Torres è un singolare caso di ispanicità compressa, talento e muso lungo, piedi e senso della famiglia. Come se avesse dentro il mondo e non riuscisse mai ad esprimerne appieno i valori. Come se avesse un tappo sul cuore. Questa sua attitudine, questo suo essere incline alla introversione sono esplosi in Sudafrica in forma autolesionistica. E' stato male dall'inizio alla fine. Al punto da infortunarsi durante la finale contro l'Olanda senza aver mai inciso. Una situazione estrema che rischiava di far supporre: "Che sia definitivamente cambiato? Che non sia più il fenomeno capace di con la maglietta del Liverpool e di farsi amare come Ian Rush?". Il 2010 di Torres era iniziato nel 2009, rotto in più parti, muscoli, ginocchia, testa. Come lui, il Liverpool di Benitez stava misteriosamente affondando. Via Xabi Alonso, l'unica struttura ancora in piedi era la Kop. "Quando lo vidi segnare il gol decisivo nella finale degli europei del 2008 ero orgoglioso di averlo allenato sin da quando aveva 15 anni", racconta Abraham Garcia, il tecnico delle giovanili dell'Atletico Madrid che lo allevò con affetto e ammirazione.
La prima volta che lo vide Fernando aveva 14 anni: "Era già formato. Un uomo fatto". Aveva talmente tanti muscoli da sembrare un velocista: "Vedeva la porta e quando correva trasmetteva armoniosità". I muscoli però erano fragili e la testa aveva un difetto tuttora presente: "Era troppo esigente con se stesso". Il risultato di tanto perfezionismo è che Fernando non è mai "felice al 100%, mai completamente soddisfatto di ciò che fa". Lo tenga a mente Ancelotti.
Torres ha firmato per Abramovich negli ultimi minuti del mercato di gennaio, volando in elicottero - racconta la fresca leggenda - da Liverpool a Londra. Guadagnerà come Terry e Lampard (250 mila sterline a settimana). Ma la sua fuga era stata mentalmente organizzata mesi fa: "Sarei voluto venire al Chelsea in estate". Al luglio il Chelsea propose un accordo per 35 milioni. I proprietari del Liverpool, Tom Hicks e Geroge Gillett (ora c'è John Henry) rigettarono l'offerta: "Stiamo pensando a un grande investimento sulla squadra". Ma Benitez era già scappato. Era una pia menzogna alla quale Torres dovette credere mal volentieri e mal volentieri i giocatori della vecchia guardia, abituati a ben altro, sono stati costretti ad accettare i finti insegnamenti del calcio di Roy Hodgson (ora c'è Kenny Dalglish). La squadra sembrava il peggior Fulham. Due settimane fa, in piena emergenza di risultati, il Chelsea si è rifatto sotto mettendo sul piatto 5 milioni in più. Ancora no. Arrivato Abramovich a 50 John Henry è crollato. Promettendo però di reinvestire sul serio (ha acquistato Suarez e Carroll). Il Liverpool ha chiesto di inserire nel contratto la clausola del "primo anno", per la quale Torres non sarebbe stato "eligible" per la partita di domenica. Niente da fare. Avranno contro un "niño" incattivito dalle bugie dei vecchi padroni. I blog dei Reds sono iniettati di sangue e livore. Ma la vera differenza Torres la farà in Champions, accanto a Drogba in un potenziale 4-1-3-2, con Essien davanti alla difesa, Malouda, Lampard e Anelka (o Ramires) in mezzo e quei due là davanti. Spaventosi. Lì, davvero, Torres potrà spostare l'ago della bilancia. Ancelotti e Abramovich lo sanno bene.
Torres è un singolare caso di ispanicità compressa, talento e muso lungo, piedi e senso della famiglia. Come se avesse dentro il mondo e non riuscisse mai ad esprimerne appieno i valori. Come se avesse un tappo sul cuore. Questa sua attitudine, questo suo essere incline alla introversione sono esplosi in Sudafrica in forma autolesionistica. E' stato male dall'inizio alla fine. Al punto da infortunarsi durante la finale contro l'Olanda senza aver mai inciso. Una situazione estrema che rischiava di far supporre: "Che sia definitivamente cambiato? Che non sia più il fenomeno capace di con la maglietta del Liverpool e di farsi amare come Ian Rush?". Il 2010 di Torres era iniziato nel 2009, rotto in più parti, muscoli, ginocchia, testa. Come lui, il Liverpool di Benitez stava misteriosamente affondando. Via Xabi Alonso, l'unica struttura ancora in piedi era la Kop. "Quando lo vidi segnare il gol decisivo nella finale degli europei del 2008 ero orgoglioso di averlo allenato sin da quando aveva 15 anni", racconta Abraham Garcia, il tecnico delle giovanili dell'Atletico Madrid che lo allevò con affetto e ammirazione.
La prima volta che lo vide Fernando aveva 14 anni: "Era già formato. Un uomo fatto". Aveva talmente tanti muscoli da sembrare un velocista: "Vedeva la porta e quando correva trasmetteva armoniosità". I muscoli però erano fragili e la testa aveva un difetto tuttora presente: "Era troppo esigente con se stesso". Il risultato di tanto perfezionismo è che Fernando non è mai "felice al 100%, mai completamente soddisfatto di ciò che fa". Lo tenga a mente Ancelotti.
Torres ha firmato per Abramovich negli ultimi minuti del mercato di gennaio, volando in elicottero - racconta la fresca leggenda - da Liverpool a Londra. Guadagnerà come Terry e Lampard (250 mila sterline a settimana). Ma la sua fuga era stata mentalmente organizzata mesi fa: "Sarei voluto venire al Chelsea in estate". Al luglio il Chelsea propose un accordo per 35 milioni. I proprietari del Liverpool, Tom Hicks e Geroge Gillett (ora c'è John Henry) rigettarono l'offerta: "Stiamo pensando a un grande investimento sulla squadra". Ma Benitez era già scappato. Era una pia menzogna alla quale Torres dovette credere mal volentieri e mal volentieri i giocatori della vecchia guardia, abituati a ben altro, sono stati costretti ad accettare i finti insegnamenti del calcio di Roy Hodgson (ora c'è Kenny Dalglish). La squadra sembrava il peggior Fulham. Due settimane fa, in piena emergenza di risultati, il Chelsea si è rifatto sotto mettendo sul piatto 5 milioni in più. Ancora no. Arrivato Abramovich a 50 John Henry è crollato. Promettendo però di reinvestire sul serio (ha acquistato Suarez e Carroll). Il Liverpool ha chiesto di inserire nel contratto la clausola del "primo anno", per la quale Torres non sarebbe stato "eligible" per la partita di domenica. Niente da fare. Avranno contro un "niño" incattivito dalle bugie dei vecchi padroni. I blog dei Reds sono iniettati di sangue e livore. Ma la vera differenza Torres la farà in Champions, accanto a Drogba in un potenziale 4-1-3-2, con Essien davanti alla difesa, Malouda, Lampard e Anelka (o Ramires) in mezzo e quei due là davanti. Spaventosi. Lì, davvero, Torres potrà spostare l'ago della bilancia. Ancelotti e Abramovich lo sanno bene.