La storia

Tra haka e tavolate
Nelson aspetta gli azzurri

Viaggio nella cittadina neozelandese che ospiterà la nazionale di rugby al prossimo mondiale. E' nella parte più settentrionale dell'isola del Sud e ospita la più numerosa comunità italiana dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI

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NELSON - L'importante è continuare a fissarli negli occhi. Non abbassare mai lo sguardo. Non importa se sbuffano, se balzano da un lato all'altro agitando la lancia, se minacciano di colpire. Se urlano e fanno le linguacce. E' solo una sfida. E Nick Mallett, l'allenatore e il primo uomo dell'Italrugby, farà bene a ad accettarla. Guardando negli occhi l'indemoniato padrone di casa, appunto. Chinandosi e raccogliendo con la mano destra il dono che l'altro gli lascerà ai piedi - di solito, il piccolo ramo di una pianta -, tenendo la sinistra in bella evidenza, facendo poi un rispettoso passo all'indietro. Ma sempre senza abbassare lo sguardo. Così vuole il rituale, poi ci sarà spazio solo per l'amicizia. A Nelson i maori stanno già preparando l'accoglienza agli azzurri, che durante i Mondiali di settembre faranno base in questo piccolo paradiso neozelandese e ci giocheranno due incontri (Russia, Usa). Sarà un benvenuto molto particolare: metà maori e metà guaglione, tra haka e specialità gastronomiche del Meridione italiano.

Perché Nelson, cittadina di 45.000 abitanti su di un incantevole baia che pare Mediterraneo, nella parte più settentrionale dell'isola del Sud, di fronte allo stretto di Cook, ospita la più numerosa comunità italiana della Nuova Zelanda. Emigranti che cominciarono ad arrivare a metà dell'Ottocento, e poi ancora nel primo dopoguerra: pescatori, soprattutto agricoltori che si sono dedicati alla coltivazione dei migliori pomodori dell'emisfero meridionale. E che non hanno perso gli antichi legami e le buone tradizioni. Insomma, superata la "sfida" maori e la tradizionale haka - la danza di guerra esportata dagli All Blacks -, ecco che ad attendere la nostra delegazione ci sarà letteralmente una "tavolata" di casa nostra preparata dai membri del club degli italiani di Nelson. L'organizzazione è a cura del sindaco. Che si chiama Aldo Miccio, e il nome dice tutto. Famiglia originaria di Massa Lubrense, vicino a Sorrento, Aldo parla ancora un po' di dialetto campano e non sta nella pelle: "Perché gli italiani qui si sentiranno davvero a casa. Nelson è forse la più piccola delle grandi città neozelandesi, ma la migliore dal punto di vista della qualità. Ci sono dei tesori naturali incredibili, un mare straordinario, un clima perfetto. E' il paradiso per chi ama la pesca. Ma anche il vino è eccellente, e così la cucina". Tutto è già pronto per accogliere gli azzurri: lo stadio riammodernato, Casa Italia, l'Exibition Center. Sabato 17 e 18 settembre - alla vigilia del primo match a Nelson degli azzurri - è poi in programma il tradizionale New Zealand Italian Festival, tra gastronomia e moda, arte e cultura, gioielli e motori, musica ed esibizioni varie (www. theitalianfestivalnewzealand. com/nelson).

Per gli appassionati di rugby vale la pena di ricordare che a Nelson è stato disputato il primo incontro di rugby della Nuova Zelanda: accadde il 14 maggio del 1870 ai Botanical Gardens, giusto a due passi dal centro - ma qui tutto è a due passi, dal mare allo stadio -, si affrontarono il Nelson College e il Nelson Football club, ogni squadra schierava 18 guiocatori. L'organizzatore del match era Charles Monro, il papà del rugby kiwi. E naturalmente qui c'è il club di rugby più vecchio della nazione: il Nelson Rugby Club, che negli anni Quaranta conobbe il suo maggior periodo di gloria grazie ad un capitano che si chiamava Gargiulo. La sede - dove è possibile bere una birra osservando vecchie fotografie da brividi - è proprio dietro una delle due "acca" dello stadio principale: lo gestisce Garry Higgins, un ex pilone dalle mani enormi come il sorriso.