Il ragazzo senza gambe e la ragazza senza sesso avranno una corsia ai mondiali di atletica. Per la prima volta, sono stati convocati insieme in nazionale dal Sudafrica. Oscar e Caster non chiedevano molto: solo di correre. Ma erano troppo a metà: mezzo uomo lui, per il resto fibra di carbonio, mezza donna lei, per il resto ormoni maschili. Insomma, troppo diversi, troppo fuori dalla normalità. Corpi fratturati, dentro e fuori, che non rispondevano ai criteri estetici. Uno troppo robot, da qui il soprannome Blade Runner, l'altra troppa incerta sulla sua sessualità. Due da deridere nella loro pretesa di voler giocare con gli altri. Si sa: i mostri con i mostri, così non spaventano i bambini. Sia Pistorius che Semenya sono stati fermati dai tribunali dell'atletica che volevano garantire pari opportunità agli altri, ai normali, a quelli che nascono e crescono con le gambe e con gli organi genitali giusti. Belli, sani, forti. E che ogni mattina si infilano le scarpe, non le protesi, sicuri dell'immagine che rimanderà lo specchio. Sono o non sono la meglio gioventù del mondo?
Stavolta però ai mondiali vanno anche quelli con l'anima divisa in due, quelli che a undici mesi hanno dovuto subire una doppia amputazione, quelli destinati a gattonare per tutta la vita, quelle condannate da un cromosoma sbagliato a sentirsi sempre dire che il bagno per loro è l'altro. I freaks, gli sgorbi, gli storpi. Quelli che non rassicurano mai, anzi mettono dubbi. Sui confini, sui limiti, sull'impercettibile linea che disegna la normalità. Quelli appunto come Oscar e Caster: uno è bianco, l'altra è nera. Uno esordisce, l'altra cerca una conferma. Due atleti che il Sudafrica schiererà per la prima volta insieme. Pistorius, 24 anni, è alla sua prima volta mondiale nei 400 metri (correrà anche in staffetta), ha già vinto molto, ma tra i disabili, Caster Semenya, 20 anni, invece difenderà il titolo degli 800 metri vinto due stagioni fa a Berlino tra molte polemiche. "Non è una vera donna, ma un'ermafrodita, corre e parla come un uomo" si disse. Come di Pistorius si era detto: "Non è un vero atleta, ha troppi vantaggi dalle sue protesi tecnologiche". Per questo a Oscar è stato impedito per quasi quattro anni di partecipare alle gare con gli altri campioni, per questo a Caster, sospesa, inseguita e umiliata, è stato vietato per quasi un anno di correre. Quasi fossero ladri della gloria altrui, bari che rubavano medaglie. Loro, non quelli che s'insozzano il corpo di doping e di ormone della crescita. Tutti e due hanno dovuto lottare e sopportare (in tribunali e in laboratori) per arrivare all'appuntamento di Daegu.
Il Sudafrica non li ha convocati per pietà, ma perché lo meritano. Lo scorso mese Pistorius ha ottenuto con 45"07 il minimo A che gli avrebbe fatto vincere i campionati australiani con tre metri di vantaggio, lui spera anche per Londra 2012, e dice: "Andare ai mondiali è un sogno che avevo fin da bambino e ora si avvera. Sono fiero di me stesso e di rappresentare il Sudafrica, cercherò di fare del mio meglio, visto che mi sono allenato duramente". Caster invece, rientrata alle gare dopo numerosi test sulla sua sessualità, ha corso in tempi mediocri, soffre il lungo stop, ma dice: "Non ho ancora certi ritmi, è difficile restare in forma psicologicamente, ma spero di riuscire a difendere il mio titolo mondiale. È il mio sogno più grande". Già, quello di una corsia dove si possa essere quello che si è: imperfetti.
Stavolta però ai mondiali vanno anche quelli con l'anima divisa in due, quelli che a undici mesi hanno dovuto subire una doppia amputazione, quelli destinati a gattonare per tutta la vita, quelle condannate da un cromosoma sbagliato a sentirsi sempre dire che il bagno per loro è l'altro. I freaks, gli sgorbi, gli storpi. Quelli che non rassicurano mai, anzi mettono dubbi. Sui confini, sui limiti, sull'impercettibile linea che disegna la normalità. Quelli appunto come Oscar e Caster: uno è bianco, l'altra è nera. Uno esordisce, l'altra cerca una conferma. Due atleti che il Sudafrica schiererà per la prima volta insieme. Pistorius, 24 anni, è alla sua prima volta mondiale nei 400 metri (correrà anche in staffetta), ha già vinto molto, ma tra i disabili, Caster Semenya, 20 anni, invece difenderà il titolo degli 800 metri vinto due stagioni fa a Berlino tra molte polemiche. "Non è una vera donna, ma un'ermafrodita, corre e parla come un uomo" si disse. Come di Pistorius si era detto: "Non è un vero atleta, ha troppi vantaggi dalle sue protesi tecnologiche". Per questo a Oscar è stato impedito per quasi quattro anni di partecipare alle gare con gli altri campioni, per questo a Caster, sospesa, inseguita e umiliata, è stato vietato per quasi un anno di correre. Quasi fossero ladri della gloria altrui, bari che rubavano medaglie. Loro, non quelli che s'insozzano il corpo di doping e di ormone della crescita. Tutti e due hanno dovuto lottare e sopportare (in tribunali e in laboratori) per arrivare all'appuntamento di Daegu.
Il Sudafrica non li ha convocati per pietà, ma perché lo meritano. Lo scorso mese Pistorius ha ottenuto con 45"07 il minimo A che gli avrebbe fatto vincere i campionati australiani con tre metri di vantaggio, lui spera anche per Londra 2012, e dice: "Andare ai mondiali è un sogno che avevo fin da bambino e ora si avvera. Sono fiero di me stesso e di rappresentare il Sudafrica, cercherò di fare del mio meglio, visto che mi sono allenato duramente". Caster invece, rientrata alle gare dopo numerosi test sulla sua sessualità, ha corso in tempi mediocri, soffre il lungo stop, ma dice: "Non ho ancora certi ritmi, è difficile restare in forma psicologicamente, ma spero di riuscire a difendere il mio titolo mondiale. È il mio sogno più grande". Già, quello di una corsia dove si possa essere quello che si è: imperfetti.