✕

Cinquecento km tra le montagne
"Con mamma e la ragazza ce la farò"

Al via la Race Across the Alps, 533 km tutti di un fiato tra Italia, Svizzera e Austria con le salite di Resia, Stelvio, Gavia, Aprica, Mortirolo, Bernina, Albula, Flüela, Passo del Forno. Il carneade Omar Di Felice non ha chance di vincere, ma punta a 'salvare la pelle' grazie a un sostegno particolare dall'ammiraglia
2 minuti di lettura
Può essere considerata una splendida follia. E' la Race Across the Alps o Giro delle tre Nazioni, 533 km tutti di un fiato, partendo dall'Italia, attraversando la Svizzera per chiudere in Austria. Una eternità già a guardare il chilometraggio, che sconfina nell' impresa improba scrutando l'altimetria: Resia, Passo Stelvio, Gavia, Aprica, Mortirolo, Bernina, Albula, Flüela, Passo del Forno, in tutto fa un dislivello di oltre dodici km e mezzo.  E' sicuramente la gara più dura in Europa, seconda, a livello mondiale, solamente alla lunghissima, mitica RAAM (Race Across America). Variegato il lotto dei partecipanti, tra i quali non mancano i grandi nomi: ad esempio le ultime tre edizioni sono state appannaggio di Maurizio Vandelli (per lui un poker di vittorie) che insieme all'austriaco Gerrit Glomser, vincitore nella prima edizione nel 2001, ha in bacheca anche un Giro d'Austria.

Una corsa che non lascia spazio a sorprese, vince chi ha più forz…
Può essere considerata una splendida follia. E' la Race Across the Alps o Giro delle tre Nazioni, 533 km tutti di un fiato, partendo dall'Italia, attraversando la Svizzera per chiudere in Austria. Una eternità già a guardare il chilometraggio, che sconfina nell' impresa improba scrutando l'altimetria: Resia, Passo Stelvio, Gavia, Aprica, Mortirolo, Bernina, Albula, Flüela, Passo del Forno, in tutto fa un dislivello di oltre dodici km e mezzo.  E' sicuramente la gara più dura in Europa, seconda, a livello mondiale, solamente alla lunghissima, mitica RAAM (Race Across America). Variegato il lotto dei partecipanti, tra i quali non mancano i grandi nomi: ad esempio le ultime tre edizioni sono state appannaggio di Maurizio Vandelli (per lui un poker di vittorie) che insieme all'austriaco Gerrit Glomser, vincitore nella prima edizione nel 2001, ha in bacheca anche un Giro d'Austria.

Una corsa che non lascia spazio a sorprese, vince chi ha più forza ed esperienza. Ma a parte i favoriti, Vandelli che punta al pokerissimo e l'austriaco Lindtner (primo nel 2007), c'è anche chi partecipa lanciando una sfida a sè stesso, senza speranze di vittoria. Tra questi Omar Di Felice, ventinove anni, romano, ex dilettante, con una parentesi tra i prof con l'Amore&Vita, la passione per le montagne che gli è valso il soprannome di 'Camoscio delle Dolomiti'. Un feeling iniziato nel mito di Pantani (''Ma in corsa il più forte che ho incontrato è stato Riccardo Riccò, peccato non abbia avuto la testa"), poi la fine dell'avventura con il grande giro del ciclismo inversamente proporzionale alla crescita dell'amore per la bicicletta, fedele compagnia dei fine settimana e dei momenti liberi dal lavoro.

Omar, mica ti sarai messo in testa di vincere la gara?
"Non ci penso nemmeno. Basta dire che i primi ci metteranno intorno alle 22 ore, diciamo che a me interessa riportare a casa la pelle, andare in fondo alla prova"

Un lavoro duro, per quanto tempo ti sei preparato?
"La preparazione specifica è durata sei mesi, con ritmi diversi. I primi due con un paio di allenamenti a settimana, alternati tra una lunga di otto ore in sella e una seduta più leggera. Quindi sono passato ad una fase specifica, basata su scatti e ripetute. Negli ultimi tempi ho lavorato sulla resistenza, facendo una seduta a settimana con sedici ore in bici"

Dove hai trovato il terreno necessario?
"Partivo da Roma, mi allontavano fino ad arrivare in Abruzzo, dove la tipologia di strade si presta al tipo di allenamento"

Ma una gara di tutte quelle ore, come ci si alimenta?
"Alimentarsi è fondamentale, bisogna farlo costantemente. Se si sbaglia questo aspetto si becca una crisi di fame ed è finita, il ritiro è inevitabile. Io ad ogni salita assumerò delle barrette, ma ovviamente anche dei cibi solidi. Panini con marmellata, formaggio cremoso e tonno. E poi bisogna bere tanto. reintegrare costantemente liquidi. Le problematiche? E' difficile trovare lo spazio per farlo: buono il fondo valle dopo il Gavia o la discesa dall'Aprica"

Che tipo di assistenza ha il corridore?
"Ogni ciclista ha una ammiraglia a propria disposizione. Io nella macchina ho due persone che si alternano alla guida. Oltre a loro, un grande sostegno psicologico: ci saranno anche mia madre e la mia fidanzata che provvederanno all'alimentazione ed all'abbigliamento"

A proposito dell'aspetto psicologico, dov'è il punto chiave della gara?

"Per 200 km si dovrebbe procedere tutti insieme, poi c'è il Mortirolo che spezza la gara, anche perché giunge la notte e tutto cambia completamente. Poi c'è la salita del Bernina, trenta km, estenuante..."

Il ruolo dell'ammiraglia è fondamentale con il buio...
"Certo, anche perché deve fare luce. In discesa è il momento più delicato, la macchina deve restarmi letteralmente attaccata al culo..."

Ma chi te lo fa fare?
"La passione prima di tutto, anche se lo spunto me lo ha dato il mio amico Nico Valsesia, impegnato nella corsa americana, ancora più dura di questa"

Ma in una gara del genere, contano le alleanze?
"No, c'é una selezione naturale. Ad un certo punto i distacchi si misurano con la clessidra"