Un anno fa, in questi giorni, lo Scottish Open di golf. "Dal 1972 una delle competizioni dello European Tour con la borsa più ricca, nella splendida cornice del Loch Lomond. Un panorama davvero affascinante, tra boschi e laghi immersi nelle brume, dai quali ti aspetti di vedere sbucare a ogni momento mostri mitologici come quello di Lochness". Un anno fa Edoardo Molinari detto "Dodo" entrava definitivamente in una nuova dimensione: "Con quella vittoria mi sono convinto di poter stare nel mondo dei grandi senza sfigurare, sapendo giocare le mie carte". Dopo quelle giornata arrivarono la vittoria in un altro torneo scozzese, il Johnnie Walker Championship, la convocazione nel team europeo della Ryder Cup e la vittoria in Galles (insieme al fratello Francesco) contro gli americani.
Un anno dopo quel successo simbolico è uscito "18 buche" di Edoardo Molinari (Add editore, 160 pagine, 16 euro), un libro ricco di aneddoti sul più anziano dei fratelli torinesi che sono diventati popolarissimi nel mondo del golf, osannati alla Ryder Cup con un coro a loro dedicato. È un racconto agile e intenso che parte dai ricordi del bambino che vede nel golf "solo un gioco con tanto di gelato a fine giornata", ma sogna di "correre su un prato con una maglia bianconera addosso". "Le volte che alzavo la testa dai libri andavo con lo sguardo a cercare conforto nelle facce appese alle pareti, Roberto Baggio poi il grande e unico capitano Alessandro Del Piero". Le sfide sempre più accese col fratello "Chicco", "una partita che dura da quasi trent'anni, prima con i soldatini, le palline di gomma e i camion arancioni". Il talento che tarda ad uscir fuori ("Quando avevo quindici anni molti erano più bravi di me"), la maturazione più rapida di Francesco ("Per lui provavo una sana invidia").
Mai una vittoria, poi finalmente Edoardo rompe il ghiaccio non nella sua Torino, ma in Inghilterra, in un torneo under 16: "Non potevo crederci, la mia prima vittoria, per di più in formato export!". La vita di Molinari si decide in poche giornate nell'estate 2005: potrebbe finire a fare il golfista della domenica, ma invece parte per gli Usa dove giocherà lo Us Amateur: "Quando presi l'auto a noleggio all'aeroporto il pensiero che mi girava in testa era soltanto uno: "È arrivato il momento di dimostrare quanto vali"". E al termine di selezioni massacranti, "Dodo" vincerà - primo europeo dal 1911 - quel torneo che in passato era stato di Jack Nicklaus e Tiger Woods, guadagnandosi l'accesso al golf dei campioni, fino ad arrivare alla storica vittoria nella Coppa del mondo in Cina accanto a Francesco, e ai successi dello scorso anno. Ed ogni volta che va in campo, il pensiero è sempre lo stesso: "Nelle prime 9 buche metti alla prova le speranze di fare un punteggio incredibile. Poi, diventi grande: è nelle seconde 9 buche che tutto si decide, sono possibili tanto grandi recuperi quanto disastri imprevedibili. L'obiettivo è sempre quello di realizzare i sogni che si avevano. È la vita di tutti, anche la mia".
Un anno dopo quel successo simbolico è uscito "18 buche" di Edoardo Molinari (Add editore, 160 pagine, 16 euro), un libro ricco di aneddoti sul più anziano dei fratelli torinesi che sono diventati popolarissimi nel mondo del golf, osannati alla Ryder Cup con un coro a loro dedicato. È un racconto agile e intenso che parte dai ricordi del bambino che vede nel golf "solo un gioco con tanto di gelato a fine giornata", ma sogna di "correre su un prato con una maglia bianconera addosso". "Le volte che alzavo la testa dai libri andavo con lo sguardo a cercare conforto nelle facce appese alle pareti, Roberto Baggio poi il grande e unico capitano Alessandro Del Piero". Le sfide sempre più accese col fratello "Chicco", "una partita che dura da quasi trent'anni, prima con i soldatini, le palline di gomma e i camion arancioni". Il talento che tarda ad uscir fuori ("Quando avevo quindici anni molti erano più bravi di me"), la maturazione più rapida di Francesco ("Per lui provavo una sana invidia").
Mai una vittoria, poi finalmente Edoardo rompe il ghiaccio non nella sua Torino, ma in Inghilterra, in un torneo under 16: "Non potevo crederci, la mia prima vittoria, per di più in formato export!". La vita di Molinari si decide in poche giornate nell'estate 2005: potrebbe finire a fare il golfista della domenica, ma invece parte per gli Usa dove giocherà lo Us Amateur: "Quando presi l'auto a noleggio all'aeroporto il pensiero che mi girava in testa era soltanto uno: "È arrivato il momento di dimostrare quanto vali"". E al termine di selezioni massacranti, "Dodo" vincerà - primo europeo dal 1911 - quel torneo che in passato era stato di Jack Nicklaus e Tiger Woods, guadagnandosi l'accesso al golf dei campioni, fino ad arrivare alla storica vittoria nella Coppa del mondo in Cina accanto a Francesco, e ai successi dello scorso anno. Ed ogni volta che va in campo, il pensiero è sempre lo stesso: "Nelle prime 9 buche metti alla prova le speranze di fare un punteggio incredibile. Poi, diventi grande: è nelle seconde 9 buche che tutto si decide, sono possibili tanto grandi recuperi quanto disastri imprevedibili. L'obiettivo è sempre quello di realizzare i sogni che si avevano. È la vita di tutti, anche la mia".