La storia

Messi-Villa-Pedro, le pulci del gol
L'attacco che spaventa l'Europa

Gli attaccanti del Barça hanno realizzato in tre più reti di tutto il Real. I piccoli giganti di Guardiola da soli a segno sette volte più di Milan, Inter e Udinese in Italia. Tra le big solo Manchester United e Arsenal superano il trio blaugrana: ma con tutta la rosa

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LA PULCE e i suoi due compari, tre ragazzetti coi piedi felici fanno peggio, anzi meglio, di una squadra intera. Messi, Villa, Pedro, la banda del gol europeo. Più che un tridente favoloso, gli attaccanti del Barcellona giocano in regime di Monopolio. Della rete: la cricca finora ne ha piazzate cinquantasei in tutto (oggi in campo contro il Valencia, toccherà dunque aggiornare la conta), in tre hanno prodotto più gol nella Liga spagnola di qualsiasi altro team nei rispettivi campionati. Molto più che un club il Barça (76 reti), è un'industria di santissime trinità. Il rivale a loro più vicino, il Real Madrid, è indietro di sette punti in classifica e di una rete, ma per mettere su le 55 totali ci si è impegnata tutta la rosa di Mourinho. Il quartetto di Josè (Cristiano, Benzema, Higuain e Adebayor) non è altrettanto Special, si aggiudicano al momento 36 reti di cui 26 frutto del sangue portoghese, quello di Ronaldo.

Il potere offensivo occidentale parla catalano e di giocatori col dono di metterla dentro. La facilità e la quantità di segnare sembra ce l'abbiano scritta sul corpo. E infatti la triade è stata prontamente ribattezzata con "fattore MVP", le iniziali dei moschettieri di Spagna incrociano con giusto destino il lessico (anglosassone) del calcio: Most Valuable Players, e allora eccoli appollaiati là sopra su ciascuna lettera dell'onorifico titolo, persino con corretta successione di meriti. Messi ha segnato 26 gol a ieri, uno in più di tutto il Maiorca. Ma la pulce argentina, 23 anni, un metro e 69 e due palloni d'oro, è assai ingorda: altre 6 li ha fatti in Champions League, 7 in Coppa del Re e 3 in Supercoppa di Spagna.

Basta vederli giocare questi forsennati del gol per capire il tripudio, però il confronto numerico serve: il capocannoniere nostrano, l'esagerato Totò Di Natale, è a 21. Il Milan primo in classifica, a 49 (con Inter e Udinese). Spaziando tra le prime, il Borussia Dortmund a 52, Porto a 49, Lille a 43. Tra i campionati d'élite, solo al di là della Manica si segna di più, sempre in undici: Manchester United 62, Arsenal 57. Ma è un altro paio di maniche, qui dalle parti del Mediterraneo la rete è una pesca tutta azzurra-blu. Il bello è che prendono da subito la mira, i barcelonisti. Guardate Pedro Rodríguez Ledesma, 24 anni, da Santa Cruz a Tenerife è entrato alla Masìa nel 2004, tre anni nel vivaio del Barça a fermentare, poi l'approccio in prima squadra e 6 gol subito tanto per gradire. Guardiola gli ha messo gli occhi addosso, migliore realizzatore in pre-stagione 2009 e dunque contratto vero in A, ripagato dal ragazzo delle Canarie, alto quanto Messi e dunque di belle promesse, con 10 gol. Mancino educato al destro con molto profitto, tira forte specie da lontano e fa centro, è a 13 reti in Liga quest'anno, il terzo goleador della banda.

In mezzo, David Villa. Al Barcellona dal 21 maggio 2010, cinque giorni dopo la vittoria dello scudetto dell'era Guardiola. Il figlio del minatore delle Asturie, 29 anni, cresciuto nel club locale dello Sporting Gijon, è arrivato a Barcellona preceduto dalla sua fama: mai meno di 15 gol a stagione, 140 in 239 matches tra un club e l'altro. Cinque ne ha fatti in Sudafrica, il migliore insieme a Müller, Snejder e Forlán. Meno pulce degli altri, 1.75 per 69 chili, anche se detto "El Guaje"(il bimbo) è lesto e mobile, ha in testa lo spazio del campo, recita a memoria gli schemi e non dimentica un verso. Fabbrica di palloni dentro, se li scava come gli antenati a testa bassa: "Possiamo vincere Liga, Coppa del Re e Champions League, ma preferisco pensare partita per partita, con umiltà". Già, il triplete, quello del 2009: allora il tridente era Messi, Eto'o e Henry, una barbarie di gol (82 su 105 totali) in Liga. In mezzo sempre la Pulce, quello che palleggia d'istinto, anche se gli anni passano: "Non ho cambiato nulla, gioco come un bambino: per divertirmi, essere felice". Il capo della banda del gol, un bassotto che ride.