La storia

Investitori, società e gruppi privati
Sono i nuovi 'padroni' del mercato

Il cartellino di molti calciatori famosi (come Ganso o Luis Fabiano) appartiene in parte a intermediatori e "parti terze". E' un fenomeno molto diffuso: sono i misteri di un calcio sempre più votato all'affarismo

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MILANO - Gis, Dis, Traffic, Esp. Sono nomi semisconosciuti a tifosi o appassionati, ma rappresentano entità sempre più importanti nel mondo del calcio. Questi acronimi appartengono alle società private che controllano percentuali del cartellino di numerosissimi calciatori in giro per il mondo, soprattutto in Sud America. Un fenomeno che è andato diffondendosi negli ultimi 15 anni, in conseguenza del quale i club calcistici non sono più proprietari esclusivi dei loro giocatori.

Ormai questa tendenza riguarda anche campioni che vengono in contatto con le nostre società. E' il caso, ad esempio, di Ganso, controllato al 45 per cento dalla Dis, un gruppo di intermediazione brasiliano. Il suo direttore generale, Thiago Ferro, tratta la cessione del fantasista indipendentemente dal Santos che, infatti, ha reagito presentando un esposto alla Fifa, formalmente contro Inter e Milan, ma in realtà indirizzato soprattutto alla Dis. Nell'estate 2009 il club rossonero era arrivato a un passo da Luis Fabiano, controllato al 65 per cento dalla Gis, un altro gruppo di investitori privati.

E' un salto di qualità rispetto all'ormai decennale attività rappresentata dagli agenti. Qui entra in gioco il controllo sulla proprietà dei giocatori. Alcuni di questi gruppi hanno addirittura a disposizione squadre iscritte a più di un campionato. E' il caso della Traffic, leader del settore, che è proprietaria di ben tre formazioni: Deportivo (Brasile), Strikers (Stati Uniti) ed Estoril (Portogallo). Il fenomeno porta a situazione curiose. Nel gennaio 2009 il Milan ha acquistato Felipe Mattioni, terzino brasiliano che giocava nel Gremio di Porto Alegre. Ma nella documentazione depositata in Lega Calcio figura che il calciatore, rappresentato da Mino Raiola, proveniva dal Maga di Santa Caterina, società semi-dilettantistica delle serie minori brasiliane.

Misteri di un calcio sempre più votato all'affarismo nel quale la proprietà dei giocatori inizia a dissociarsi da quella dei club per i quali giocano, smontando un assioma apparentemente inattaccabile: il calciatore è della società per la quale scende in campo. Invece non è più così. Per questo motivo, da qualche anno, gli avvocati esperti di diritto sportivo hanno iniziato a distinguere tra "diritti alle prestazioni sportive" che sono sempre dei club sportivi e  "diritti economici" che possono legittimamente appartenere anche a società commerciali.
Per tentare di disciplinare il fenomeno la Fifa ha introdotto l'articolo 18 bis all'interno del regolamento sullo Status e i trasferimenti dei calciatori nel quale si stabilisce che "nessun club deve legarsi a un contratto che permetta alle parti o a ogni altra terza parte di influenzare le prestazioni della squadra, le sue politiche o l'indipendenza relativa a rapporti di lavoro o trasferimenti". E nelle tavole rotonde giuridiche si parla proprio di "parti terze" per definire questi gruppi commerciali che controllano frazioni del cartellino dei calciatori.

Recentemente una squadra finlandese, il Tampere United, è stata estromessa dal proprio campionato in base all'articolo 18 bis  -  in seguito alla sentenza della giustizia sportiva di Helsinki  -  per aver accettato di subire le interferenze di una società di Singapore, la Exclusive Sports. La Esp aveva versato 299.961 euro per essere sicura che giocassero i calciatori dei quali controllava il cartellino (la commissione di appello ha successivamente sospeso la pena permettendo al Tampere di giocare in attesa della sentenza definitiva).

Questa vicenda dimostra che il fenomeno non è diffuso solo in Brasile. "I club devono fare attenzione ad accettare certi patti perché solo loro sono soggetti a sanzioni disciplinari da parte della Fifa, non i privati", spiega l'avvocato Luca Tettamanti, esperto di diritto sportivo, intervenuto in settimana allo Scouting Forum 2011 a Milano. Recentemente anche il Genoa è stato coinvolto in un contenzioso legato a "parti terze" presso il Tas di Losanna. "E gli arbitrati su questo argomento sono destinati a diventare sempre più numerosi", dice il professor Lucio Colantuoni, direttore del Centro studi diritto sport di Milano, nominato a febbraio arbitro del Tas.

L'articolo 18 bis infatti lascia parecchi margini di interpretazione. E la Fifa stessa non può permettersi di eliminare questi intrecci economici che sono arrivati al cuore del calcio: la proprietà dei giocatori. Non può farlo perché si rende conto che, senza questi finanziatori esterni, molte squadre sud americane andrebbero a rotoli. Impossibile correre questo rischio considerato che Brasile e Argentina sono i principali serbatoi del pallone mondiale. Al momento l'unico accorgimento è quello di evitare le degenerazioni più evidenti. Così le "parti terze" saranno sempre più in prima fila.