TRENTO - Qui hanno schiacciato le montagne. A Trento non fanno più cerniera le Dolomiti, isolamento di lusso, baluardo di provincia per bollicine, vescovi e San Vigilio martire protettore. Sulla valle laboriosa e seria, quasi musona, vola leggera la Trentino volley: palazzetto pieno, una bandiera per cui tifare, i commenti al bar davanti a uno spritz. E' prima nella classifica di regular season, 23 successi su 24 partite, domani a Bolzano semifinale con la polacca Jastrzebski Wiegel di Lorenzo Bernardi per cercare il terzo titolo consecutivo di campione d'Europa nella Final Four di Champions League, impresa che in Italia è riuscita solo a Modena ('96, '97, '98) e Ravenna ('92, '93, '94). Russe le altre due in gara, lo Zenit Kazan e la Dinamo Mosca. Tifo da calcio per questo volley locale, più gentile e meno divo, stemma comunale accanto all'aquila nera, rostrata, armata, linguata. Ha solo dieci anni ma ha già vinto da grande: uno scudetto, una Coppa Italia, due Coppe del mondo per club e appunto due Champions League. Non ha prodotto solo tituli, ma anche un'appartenenza: 2700 abbonati, al PalaTrento in 4mila quando si gioca in casa. Record di spettatori e incassi in campionato. Il segreto: pazienza montanara, laboratorio delle prossime cose.
Il general manager è da sei anni Giuseppe Cormio da Jesi, l'uomo che portò nel 1983 nel club marchigiano, promosso in A2 sotto la sua direzione sportiva, un tipo argentino. Era Julio Velasco. Il generatore dei fenomeni anni '90, due ori mondiali per la nazionale azzurra e una rivoluzione ineguagliata dell'universo sottorete. Cormio ha un dono: le scelte giuste: ''Orgogliosi di aver scovato talenti, e di aver accolto campioni''. Negli anni sono di qui passati Tofoli, Bernardi, Sartoretti, Kazakov, Vujevic, Heller, Nascimento, Hübner, Meoni, Winiarski, Kaziyski, Nikolov, Nikola Grbic, Vissotto, Birarelli e Juantorena. ''Dei circa 5 milioni di euro che spendiamo ogni anno, il 10 per cento va al settore giovanile''. Dall'under 14 all'under 20 i piccoli trentini sono riusciti ad arrivare a tutte le finali. Era provincia, ora è capitale. Specie da quando a Trento sono sbarcati i bulgari: tre giocatori quest'anno tra cui la star Matey Kaziyski ora alla quarta stagione. Soprattutto l'allenatore dei miracoli Radostin Stoytchev, coach pignoleria e dotte letture (''tutti i classici russi e inglesi, adesso solo romanzi per pulire la testa'').
L'ex palleggiatore del CSKA Sofia ha ottenuto lo scudetto appena arrivato (2008), lo sbarco italiano con immediato trionfo era riuscito solo a Velasco. Dell'argentino ha esteso e modernizzato l'ossessione per i dettagli: controlla i materassi negli alberghi delle trasferte, il cibo nei menu dei giocatori, la prevenzione e l'assistenza medica, il benessere e il riposo nel tempo libero. ''Ma non sono un poliziotto: preferisco persone responsabili che gente tecnicamente perfetta''. E' la maniera di lavorare, la mentalità che ai trentini ha cambiato: ''Voglio il meglio per produrre il meglio. Non penso di aver portato una rivoluzione, ho solo realizzato il lavoro umile di un'intera squadra''. Lo staff è di 30 persone a tempo pieno, 4 fisioterapisti, al PalaTrento piccolo ambulatorio medico e vasca di recupero per gli atleti, macchinari di proprietà. Stoytchev dice che se sei ben organizzato, puoi fare filosofia: ''Di solito vinciamo, dobbiamo cominciare a pensare a una squadra che può perdere. A me interessa una cosa: scoprire dove sono e come sono fatti i 2 punti che in ogni partita cambiano il risultato''. A pallonate ha allevato Matej Kaziyski, 26 anni, schiacciatore figlio di pallavolisti, da Sofia come il coach, alla Dinamo Mosca col coach. Il ragazzo parla un italiano forbito: ''Allenamenti pesanti, ma fare sport è un privilegio. Trento è stata dolce con me, e giocare qui un vanto''.
Qui è anche dove la società ha puntato sulle donne: nel 2010 è nato anche il settore femminile, a volerlo soprattutto il presidente Diego Mosna, industriale del settore cartaceo (gruppo Diatec) e numero uno della Lega pallavolo maschile Serie A: ''Lo sport è una scelta di responsabilità sociale per gli imprenditori. Noi l'abbiamo capito, anche se con il nostro passo lento da montanari. Questa provincia voleva una squadra che la portasse oltre i propri confini geografici e mentali''. Eccola.
Il general manager è da sei anni Giuseppe Cormio da Jesi, l'uomo che portò nel 1983 nel club marchigiano, promosso in A2 sotto la sua direzione sportiva, un tipo argentino. Era Julio Velasco. Il generatore dei fenomeni anni '90, due ori mondiali per la nazionale azzurra e una rivoluzione ineguagliata dell'universo sottorete. Cormio ha un dono: le scelte giuste: ''Orgogliosi di aver scovato talenti, e di aver accolto campioni''. Negli anni sono di qui passati Tofoli, Bernardi, Sartoretti, Kazakov, Vujevic, Heller, Nascimento, Hübner, Meoni, Winiarski, Kaziyski, Nikolov, Nikola Grbic, Vissotto, Birarelli e Juantorena. ''Dei circa 5 milioni di euro che spendiamo ogni anno, il 10 per cento va al settore giovanile''. Dall'under 14 all'under 20 i piccoli trentini sono riusciti ad arrivare a tutte le finali. Era provincia, ora è capitale. Specie da quando a Trento sono sbarcati i bulgari: tre giocatori quest'anno tra cui la star Matey Kaziyski ora alla quarta stagione. Soprattutto l'allenatore dei miracoli Radostin Stoytchev, coach pignoleria e dotte letture (''tutti i classici russi e inglesi, adesso solo romanzi per pulire la testa'').
L'ex palleggiatore del CSKA Sofia ha ottenuto lo scudetto appena arrivato (2008), lo sbarco italiano con immediato trionfo era riuscito solo a Velasco. Dell'argentino ha esteso e modernizzato l'ossessione per i dettagli: controlla i materassi negli alberghi delle trasferte, il cibo nei menu dei giocatori, la prevenzione e l'assistenza medica, il benessere e il riposo nel tempo libero. ''Ma non sono un poliziotto: preferisco persone responsabili che gente tecnicamente perfetta''. E' la maniera di lavorare, la mentalità che ai trentini ha cambiato: ''Voglio il meglio per produrre il meglio. Non penso di aver portato una rivoluzione, ho solo realizzato il lavoro umile di un'intera squadra''. Lo staff è di 30 persone a tempo pieno, 4 fisioterapisti, al PalaTrento piccolo ambulatorio medico e vasca di recupero per gli atleti, macchinari di proprietà. Stoytchev dice che se sei ben organizzato, puoi fare filosofia: ''Di solito vinciamo, dobbiamo cominciare a pensare a una squadra che può perdere. A me interessa una cosa: scoprire dove sono e come sono fatti i 2 punti che in ogni partita cambiano il risultato''. A pallonate ha allevato Matej Kaziyski, 26 anni, schiacciatore figlio di pallavolisti, da Sofia come il coach, alla Dinamo Mosca col coach. Il ragazzo parla un italiano forbito: ''Allenamenti pesanti, ma fare sport è un privilegio. Trento è stata dolce con me, e giocare qui un vanto''.
Qui è anche dove la società ha puntato sulle donne: nel 2010 è nato anche il settore femminile, a volerlo soprattutto il presidente Diego Mosna, industriale del settore cartaceo (gruppo Diatec) e numero uno della Lega pallavolo maschile Serie A: ''Lo sport è una scelta di responsabilità sociale per gli imprenditori. Noi l'abbiamo capito, anche se con il nostro passo lento da montanari. Questa provincia voleva una squadra che la portasse oltre i propri confini geografici e mentali''. Eccola.