La storia

Di Francisca la ribelle
"Mai dato retta a nessuno"

"Io e Valentina: ero piccola, la Vezzali mi diede quindici stoccate prima di capire che piangevo per il dolore. Una donna che pensa, ha casa e auto fa paura. Un fidanzato mi spaccò il labbro, la gelosia non è amore"

3 minuti di lettura
JESI  - Difficile trovare una così. Una Zorra sensuale. A metà strada tra Steve McQueen e Paul Newman. Una che non tradisce i sensi. Ribelle a tutto. Eccessiva negli appetiti. Beve, fuma, balla. Vince, parla, esagera. Fioretto e tacchi a spillo. Bicchiere e sigaretta dopo ogni assalto. "Non mi faccio mai mancare il Verdicchio, quando a Parigi ho vinto il mondiale tutti mi cercavano, ero in uno scantinato del Grand Palais ad accendere. E in una trasferta a New York sono andata a zonzo per conto mio, niente museo, volevo respirare libertà". Elisa Di Francisca è il nome nuovo della scherma. Una campionessa del mondo che t'infilza con la sincerità. "Ho perso tempo, ho sbagliato, non ho mai dato retta a nessuno, da adolescente nemmeno al Papa mi sarei inchinata, fosse venuto in persona a correggermi. Forse non rifarei tutto, ma l'amore, l'incoscienza e l'inesperienza si pagano. Ho cominciato a tirare di scherma a 8 anni e a 18 ho mollato, per via di un fidanzato possessivo, geloso, ossessivo. M'impediva di parlare e di stare con gli altri, di partire. Io scambiavo la sua malattia per amore. Una notte l'ho lasciato, ho messo sul comodino il suo anello e sono uscita di casa. Mi ha inseguita, presa a male parole, mi ha gridato di tutto, e mi ha spaccato il labbro. Ho chiamato mia mamma al telefono, le ho detto di venirmi a prendere, quando mi ha visto sanguinante mi ha detto: andiamo alla polizia a denunciarlo. Ma per me era finita, non volevo più avere a che fare con lui, volevo cancellarlo per sempre, non sentirmi una vittima. Ho vomitato, sono dimagrita 15 chili, ma ho capito una cosa: una donna che pensa, che ha casa, soldi, macchina, personalità, indipendenza, fa ancora paura. E alle altre dico: attente, la gelosia non è amore".
Elisa e la maturità. "Ero a pezzi, ho studiato, ho parlato per più di un'ora, 60/60, e alla fine alla commissione ho detto: adesso entro in polizia e vi arresto tutti. Alla mia prima gara dopo l'abbandono, senza allenamento, sono arrivata seconda, è stato bellissimo, come rinascere, lì ho capito che dovevo decidermi". Già. Quindici braccialetti al polso sinistro più un elastico, ricordo della Sicilia: "Uno, questo con il cuore spezzato a metà, è di mio fratello Michele, al quale sono molto affezionata e che ha nove anni meno di me, uno preso in Egitto, due sono regali di amiche, uno di un altro amico, Luca. E poi il tatuaggio sul braccio, che giura non si toglierà mai: "Muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l'insicurezza di un sogno". Ma aggiunge: "Lo sport non è vita da fare sempre, si viaggia molto e non si vede niente, anzi non si conosce. Dopo i Giochi di Londra penso di smettere, voglio una famiglia, la casa l'ho già comprata con il mutuo".
A Jesi la scherma è il biberon nazionale. Ti devi subito confrontare con chi si è già nutrito. Non solo con Trillini e Vezzali, ma con altre ombre e immensità. Il maestro Triccoli, quello che ha messo l'arma in mano a varie generazioni di campioni, sul letto d'ospedale, prima di morire, disse alla madre di Elisa: "Lascio l'oro nelle mani di tua figlia, se non andrà via di testa". Lei conferma. "Mai sopportato l'ipocrisia. Mamma e papà quando noi eravamo piccoli litigavano spesso, differenza di carattere, lui siciliano, lei marchigiana. Io insistevo: mamma separati. Volevo un altro papà, una situazione più tranquilla. Non mi fa paura nulla: ho fatto mille lavori, in gelateria, in ristoranti, in discoteca. Ho studiato Giurisprudenza a Camerino, ma mi sono annoiata come a scuola, credo di preferire Filosofia". Elisa è alta (1.77), ama Alì, la boxe e i pugili, "perché combattono altre cose oltre agli avversari". È diventata grande in una palestra dove si è costrette a crescere perché la storia non resta indietro. "Devo a Triccoli la disciplina, al ct Stefano Cerioni la precisione, ho imparato e rubato da Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. Della prima sono più amica, perché è persona cara e generosa. Il mio primo ricordo è legato a Valentina, che era in crisi e doveva imparare a toccare alla spalla, il maestro Triccoli cercava una cavia, mi proposi, ero piccina, mi toccò con quindici stoccate, piangevo dal dolore, ma senza emettere un grido, se ne accorse solo quando mi tolsi la maschera e mi chiese: non potevi dirlo? Giovanna si sarebbe preoccupata prima". A vederla allenarsi mette allegria. È sorridente, non si lamenta, poi scappa ad accendere. "Ho smesso di fumare per 14 giorni, ma ho ripreso, non me ne vanto. A smettere di bere vino però non ci ho mai provato, anzi ho tentato anche la Vezzali, che mi ha detto: se fa vincere, vorrà dire che inizierò anch'io".
Elisa, Valentina e le altre saranno in pedana il prossimo fine settimana a Torino, per la tappa italiana della Coppa del mondo di fioretto. Ultima stoccata: "Mi diverto a truccarmi, a mettermi i tacchi alti, a ballare in discoteca, e se mi guardano sono contenta. Ho vinto un mondiale subito dopo essermi lasciata e quello che ho imparato è questo: noi donne possiamo farcela anche da sole. Passate parola".