La storia

Coraggio, lealtà e determinazione
ecco il D'Avanzo rugbista

L'ex tecnico delle giovanili della nazionale, il professor Franco Ascantini, racconta il passato sportivo del giornalista di Repubblica scomparso a fine luglio: "Grandi potenzialità: capacità di adattarsi alla situazione e di inserirsi nel collettivo". Riproponiamo la presentazione del Mondiale del 2007 scritta da D'Avanzo

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«Ho conosciuto Peppe negli anni Settanta, quando vivevo a Benevento e come responsabile tecnico seguivo le giovanili. Ho visto giocare nella Partenope questo giovane molto ben messo fisicamente e deciso. In seguito, come tecnico federale, lo convocai per la Nazionale giovanile e lo allenai spesso a Tirrenia. Mi resi subito conto delle sue potenzialità. Le caratteristiche principali erano la capacità di adattarsi alla situazione, di inserirsi nel collettivo, ma nello stesso tempo di esprimersi anche sul piano individuale. E soprattutto la determinazione nell’affrontare e risolvere i problemi». Il professor Franco Ascantini, uno dei papà del rugby italiano, giocatore ed allenatore azzurro, parla di uno dei suoi campioncini: Peppe D’Avanzo. Un ricordo commosso che prosegue con altri capitoli di una lunga amicizia sportiva, e che fa parte di uno speciale tributo che “All Rugby”, mensile specializzato nella pallaovale, ha voluto dedicare al giornalista di Repubblica nel numero di settembre in uscita domani. Accanto all’intervento di Ascantini la rivista pubblica il memorabile articolo di D’Avanzo - “Il rugby per salvare l’Italia” - pubblicato alla vigilia dei Mondiali del 2007. E il direttore Gianluca Barca scrive di lui: «Una vita tutta in prima linea, sul campo da rugby, dove con la maglia della Partenope aveva giocato pilone, e sulle pagine di Repubblica, cronista senza eguali. Che fosse uno di noi lo dice non solo la sua presenza costante sulle tribune del Flaminio quando giocava l’Italia, ma anche la passione vera che aveva per il gioco».
 Aveva giocato in Nazionale di rugby, ma lo nascondeva a tutti, quasi imbarazzato del suo antico talento. E quando lo si invitava ad aggregarsi alla squadra ‘veterani’ dei giornalisti, un’armata brancaleonica di mezzi mitomani ovali, lui sorrideva timidamente: «Meglio di no, grazie. Come rugbista sono un disastro, io. Avrò fatto sì e no un paio di partite da ragazzino».