MIAMI - Ha riaperto la culla di Ali. Anzi di Cassius Clay, che lì sbocciò, diventò professionista. E sul ring trovò un papà. A due blocchi dall'oceano Atlantico. La 5th Street Gym a South Beach. L'inferno che portava al paradiso. Gabbiani, sudore, sangue. Nello stesso posto: angolo Quinta e Washington avenue. Clay ci arrivava di corsa dal mare, anche se spesso veniva arrestato dai poliziotti perché la spiaggia era vietata ai neri. Agli agenti dava quell'indirizzo: 5th street gym. "Chiamate, non sono un vagabondo". Oggi la palestra è a pianterreno, allora era al secondo. E il tanfo non è più lo stesso. La sentivi, prima di vederla: l'odore della minestra di pollo era intenso, il ristorante cinese che c'era prima l'aveva lasciato in eredità. La scala era alta e stretta, quindici gradini, "come scalare una montagna" linoleum per terra, un posto scrostato e cadente, mangiato dalle cimici. Un mito pulito in mezzo allo sporco. Ci venivano tutti alla 5 street gym: da Rocky Marciano a Sonny Liston a Joe Louis. Molti pugili orfani della spartana Stillman's Gym sull'ottava Avenue a New York che nel '61 era diventata condominio. Clay ci arrivò a dicembre del '60 con la medaglia olimpica al collo vinta a Roma. Aveva bisogno di imparare, di essere sgrezzato, gli avevano detto che lì c'era uno bravo. Ci vennero pure i Beatles nel '64 a fare quella famosa fotografia in cui Clay con un destro li stende tutti, da George a Paul. E anche Frank Sinatra. Era la fabbrica di pugni più famosa d'America. Pure se le due docce erano sbeccate, lo specchio arrugginito, e l'acqua quando s'intasava colava giù nel negozio di liquori. Il cartello diceva "no smoking", ma sulle scale c'era chi masticava tabacco. Nessun comfort, niente aria condizionata. Si sudava, si tremava. Un ring, due sacconi, una panca di legno, armadietti schifosi, una lavagnetta con i nomi di chi si allenava quel giorno. Nel peggio c'era il meglio. L'ingresso alle donne era vietato. "No girls allowed". All'orizzonte nessuna million dollar baby. L'avevano riconvertito in palestra, da ex ristorante cinese, dando una mano di pallida pittura rosa, i fratelli Dundee, Chris e Angelo, che negli anni cinquanta cominciarono a trattare pugili cubani. Si pagava 50 cent per assistere agli allenamenti. Se cercavate di fare i furbi quel bestione di Sully, seduto sui gradini, vi prendeva e vi scrollava. E quando c'era Clay tutti si fermavano a guardarlo.
Ora è diverso. C'è una porta a vetri, vecchi poster e fotografie storiche, ma atmosfera nuova. Per 59 dollari potete fare un sacco di roba, anche wrestling, cardio-boxing, corsi di autodifesa per donne. Ci sono ragazzi e ragazze, qualche pugile, tanto passato, un altro futuro. A riaprire dopo 17 anni "l'università della boxe" è stato il manager Tom Tsatas, di origine greca: "Ho trovato appassionati di questo sport pronti a dare un finanziamento. Non sarà il posto di una volta, anche se Angelo Dundee a 88 anni qualche volta passa, e se Ali è venuto all'inaugurazione, però facciamo rivivere il ricordo e io qui spero di trovare il prossimo campione americano dei massimi".
La palestra che dà direttamente sulla strada era diventata un garage, Angelo Dundee se ne era sbarazzato nell'82 quando gli incontri di boxe avevano cominciato a riempire la tv. E oggi dice: "Clay nel '60 a Louisville bussò alla porta del mio albergo. Non lo conoscevo. Prima mi aveva telefonato: mi chiamo Cassius Clay e diventerò campione del mondo. Senta signor non mi ricordo il suo nome, le posso dare cinque minuti. Lui mi chiese: le dispiace se vengo con mia mamma?". La trattativa non fu facile. Clay: "Che cosa mi offri?". Dundee: "Nulla, un buon allenamento". Clay: "Devi essere matto, tutti mi vogliono dare di più". Nessuno resisteva all'angolo di Clay. Dick Sadler lo lasciò dicendo: "Non ne posso più: ad ogni fermata di treno attraversando il Texas metteva fuori la testa urlando "sono il più grande", credevo ci linciassero". Non è ancora Natale quando Bill Faversham chiama Dundee: " I'm going to send you the kid". E così a dicembre del '60 il ragazzo Clay arriva alla 5th street gym. Dundee ricorda: "A quei tempi nessun albergo sul mare prendeva neri, nemmeno il drugstore sulla strada, così lo portai a Miami Harlem e gli affittai una stanza". Dundee capisce che il ragazzo rompe, ma che è straordinario. Grazia e potenza. E in quel buco sull'oceano Clay, pur arrivando di corsa, inseguito dai poliziotti, progredisce e diventa un vero pugile. Dundee, che lo seguirà per 21 anni diventando il coach più vincente della storia con 15 campioni del mondo, sa come prenderlo. "Doveva essere lui la star, l'inventore". Tutti gli dicono di lasciar perdere, il ragazzo è solo uno sbruffone, e poi non si piega mentre colpisce di jab. Ma Dundee alla 5th street gym lo trasforma. "Lo elogiavo ogni volta che si piegava in allenamento, facendogli intendere che apprezzavo molto quella sua nuova, geniale trovata". E Carmen Basilio, primo pugile di Angelo, diede su quei gradini la più bella risposta sul pugilato quando gli chiesero perché si facesse il segno della croce dopo il combattimento e non prima: "Dio non ti aiuta se non sai boxare".
Ora è diverso. C'è una porta a vetri, vecchi poster e fotografie storiche, ma atmosfera nuova. Per 59 dollari potete fare un sacco di roba, anche wrestling, cardio-boxing, corsi di autodifesa per donne. Ci sono ragazzi e ragazze, qualche pugile, tanto passato, un altro futuro. A riaprire dopo 17 anni "l'università della boxe" è stato il manager Tom Tsatas, di origine greca: "Ho trovato appassionati di questo sport pronti a dare un finanziamento. Non sarà il posto di una volta, anche se Angelo Dundee a 88 anni qualche volta passa, e se Ali è venuto all'inaugurazione, però facciamo rivivere il ricordo e io qui spero di trovare il prossimo campione americano dei massimi".
La palestra che dà direttamente sulla strada era diventata un garage, Angelo Dundee se ne era sbarazzato nell'82 quando gli incontri di boxe avevano cominciato a riempire la tv. E oggi dice: "Clay nel '60 a Louisville bussò alla porta del mio albergo. Non lo conoscevo. Prima mi aveva telefonato: mi chiamo Cassius Clay e diventerò campione del mondo. Senta signor non mi ricordo il suo nome, le posso dare cinque minuti. Lui mi chiese: le dispiace se vengo con mia mamma?". La trattativa non fu facile. Clay: "Che cosa mi offri?". Dundee: "Nulla, un buon allenamento". Clay: "Devi essere matto, tutti mi vogliono dare di più". Nessuno resisteva all'angolo di Clay. Dick Sadler lo lasciò dicendo: "Non ne posso più: ad ogni fermata di treno attraversando il Texas metteva fuori la testa urlando "sono il più grande", credevo ci linciassero". Non è ancora Natale quando Bill Faversham chiama Dundee: " I'm going to send you the kid". E così a dicembre del '60 il ragazzo Clay arriva alla 5th street gym. Dundee ricorda: "A quei tempi nessun albergo sul mare prendeva neri, nemmeno il drugstore sulla strada, così lo portai a Miami Harlem e gli affittai una stanza". Dundee capisce che il ragazzo rompe, ma che è straordinario. Grazia e potenza. E in quel buco sull'oceano Clay, pur arrivando di corsa, inseguito dai poliziotti, progredisce e diventa un vero pugile. Dundee, che lo seguirà per 21 anni diventando il coach più vincente della storia con 15 campioni del mondo, sa come prenderlo. "Doveva essere lui la star, l'inventore". Tutti gli dicono di lasciar perdere, il ragazzo è solo uno sbruffone, e poi non si piega mentre colpisce di jab. Ma Dundee alla 5th street gym lo trasforma. "Lo elogiavo ogni volta che si piegava in allenamento, facendogli intendere che apprezzavo molto quella sua nuova, geniale trovata". E Carmen Basilio, primo pugile di Angelo, diede su quei gradini la più bella risposta sul pugilato quando gli chiesero perché si facesse il segno della croce dopo il combattimento e non prima: "Dio non ti aiuta se non sai boxare".