La storia

Il regalo al giovane Mourinho
"Pellegrinaggio negli stadi"

Da ragazzo il calcio era già importante per il tecnico del Real Madrid: a sei anni obbligò i genitori a girare il Portogallo dal Nord al Sud per visitare in 24 ore tutti gli impianti 

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MILANO - Dagli Appennini alle Ande narra la storia di Marco che, da Genova, si imbarca per raggiungere Buenos Aires dove la madre è emigrata per lavoro. Da Setubal a Braga è un percorso molto più breve e soprattutto molto meno pericoloso. E' un curioso episodio di Josè Mourinho bambino. Un viaggio negli stadi della serie A del campionato portoghese. Un sogno del piccolo Josè esaudito dai suoi genitori. Un uomo con una vita piena di vicende a volte divertenti, altre meno. Che in ogni caso hanno risonanza internazionale.

Storie di liti, di fughe (dopo la vittoria della Champions con il Porto), di scherzi ai propri collaboratori (obiettivo preferito il preparatore dei portieri Silvino), di insulti ai giornalisti. Mou, il latino, il passionale, l'uomo che prima di coricarsi si guarda allo specchio sussurrando: io sono lo Special One. Nessuno è meglio di me. Poi pensando di avere davanti una platea dice: Non lo pensate? E' un problema vostro, non mio... Josè non si fa mancare nulla. Da grande come da bambino quando il lasciapassare per il calcio era lo studio.

La stessa cosa che ora insegna al figlio Josè jr. Appassionato 'del gioco del pallone' come e forse più di lui. Un ragazzo che si nutre di tattica. Che vede e rivede i video delle partite e ha costretto il papà, Josè senior, a portarlo a Lione per la partita di Champions tra i francesi e il Real Madrid. Un adolescente che assomiglia sempre di più al padre. Quel genitore che ha vissuto l'adolescenza nel nome del futebol. La sua passione. Qualcosa di viscerale. Un sentimento che gli ha preso testa e cuore fin dalle elementari.

Gli stadi di calcio, i prati calpestati dai giocatori, le tribune, le gradinate. Tutto lo affascinava. Quei giganteschi catini per sei giorni la settimana vuoti, ma che il settimo si riempivano di gente innamorati, come lui, del calcio. Tifo e tifosi, striscioni, fischi e applausi. Un mix di emozioni: gioia, rabbia, a volte di grandi delusioni. Per questo il piccolo, ma già testardo Josè decise a 6 anni che era arrivato il momento di visitare quei luoghi. Spazi immensi che avrebbero fatto parte del suo futuro. E cosa meglio di un viaggio da Setubal verso il Nord del Portogallo a Braga gli avrebbe permesso di realizzare il suo desiderio?

La possibilità era lì a portata di mano. I genitori del giovane Mou avevano deciso di andare a trovare degli amici a Nord del Portogallo. Tutto troppo ghiotto. Sarebbe stato folle farsi sfuggire una simile opportunità. Ed ecco che il giovane Mou studia il piano. Una strategia da portare a termine: vedere tutti gli stadi delle squadre del suo Paese da Sud verso Nord. Prendere o lasciare. Nel senso che, Mourinho 'ordinò' a mamma e papà: o vediamo tutti gli stadi o io non vengo a Braga con voi. Un aut aut davanti al quale i genitori dell'ex allenatore dell'Inter dovettero cedere. Era una estate degli anni '70, il viaggio iniziò. Da Setubal a Braga uno stadio dopo l'altro: quello del San Joanense, dell'Oliveirense, del Varzim, del Porto, del Boavista, del Guimarães, dell'Espinho, fino a quello del Braga. Appunti, emozioni e sensazioni di un percorso di poche ore che Josè trasformò in un pellegrinaggio di 24 ore. Il pellegrinaggio del futebol.