ANCHE il Sudafrica ha il suo Giuseppe Rossi. Un po' più alto, decisamente più biondo, con una formazione diversa. Si potrebbe quasi dire che non somiglia affatto a Giuseppe Rossi. Però lo ricorda per posizione in campo, storia personale, contatti con gli Stati Uniti e vagabondaggi assortiti. Mercoledì, Davide Enrico Somma, il Giuseppe Rossi che non ha quasi niente di Giuseppe Rossi, ha disputato la sua seconda partita in nazionale. Contro aveva il Kenya e Somma quel Kenya se lo ricorderà a lungo. Si giocava a a Rustenburg, al Royal Bafokeng, in uno quegli stadi troppo grandi e troppo isolati, troppo cementosi e troppo costosi, costruiti per i mondiali del 2010 e poi quasi del tutto abbandonati (adesso qualcuno è anche a serio rischio demolizione) che l'amministrazione di Pretoria sopporta come denti cariati. Lì, pensando magari di essere arrivato con qualche mese di ritardo, Davide Enrico Somma ha segnato il suo primo gol da "Bafana Bafana". Il Sudafrica ha vinto 2-0. Il pubblico era poco ma contento. In tribuna qualcuno esclamava: "Col ragazzo "italiano" faremo strada". L'altro gol è arrivato dal capitano Steven Pienaar, passato da qualche giorno al Tottenham (provenienza Everton).
Ha peso, qualità, si muove tanto e spesso anche bene. Niente di tutto questo sembrava possibile quando iniziò al Perugia nel 2004, grifone senza artigli che aveva già imboccato la strada dell'inferno e della bancarotta grazie al suo demiurgo Gaucci. Somma aveva solo 19 anni, l'ambiente che lo doveva valorizzare non aveva niente di sano. Niente di ciò che potrebbe consentire a un calciatore in erba di togliersi l'erba di dosso e diventare grande era rintracciabile in tutta l'Umbria (anche la Ternana sarebbe svanita nel nulla).
Somma mercoledì ha cambiato e chiuso la partita dopo appena due minuti. Cross di Ngcongca, Il "bloody striker" taglia sul primo palo trascinando dietro il suo marcatore e la butta dentro. Poteva segnarne tre in un quarto d'ora. Al 13' ci si mette di mezzo il palo. Un minuto dopo il portiere avversario Onyango.
Ma perché Somma è africano? Perché adesso gioca nel Leeds? Perché è scappato dall'Italia? C'è qualcosa di misterioso, che non quadra, qualcosa che la foto del ragazzo, capelli biondi di media lunghezza, pettinati all'indietro, alla Gilardino, cui somiglia, rimanda prepotente. Una storia calcistica piena di partenze, sbarchi, incertezze, innamoramenti fugaci mescolati a passioni più intense e non corrisposte. Non è giovane, Davide Enrico Somma. Ma è come se fosse ancora un ragazzino. E perché adesso si parla (bene) di lui? Perché ha viaggiato più di quanto abbia giocato. A 12 anni da Johannesburg, dove è nato, si trasferisce in Florida con la famiglia. Gioca nella squadra del college. Il passaporto italiano gli facilita gli spostamenti. Entra in un programma di sviluppo calcistico internazionale e finisce nelle giovanili del Logroñes. Lo scovano da Perugia. E' italiano, venga da noi, futuro assicurato. Una balla. Lui è già stanco: "Non ci capivo più niente. Ero solo emozionato. Ma avevo anche paura". Cosmi non lo fa debuttare. Finisce alla Pro Vasto, dove resta sino al 2007. Poi all'Olbia. Dicono parli bene di lui Zola. Non confermato. Torna negli States. Dove i San Josè Earthquakes lo prendono, convincendolo che si tratta di un'occasione irripetibile, per la Major League Soccer: "Ero spaesato". Compare appena tre volte. Con un progetto dell'Adidas (una squadra dimostrativa chiamata Generation Adidas) si trascina in Inghilterra. Segna due giocando contro la squadra riserve di Chelsea e West Ham. Ma ha già 23 anni e pochissime certezze. A parte quei due gol. Firma per i Queens Park Rangers. Poi per il Leeds dove si ambienta parlando italiano con Mike Grella. I debutti sono il suo forte: prima partita con le riserva e prima doppietta. Va in prestito prima al Chesterfield poi al Lincoln City. Qui comincia un po' di più a somigliare a Rossi: "Questo è il mio calcio". Gioca in Fa Cup contro l'Arsenal. Lo notano. Si pensa: "Che nazionale vorresti per il tuo futuro?". I due passaporti sono sul davanzale, italiano e sudafricano. Uno deve buttarlo giù. Ma lui sorprende tutti: "Vorrei giocare con gli Usa". Non può. L'ex Leeds e sudafricano Radebe annuncia: "Davide vuole giocare per il Sudafrica". Il ct Mosimane lo schiera per la prima volta, fatatlità, in un'amichevole a Città del Capo nel novembre scorso. Gli Usa vincono 1-0. L'unica occasione per gli africani la crea lui, Davide il biondo che non c'era e adesso c'è. Col Kenya fa gol e botto: "Ora so che ho scelto bene". Somma è un " bloody striker", come adesso dicono i suoi tifosi a Elland Road. Una prima punta. Sarà un caso, ma adesso il Leeds sogna la Premier.
Ha peso, qualità, si muove tanto e spesso anche bene. Niente di tutto questo sembrava possibile quando iniziò al Perugia nel 2004, grifone senza artigli che aveva già imboccato la strada dell'inferno e della bancarotta grazie al suo demiurgo Gaucci. Somma aveva solo 19 anni, l'ambiente che lo doveva valorizzare non aveva niente di sano. Niente di ciò che potrebbe consentire a un calciatore in erba di togliersi l'erba di dosso e diventare grande era rintracciabile in tutta l'Umbria (anche la Ternana sarebbe svanita nel nulla).
Somma mercoledì ha cambiato e chiuso la partita dopo appena due minuti. Cross di Ngcongca, Il "bloody striker" taglia sul primo palo trascinando dietro il suo marcatore e la butta dentro. Poteva segnarne tre in un quarto d'ora. Al 13' ci si mette di mezzo il palo. Un minuto dopo il portiere avversario Onyango.
Ma perché Somma è africano? Perché adesso gioca nel Leeds? Perché è scappato dall'Italia? C'è qualcosa di misterioso, che non quadra, qualcosa che la foto del ragazzo, capelli biondi di media lunghezza, pettinati all'indietro, alla Gilardino, cui somiglia, rimanda prepotente. Una storia calcistica piena di partenze, sbarchi, incertezze, innamoramenti fugaci mescolati a passioni più intense e non corrisposte. Non è giovane, Davide Enrico Somma. Ma è come se fosse ancora un ragazzino. E perché adesso si parla (bene) di lui? Perché ha viaggiato più di quanto abbia giocato. A 12 anni da Johannesburg, dove è nato, si trasferisce in Florida con la famiglia. Gioca nella squadra del college. Il passaporto italiano gli facilita gli spostamenti. Entra in un programma di sviluppo calcistico internazionale e finisce nelle giovanili del Logroñes. Lo scovano da Perugia. E' italiano, venga da noi, futuro assicurato. Una balla. Lui è già stanco: "Non ci capivo più niente. Ero solo emozionato. Ma avevo anche paura". Cosmi non lo fa debuttare. Finisce alla Pro Vasto, dove resta sino al 2007. Poi all'Olbia. Dicono parli bene di lui Zola. Non confermato. Torna negli States. Dove i San Josè Earthquakes lo prendono, convincendolo che si tratta di un'occasione irripetibile, per la Major League Soccer: "Ero spaesato". Compare appena tre volte. Con un progetto dell'Adidas (una squadra dimostrativa chiamata Generation Adidas) si trascina in Inghilterra. Segna due giocando contro la squadra riserve di Chelsea e West Ham. Ma ha già 23 anni e pochissime certezze. A parte quei due gol. Firma per i Queens Park Rangers. Poi per il Leeds dove si ambienta parlando italiano con Mike Grella. I debutti sono il suo forte: prima partita con le riserva e prima doppietta. Va in prestito prima al Chesterfield poi al Lincoln City. Qui comincia un po' di più a somigliare a Rossi: "Questo è il mio calcio". Gioca in Fa Cup contro l'Arsenal. Lo notano. Si pensa: "Che nazionale vorresti per il tuo futuro?". I due passaporti sono sul davanzale, italiano e sudafricano. Uno deve buttarlo giù. Ma lui sorprende tutti: "Vorrei giocare con gli Usa". Non può. L'ex Leeds e sudafricano Radebe annuncia: "Davide vuole giocare per il Sudafrica". Il ct Mosimane lo schiera per la prima volta, fatatlità, in un'amichevole a Città del Capo nel novembre scorso. Gli Usa vincono 1-0. L'unica occasione per gli africani la crea lui, Davide il biondo che non c'era e adesso c'è. Col Kenya fa gol e botto: "Ora so che ho scelto bene". Somma è un " bloody striker", come adesso dicono i suoi tifosi a Elland Road. Una prima punta. Sarà un caso, ma adesso il Leeds sogna la Premier.