Stefano Cucchi e "Roma-Liverpool 1-1"
Certe storie hanno diritto al futuro
di FABRIZIO BOCCA
Cosa hanno in comune la morte all'ospedale Sandro Pertini del ragazzo arrestato e la finale della coppa dei Campioni del 1984? Il nesso è il libro di Ilaria Cucchi ("Vorrei dirti che non eri solo") scritto insieme a Giovanni Bianconi, giornalista appassionato della Roma amico di Daniele Lo Monaco, coautore del lavoro teatrale (con Giuseppe Manfridi) sulla partita di 27 anni fa
ROMA - Non c'è nulla che possa tenere insieme la storia di un ragazzo con problemi di tossicodipendenza morto solo e abbandonato nel reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini e la storia di Roma-Liverpool, la finale di Coppa dei Campioni giocata all'Olimpico nel 1984. Eppure a me è capitato di sbattere - anzi di ri-sbattere - nelle due storie insieme, con i protagonisti avvicinati e mischiati nello stesso posto e alla stessa ora nei locali di in una vecchia tipografia romana ormai abbandonata (è anche questo un segno del tempo) e ora diventato uno fascinoso bar-teatro underground (Animal Social Club) nella zona di Portonaccio, a Roma, a due passi dalla nuova Stazione Tiburtina. Una struttura avveniristica che sta sorgendo sulla striscia slabbrata della ferrovia che attraversa la città e sull'umanità spesso disperata e rifiutata che attorno a quei binari si raduna.
Ho visto e conosciuto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, una ragazza gentile, prep…
Ho visto e conosciuto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, una ragazza gentile, prep…
ROMA - Non c'è nulla che possa tenere insieme la storia di un ragazzo con problemi di tossicodipendenza morto solo e abbandonato nel reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini e la storia di Roma-Liverpool, la finale di Coppa dei Campioni giocata all'Olimpico nel 1984. Eppure a me è capitato di sbattere - anzi di ri-sbattere - nelle due storie insieme, con i protagonisti avvicinati e mischiati nello stesso posto e alla stessa ora nei locali di in una vecchia tipografia romana ormai abbandonata (è anche questo un segno del tempo) e ora diventato uno fascinoso bar-teatro underground (Animal Social Club) nella zona di Portonaccio, a Roma, a due passi dalla nuova Stazione Tiburtina. Una struttura avveniristica che sta sorgendo sulla striscia slabbrata della ferrovia che attraversa la città e sull'umanità spesso disperata e rifiutata che attorno a quei binari si raduna.
Ho visto e conosciuto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, una ragazza gentile, preparata, fisicamente esile ma dal carattere forte come i travi di ferro di questa Roma post-industriale. Ilaria - che nel libro in cui racconta la sconvolgente vicenda della sua famiglia, non risparmia niente a nessuno a cominciare dal suo stesso fratello, un "ultimo" come lei stesso lo definisce - ha trasformato quella che si cercava di ghettizzare come battaglia personale nella battaglia di tutti. Tutti quelli che vogliono giustizia.
Attenzione, non è una storia romana questa: la morte di Stefano ha morso la coscienza di tutti noi come italiani. E soprattutto come Stato. Roma-Liverpool ovviamente è una storia molto romana, ma molto simbolica e che va molto oltre: c'è dentro la storia di tutti quelli che nella vita non vincono sempre, anzi che non vincono quasi mai, e che se per una volta arrivano vicino a qualcosa di impossibile e assolutamente unico ne vengono poi respinti all'ultimo istante. Senza quasi più possibilità. Io non sono tifoso e vivo quindi il calcio in maniera molto più scanzonata, senza particolari coinvolgimenti e con infinita più ironia - credo - ma mi rendo perfettamente conto che le differenze sono laceranti. Un tifoso del Milan, dell'Inter o della Juve avranno comunque, prima o poi, un'altra occasione. Un tifoso della Roma di allora - come di qualsiasi altra squadra italiana che in quel momento la Roma di Liedholm e Falcao rappresentava - no. E no soprattutto in quel momento e in quegli anni: chi è tifoso di una squadra così ha sempre paura di invecchiare senza avere un'altra occasione.
Lo strambo nesso fra le due storie è un po' casuale e un po' no. Ilaria ha parlato del suo libro "Vorrei dirti che non eri solo" scritto insieme a Giovanni Bianconi, bravo giornalista scrittore con la passione della Roma e molti libri che vanno da "L'ultima partita" sulla tragica vicenda di Agostino Di Bartolomei alla storia della Banda della Magliana. Giovanni ha la passione della Roma ed è amico di Daniele Lo Monaco, un altro bravo e sensibile giornalista che della passione della Roma ha fatto la sua professione con un'infinità di pubblicazioni. Hanno messo tutto insieme, nello stesso momento, così senza una ragione precisa. Daniele è coautore del testo teatrale di "Roma-Liverpool 1-1″ - notare il risultato presso al 120°, abolendo la "lotteria dei rigori. Uno sport separato dal calcio, quasi uno sport americano" - insieme a Giuseppe Manfridi, attore anche lui con la passione giallorossa. Casualmente - incredibile ma è così - Giuseppe frequentava il mio stesso Liceo Classico, nella mia stessa sezione solo un anno più grande. Un giorno, circa 35 anni fa..., la professoressa di lettere fece venire in classe questo ragazzo poco più grande per recitare a noi selvaggi addirittura l'Amleto ("essere o non essere") di Shakespeare. L'avevo visto molte altre volte come attore, ma non salutato o reicontrato più. Giuseppe ha letto alcuni passi devastanti del libro, tra cui il momento in cui i genitori di Stefano, insieme a Ilaria, vanno all'obitorio di piazzale del Verano - anche quello non distante da dove ci troviamo - per vedere la salma del povero Stefano, il volto tumefatto e annerito da evidenti percosse ("Perché tanto sadismo, nei confronti di un ragazzo che non costituiva alcun pericolo?" le ho chiesto), il corpo dimagrito di dieci chili nel suo breve quanto atroce calvario. Le urla strazianti del padre e della madre escono dalle pagine.
Il dettaglio che fa più male è l'angoscia di Ilaria e dei suoi genitori che Stefano sia morto, lasciato nella falsa consapevolezza di essere stato abbandonato dalla sua famiglia. Che invece per giorni ha bussato alle porte del carcere-ospedale per avere notizie sulle condizioni di salute di Stefano. E senza mai riceverne per un'ottusa, vergognosa e spregevole burocrazia. Menefreghismo di stato, chiamiamolo così. Una disumanità totale. Del resto Giovanni Bianconi lo chiama senza mezzi termini "un delitto di Stato" e il titolo stesso del libro è eloquente: "Vorrei dirti che non eri solo".
I tifosi della Roma, come quelli di altre squadre del resto, hanno preso a cuore la storia di Stefano. E infatti c'erano anche loro. Espongono spesso striscioni, tengono viva anche loro la sensibilità di una storia ancora lontana dall'epilogo: c'è un processo in corso e forse alla fine un po' di giustizia arriverà. "Roma-Liverpool 1-1″ si è innestata su questo dolore, in maniera molto naturale: stessi attori e stessi spettatori, i protagonisti mischiati. E' la storia di un ragazzo che sente quella partita come l'occasione della vita. La rivivrà molti anni dopo su un vecchia videocassetta, per scoprire che il finale è lo stesso ma che il ricordo non è affatto terribile ma dolce, avvolgente, ancora emozionante. Ci sono ricordi di Agostino Di Bartolomei e Astutillo Malgioglio, commoventi. Agostino -persona sensibile che pure ebbi modo di conoscere anche abbastanza profondamente in alcuni viaggi col Milan, erano tempi in cui ci si poteva ancora scambiare due parole - si tolse la vita esattamente dieci anni dopo quella partita (30 maggio 1984-30 maggio 1994): il calcio non è uno sport come tutti gli altri, ti marchia e ti segna la vita.
Ma ci sono anche delle citazioni di Pizzul - come la pronuncia di Grobbelaar - assolutamente esilaranti, le interruzioni dell'altoparlante con la gente che deve chiamarare casa o l'ufficio, le telefonate con la Betty, distaccatissima fidanzata milanese del protagonista, che cerca di consolare il suo povero corteggiatore. "Vedrai, sarà per la prossima volta". "La prossima volta? Già, la finale della Coppa dei Campioni, a Roma, con la Roma...". Di tante storie non si può cambiare il finale, ma tante storie avrebbero comunque diritto a un futuro.
Ho visto e conosciuto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, una ragazza gentile, preparata, fisicamente esile ma dal carattere forte come i travi di ferro di questa Roma post-industriale. Ilaria - che nel libro in cui racconta la sconvolgente vicenda della sua famiglia, non risparmia niente a nessuno a cominciare dal suo stesso fratello, un "ultimo" come lei stesso lo definisce - ha trasformato quella che si cercava di ghettizzare come battaglia personale nella battaglia di tutti. Tutti quelli che vogliono giustizia.
Attenzione, non è una storia romana questa: la morte di Stefano ha morso la coscienza di tutti noi come italiani. E soprattutto come Stato. Roma-Liverpool ovviamente è una storia molto romana, ma molto simbolica e che va molto oltre: c'è dentro la storia di tutti quelli che nella vita non vincono sempre, anzi che non vincono quasi mai, e che se per una volta arrivano vicino a qualcosa di impossibile e assolutamente unico ne vengono poi respinti all'ultimo istante. Senza quasi più possibilità. Io non sono tifoso e vivo quindi il calcio in maniera molto più scanzonata, senza particolari coinvolgimenti e con infinita più ironia - credo - ma mi rendo perfettamente conto che le differenze sono laceranti. Un tifoso del Milan, dell'Inter o della Juve avranno comunque, prima o poi, un'altra occasione. Un tifoso della Roma di allora - come di qualsiasi altra squadra italiana che in quel momento la Roma di Liedholm e Falcao rappresentava - no. E no soprattutto in quel momento e in quegli anni: chi è tifoso di una squadra così ha sempre paura di invecchiare senza avere un'altra occasione.
Lo strambo nesso fra le due storie è un po' casuale e un po' no. Ilaria ha parlato del suo libro "Vorrei dirti che non eri solo" scritto insieme a Giovanni Bianconi, bravo giornalista scrittore con la passione della Roma e molti libri che vanno da "L'ultima partita" sulla tragica vicenda di Agostino Di Bartolomei alla storia della Banda della Magliana. Giovanni ha la passione della Roma ed è amico di Daniele Lo Monaco, un altro bravo e sensibile giornalista che della passione della Roma ha fatto la sua professione con un'infinità di pubblicazioni. Hanno messo tutto insieme, nello stesso momento, così senza una ragione precisa. Daniele è coautore del testo teatrale di "Roma-Liverpool 1-1″ - notare il risultato presso al 120°, abolendo la "lotteria dei rigori. Uno sport separato dal calcio, quasi uno sport americano" - insieme a Giuseppe Manfridi, attore anche lui con la passione giallorossa. Casualmente - incredibile ma è così - Giuseppe frequentava il mio stesso Liceo Classico, nella mia stessa sezione solo un anno più grande. Un giorno, circa 35 anni fa..., la professoressa di lettere fece venire in classe questo ragazzo poco più grande per recitare a noi selvaggi addirittura l'Amleto ("essere o non essere") di Shakespeare. L'avevo visto molte altre volte come attore, ma non salutato o reicontrato più. Giuseppe ha letto alcuni passi devastanti del libro, tra cui il momento in cui i genitori di Stefano, insieme a Ilaria, vanno all'obitorio di piazzale del Verano - anche quello non distante da dove ci troviamo - per vedere la salma del povero Stefano, il volto tumefatto e annerito da evidenti percosse ("Perché tanto sadismo, nei confronti di un ragazzo che non costituiva alcun pericolo?" le ho chiesto), il corpo dimagrito di dieci chili nel suo breve quanto atroce calvario. Le urla strazianti del padre e della madre escono dalle pagine.
Il dettaglio che fa più male è l'angoscia di Ilaria e dei suoi genitori che Stefano sia morto, lasciato nella falsa consapevolezza di essere stato abbandonato dalla sua famiglia. Che invece per giorni ha bussato alle porte del carcere-ospedale per avere notizie sulle condizioni di salute di Stefano. E senza mai riceverne per un'ottusa, vergognosa e spregevole burocrazia. Menefreghismo di stato, chiamiamolo così. Una disumanità totale. Del resto Giovanni Bianconi lo chiama senza mezzi termini "un delitto di Stato" e il titolo stesso del libro è eloquente: "Vorrei dirti che non eri solo".
I tifosi della Roma, come quelli di altre squadre del resto, hanno preso a cuore la storia di Stefano. E infatti c'erano anche loro. Espongono spesso striscioni, tengono viva anche loro la sensibilità di una storia ancora lontana dall'epilogo: c'è un processo in corso e forse alla fine un po' di giustizia arriverà. "Roma-Liverpool 1-1″ si è innestata su questo dolore, in maniera molto naturale: stessi attori e stessi spettatori, i protagonisti mischiati. E' la storia di un ragazzo che sente quella partita come l'occasione della vita. La rivivrà molti anni dopo su un vecchia videocassetta, per scoprire che il finale è lo stesso ma che il ricordo non è affatto terribile ma dolce, avvolgente, ancora emozionante. Ci sono ricordi di Agostino Di Bartolomei e Astutillo Malgioglio, commoventi. Agostino -persona sensibile che pure ebbi modo di conoscere anche abbastanza profondamente in alcuni viaggi col Milan, erano tempi in cui ci si poteva ancora scambiare due parole - si tolse la vita esattamente dieci anni dopo quella partita (30 maggio 1984-30 maggio 1994): il calcio non è uno sport come tutti gli altri, ti marchia e ti segna la vita.
Ma ci sono anche delle citazioni di Pizzul - come la pronuncia di Grobbelaar - assolutamente esilaranti, le interruzioni dell'altoparlante con la gente che deve chiamarare casa o l'ufficio, le telefonate con la Betty, distaccatissima fidanzata milanese del protagonista, che cerca di consolare il suo povero corteggiatore. "Vedrai, sarà per la prossima volta". "La prossima volta? Già, la finale della Coppa dei Campioni, a Roma, con la Roma...". Di tante storie non si può cambiare il finale, ma tante storie avrebbero comunque diritto a un futuro.