La storia

Valentina l'incontentabile
"Fatemi ancora vincere"

A 37 anni la Vezzali ha ancora fame di vittorie: ha conquistato coppe e medaglie, non le manca niente. Da quindici anni trafigge tutti e tutto, ma sono due anni che i Mondiali le sfuggono, sconfitta da due compagne: "Ora voglio il titolo a Catania e Londra". I Mondiali di scherma in Sicilia dall'8 al 16 ottobre

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JESI - "Piango. Come prima, più di prima. Quando perdo. Non voglio sentirmi dire che nella vita c'è altro, non può essere. Anche se ho 37 anni e non sono più una ragazzina. Quando mi metto la maschera entro in una bolla, conta solo quello lì in quel momento lì. Ho un marito e un figlio, una famiglia, voglio bene a quello che ho, ma in pedana il mio mondo si restringe a me e l'avversaria. Non riesco ad essere ipocrita e a dire che la vittoria non è tutto. Se fai sport è la sola cosa che conti. E ora ho i mondiali a Catania e voglio un successo". Valentina Vezzali ha vinto e stravinto, è la certezza della scherma italiana, non le manca niente: fama, gloria, successi, nulla di incompiuto, di lasciato a metà. Un'immensità di titoli. È l'azzurra più vincente, l'unica con tre ori olimpici consecutivi. Mettete insieme Kill Bill e Nikita, e avrete un'idea. Da 15 anni trafigge tutto e tutti, il suo fioretto è capace di intuire, anticipare, aggredire. Non si sazia, non si ferma. Un'altra al suo posto avrebbe già lasciato, stanca della superiorità, annoiata da una supremazia. Lei insiste: voglio di più. Ha fame, rabbia, fuoco. Non si spegne, Valentina. "Ai Giochi di Barcellona nel '92 avevo 18 anni, non mi convocarono, ero riserva in patria, vidi le mie compagne in tv e pensai: la prossima volta sarò lì con loro a vincere. Invece alla mia seconda gara Under 20, mi piazzai male, e dissi ad Anna Rita Sparaciari: basta, smetto. Così quando tornai in palestra il maestro Triccoli mi chiese: sei venuta a svuotare l'armadietto? No, risposi, sono venuta per allenarmi più di prima. Forse per questo mi è sempre stata simpatica Dorina Vaccaroni, un carattere schietto, esuberante, che non si è mai piegata a nessuno".

Per Valentina hanno cambiato il cerimoniale della premiazione, non si può più salire con il figlio sul podio. Lei ci portava Pietro. "Peccato a lui piaceva molto e aveva imparato l'inno di Mameli. Però ora che ha sei anni e che fa nuoto, mi ha detto: le medaglie me le vinco da me. Sono due anni che i mondiali mi sfuggono, sconfitta da due compagne, un quinto e un terzo posto, perché la scherma è così: fai tanta strada e poi ti ritrovi a giocarti il mondo con la vicina di casa. A me questa concorrenza piace, sono andata ad un convegno dove un economista ha detto con altre parole che dove c'è forte rivalità e scambio il prodotto o servizio è migliore. E a Jesi e in Italia sappiamo come piazzare le stoccate. L'anno prossimo ci sono i Giochi di Londra, ci punto. Senza fatica fisica non so stare, magari ora ci metto un po' più a recuperare. Le trasferte lunghe ora le soffro, quelle corte sono quasi un riposo, perché una donna da noi nella quotidianità deve sempre districarsi tra mille cose. Ma sto bene, negli ultimi anni ho sofferto psicologicamente, ho permesso ad alcune persone di ferire il mio ego, così ho perso fiducia, perché anch'io ho le mie fragilità, però ora ho imparato che valgo, sì mi voglio più bene. E altre cose sono cambiate: ho un cucciolo di Labrador, ottenuto una stanza singola nelle trasferte, quando si cresce si comincia ad avere bisogno di un po' d'intimità, prima di sera non leggevo, ora sì. Sto attenta al cibo, anche perché mia madre in cucina è così straordinaria che non si può non peccare, e sono presidente di "Laboratorio 0246" un'associazione che si preoccupa di promuovere parchi giochi per bambini da 2 ai 6 anni".

Carriera piena, vita pure. Un'altra frontiera dopo lo sport? "Scherziamo? Io non mollo. Prima i mondiali, poi Londra, e poi un altro figlio, sempre se mia madre mi assiste, perché è lei che in casa mi sorregge. Anzi l'Italia dovrebbe prendere esempio da noi. Noi donne almeno siamo capaci di sognare, di avere continuità, di impegnarci ad ottenere risultati in una maniera pulita. Siamo una bella immagine del paese. Infatti le compagne di scuola di mio figlio mi chiedono l'autografo. Parlo anche di Josefa Idem. Patetiche? E perché? Ce lo guadagniamo il posto, non lo rubiamo. Patetica a volte è quest'Italia che non lascia a chi è portatore di handicap possibilità di vita, tutto è sempre sulle spalle delle famiglie".

Inutile scucirle un nome tra le sue avversarie. "Paura? Non se ne parla proprio. Francesi, russe, coreane, italiane. Non sottovaluto, né sopravvaluto nessuno. Il vero avversario è il mio io. La scherma cambia, tutte pensano di conoscermi, ma io sarò diversa, mi renderò irriconoscibile. Non guardo le mie sconfitte al replay, so dove e quando ho sbagliato. Con mio marito, Domenico, calciatore, abbiamo un accordo: a casa non parliamo di sport. Pietro vuole che io giochi con lui ai Gormiti. E con il mio maestro Giulio Tomassini ho fatto un patto: appena vede un'altra Vezzali mi avvisa. Sarò comunque soddisfatta di aver fatto da trascinatrice. Me l'hanno appena chiesto: cambieresti qualcosa della tua vita? La risposta è: niente. Però fatemi ancora vincere".