Mantova, svendesi ricordi
Anche la vecchia Ape all'asta
di MAURIZIO CROSETTI
Tosaerba, maglie, costumi usati: l'ex club di Lori svuota tutto. La città è ripartita dalla D. Sotto la guida del presidente dai capelli lunghi ha sfiorato la serie A nel 2006, sconfitta nel doppoi spareggio dei play off dal Torino
l'ex n.1
Fabrizio Lori,
presidente
dal giugno
2004 al 2010:
sfiorò la A
nel 2006
MAURIZIO CROSETTI
maurizio crosetti
Il calcio a volte è un sogno che corre sull'erba, ma qui c'entra di più il tosaerba: quello che il Mantova fallito nel 2010 ora si vende all'asta, insieme a un'altra manciata di beni affettivi più che effettivi, simbolici più che economici.
Ed è così che il 28 luglio, nell'ufficio del curatore fallimentare Dino Piccagli, come in una vecchia canzone di Paolo Conte andranno all'asta piccoli e grandi pezzi di vita. Il tosaerba, innanzi tutto. Ma anche l'Ape Car usato per anni dal personale addetto alla manutenzione dello stadio "Danilo Martelli", veicolo sgangherato e romantico che illustra bene la parabola di una società gloriosa e più volte caduta, scomparsa, rinata e di nuovo affondata. L'anno scorso, per colpa dei debiti il Mantova non s'iscrisse al campionato di Lega Pro, sparendo dunque dal professioni…
Fabrizio Lori,
presidente
dal giugno
2004 al 2010:
sfiorò la A
nel 2006
MAURIZIO CROSETTI
maurizio crosetti
Il calcio a volte è un sogno che corre sull'erba, ma qui c'entra di più il tosaerba: quello che il Mantova fallito nel 2010 ora si vende all'asta, insieme a un'altra manciata di beni affettivi più che effettivi, simbolici più che economici.
Ed è così che il 28 luglio, nell'ufficio del curatore fallimentare Dino Piccagli, come in una vecchia canzone di Paolo Conte andranno all'asta piccoli e grandi pezzi di vita. Il tosaerba, innanzi tutto. Ma anche l'Ape Car usato per anni dal personale addetto alla manutenzione dello stadio "Danilo Martelli", veicolo sgangherato e romantico che illustra bene la parabola di una società gloriosa e più volte caduta, scomparsa, rinata e di nuovo affondata. L'anno scorso, per colpa dei debiti il Mantova non s'iscrisse al campionato di Lega Pro, sparendo dunque dal professioni…
l'ex n.1
Fabrizio Lori,
presidente
dal giugno
2004 al 2010:
sfiorò la A
nel 2006
MAURIZIO CROSETTI
maurizio crosetti
Il calcio a volte è un sogno che corre sull'erba, ma qui c'entra di più il tosaerba: quello che il Mantova fallito nel 2010 ora si vende all'asta, insieme a un'altra manciata di beni affettivi più che effettivi, simbolici più che economici.
Ed è così che il 28 luglio, nell'ufficio del curatore fallimentare Dino Piccagli, come in una vecchia canzone di Paolo Conte andranno all'asta piccoli e grandi pezzi di vita. Il tosaerba, innanzi tutto. Ma anche l'Ape Car usato per anni dal personale addetto alla manutenzione dello stadio "Danilo Martelli", veicolo sgangherato e romantico che illustra bene la parabola di una società gloriosa e più volte caduta, scomparsa, rinata e di nuovo affondata. L'anno scorso, per colpa dei debiti il Mantova non s'iscrisse al campionato di Lega Pro, sparendo dunque dal professionismo e ripartendo dalla serie D. Ma il buco finanziario spalancato dal famoso Fabrizio Lori, il presidente capellone che faceva fortuna con i sacchi della spazzatura, palleggiava con Jim Courier e beveva champagne sullo yacht di Abramovich, è rimasto una voragine.
Il tosaerba, l'Ape. Ma anche le magliette, i calzoncini e persino i costumi da bagno dei ragazzi del vivaio: materiale che verrà venduto a due, tre euro il pezzo. E poi computer e stampanti, armadi e scrivanie, fax e climatizzatori; il sistema di video sorveglianza e quello di rilevazione dei fumi; gli attrezzi della palestra, i trattorini del giardiniere, i nove furgoncini che servivano nelle trasferte. Tristezza.
Eppure il Mantova che ha appena festeggiato, si fa per dire, il centenario, significa anche Zoff e Boninsegna, Mariolino Corso e Schnellinger, Sormani e Giagnoni. Nel 2006 sfiorò la serie A nel doppio spareggio dei play-off contro il Torino. Qualche mese più tardi, avrebbe inflitto alla Juventus la prima sconfitta bianconera in serie B, grazie a un autogol dell'ineffabile Kovac. Un club, il Mantova, non privo di idee interessanti, come il primo azionariato popolare d'Italia: il 25 per cento del capitale sociale è stato messo in vendita tra i tifosi, con quote da 100 a 2000 euro, così da avviare un tentativo di gestione collettiva. E 220 coraggiosi, o forse innamorati pazzi, hanno messo mano al portafoglio. Nulla può bastare, tuttavia, per turare una falla da venti milioni. Se tutti i pezzi andassero venduti all'incanto, il curatore fallimentare incasserebbe 270 mila euro, sempre meglio di niente. Si metta dunque in moto il mitico Ape per l'ultima volta, si dia inizio all'asta: chi offre, chi soffre di più?
Fabrizio Lori,
presidente
dal giugno
2004 al 2010:
sfiorò la A
nel 2006
MAURIZIO CROSETTI
maurizio crosetti
Il calcio a volte è un sogno che corre sull'erba, ma qui c'entra di più il tosaerba: quello che il Mantova fallito nel 2010 ora si vende all'asta, insieme a un'altra manciata di beni affettivi più che effettivi, simbolici più che economici.
Ed è così che il 28 luglio, nell'ufficio del curatore fallimentare Dino Piccagli, come in una vecchia canzone di Paolo Conte andranno all'asta piccoli e grandi pezzi di vita. Il tosaerba, innanzi tutto. Ma anche l'Ape Car usato per anni dal personale addetto alla manutenzione dello stadio "Danilo Martelli", veicolo sgangherato e romantico che illustra bene la parabola di una società gloriosa e più volte caduta, scomparsa, rinata e di nuovo affondata. L'anno scorso, per colpa dei debiti il Mantova non s'iscrisse al campionato di Lega Pro, sparendo dunque dal professionismo e ripartendo dalla serie D. Ma il buco finanziario spalancato dal famoso Fabrizio Lori, il presidente capellone che faceva fortuna con i sacchi della spazzatura, palleggiava con Jim Courier e beveva champagne sullo yacht di Abramovich, è rimasto una voragine.
Il tosaerba, l'Ape. Ma anche le magliette, i calzoncini e persino i costumi da bagno dei ragazzi del vivaio: materiale che verrà venduto a due, tre euro il pezzo. E poi computer e stampanti, armadi e scrivanie, fax e climatizzatori; il sistema di video sorveglianza e quello di rilevazione dei fumi; gli attrezzi della palestra, i trattorini del giardiniere, i nove furgoncini che servivano nelle trasferte. Tristezza.
Eppure il Mantova che ha appena festeggiato, si fa per dire, il centenario, significa anche Zoff e Boninsegna, Mariolino Corso e Schnellinger, Sormani e Giagnoni. Nel 2006 sfiorò la serie A nel doppio spareggio dei play-off contro il Torino. Qualche mese più tardi, avrebbe inflitto alla Juventus la prima sconfitta bianconera in serie B, grazie a un autogol dell'ineffabile Kovac. Un club, il Mantova, non privo di idee interessanti, come il primo azionariato popolare d'Italia: il 25 per cento del capitale sociale è stato messo in vendita tra i tifosi, con quote da 100 a 2000 euro, così da avviare un tentativo di gestione collettiva. E 220 coraggiosi, o forse innamorati pazzi, hanno messo mano al portafoglio. Nulla può bastare, tuttavia, per turare una falla da venti milioni. Se tutti i pezzi andassero venduti all'incanto, il curatore fallimentare incasserebbe 270 mila euro, sempre meglio di niente. Si metta dunque in moto il mitico Ape per l'ultima volta, si dia inizio all'asta: chi offre, chi soffre di più?