La storia

Quando i re del tennis
sceglievano Palermo

Riviviamo l'epopea d'oro delle racchette agli Internazionali di Sicilia. Cino Marchese svela retroscena e aneddoti di una manifestazione magica, scomparsa a quei livelli con la complicità di istituzioni disattente. Un torneo che ora riparte dalla categoria challenger 

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C’erano una volta gli Internazionali di Sicilia. Si disputavano sulla terra rossa di viale del Fante, tra gli odorosi giardini del Tc1, il circolo di tennis più prestigioso dell’isola. Nel magico clima del settembre palermitano: colori in tre dimensioni, se si può dire. Per sette giorni, dieci comprese le qualificazioni, una parte della città finiva sotto i riflettori dello sport internazionale e non più sotto quelli della cronaca nera o giudiziaria. Perchè avere Bjorn Borg, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Mats Wilander, Guga Kuerten, Rafa Nadal, Goran Ivanisevic, David Nalbandian, Marcelo Rios, Thomas Muster, Sergi Bruguera, Carlos Moya, solo per citare alcuni numeri uno dei numeri uno, sdoganava per qualche giorno il clima cupo che purtroppo spesso si respirava per l’oppressione di Cosa nostra.

Le immagini degli anni d'oro

Artefice della manifestazione, dal 1979 al 2005, fu un top manager dello sport dai capelli bianchi e il sorriso contagioso: Cino Marchese. Andato via lui, il grande torneo morì. Problemi di denaro. E di entusiasmo. Nella disattenzione generale delle istituzioni Palermo perse quella vetrina mondiale. E oggi, proprio mentre un suo allievo, Sergio Capraro, riporta (meritevolmente) al Tc1 quel che resta del torneo, una versione challenger, Cino apre il libro di ricordi, segreti e retroscena di quell’epoca sportiva d’oro.

Vilas, scandalo al Tc1 — Nel 1980 Cino riesce a far approdare in viale del Fante l’asso mancino Guillermo Vilas. Pochi mesi prima ha vinto gli Internazionali d’Italia. E’ una stella di prima grandezza e come tale viaggia con una sua corte e pretende un trattamento speciale. Ne cura gli interessi l’ex tennista rumeno Ion Tiriac, grande affarista, fiuto naturale per il business. «Trattare con Ion non era semplice, ma alla fine Guillermo arrivò a Palermo — racconta Cino — nel circuito era noto il suo incredibile appetito; naturalmente lo alloggiai a Villa Igiea e, tra l’altro, pretese e ottenne un enorme cesto di frutta fresca in stanza durante tutti i giorni del torneo, mattina e sera». Guillermo lascia le briciole sul campo anche agli avversari e vince confermando la sua qualità di terraiolo doc in finale sull’australiano col racchettone, Paul McNamee. Ma non è solo il suo rovescio in top a destare l’attenzione dei palermitani. C’è anche e soprattutto una sua fidanzata argentina a far girare la testa a molti. «Non solo era splendida, ma se ne andava in giro per i giardini del Tc1 in abiti succinti e per giunta trasparenti. Così, tranquilla, tranquilla, si mostrava più che generosamente. Capirete i palermitani...Il circolo era in subbuglio. Ogni giorno la giovane argentina lasciava i maschietti a bocca aperta e portava scandalo tra i bacchettoni e le signore, piuttosto invidiose. Risultato: il presidente del circolo mi chiese di intercedere presso la giovane donna affinchè si vestisse in maniera meno provocante. Il motivo era semplice: “Cino, il circolo è in subbuglio da giorni”. Lo ammetto: non ci provai neppure, quella signorina era uno spettacolo nello spettacolo».

Amico Bjorn — Nel 1979 Bjorn Borg era un mito assoluto. Dello sport e non solo. Ma come diavolo fece Marchese a portarlo a Palermo? “In quei tempi l’amicizia valeva più di mille contratti. E io ero un suo amico. Era la mia prima edizione e gli chiesi di esserci: “Bjorn, non posso presentarmi senza di te, dai...”, gli dissi durante il torneo di Roma. Lui sorrise, era un sì. Così Palermo ebbe il re dei re, fresco vincitore di Roland Garros e Wimbledon. «Bjorn fu raggiunto a Villa Igiea da Mariana Simionescu e chiese solo privacy e tranquillità».

La promessa di Wilander — Mats Wilander è stato l’erede di Bjorn Borg. Un altro fenomeno. Un altro re a Palermo. «Sì e la cosa mi dà ancora grande soddisfazione. Perchè scommisi su di lui quando era una giovane promessa e gli diedi una wild card. In cambio gli strappai un impegno: “Senti Mats, per me tu diventerai il numero 1 del mondo e allora, quando sarai number one, tornerai a giocare il torneo di Palermo?”. Mantenne la parola anni dopo. Da uomo vero». Nel 1988 Wilander calcò i courts palermitani e conquistò il trofeo su Kent Carlsson. Era diventato numero uno sette giorni prima.

Da Villa Igiea alla ‘Ngrasciata — Se l’albergo dei big «era solo e sempre Villa Igiea, che per me emana un fascino unico», il ristorante preferito «era la ‘Ngrasciata. Io mangiavo sempre lì, accolto dai titolari, la famiglia Prestifilippo. Con me ho portato di anno in anno tutti i top ten: da Borg a Panatta, da Vilas a Noah, da Leconte a Ivanisevic, da Perez Roldan a Orantes. E gradivano, accidenti se gradivano. In particolare gli spaghetti con l’acciuga bianca e la mollica: unici. Ai tennisti poi, piacevano da matti le arancine e le gite a Mondello».

Sanchez, amori e gelosie — Metti insieme tennisti latin lover e siciliani gelosi e vedrai che il mix può essere esplosivo. Accadeva anche questo negli anni d’oro del torneo. «Già, il talento marocchino Karim Alami era terribile e mi fermo qui, ha infranto molti cuori. Si è poi rischiato lo scontro fisico tra lo spagnolo Emilio Sanchez e un giovanotto palermitano, allora fidanzato con una bella ragazza polacca. Solo grazie a un caro amico si evitò il peggio perchè la insistente corte che Emilio fece alla signorina non fu gradita al suo ragazzo del tempo. Il bello è che poi quella signorina, di origini polacche, è diventata la moglie di Sanchez. E, per quanto io ne sappia, Emilio e la sua compagna vengono ancora spesso a Palermo dove hanno anche comprato casa».

Kuerten, sconfitto dalle luci — Tre volte vincitore del più importante torneo su terra rossa, il Roland Garros, Gustavo Guga Kuerten giocò in viale del Fante. Ma andò ko praticamente subito. Racconta Cino: «Guga era ricercatissimo. Braccio eccezionale, come la sua simpatia, averlo non fu facile. Io lavoravo con il gruppo di McCormack e quando lo vidi, ragazzino, cercai subito di affiliarlo a noi. Era un mio pallino ma purtroppo lui scelse i nostri concorrenti, la Octagon, poi vinse Parigi e divenne sempre più difficile. Ma non sono tipo da arrendermi e alla fine riuscii a portarlo in Sicilia. Sapevo che aveva grandi problemi con le luci artificiali e lo programmai non nel turno serale. Ma accadde una cosa non preventivata. La partita che si disputò prima del suo match divenne una interminabile maratona e quando toccò a Guga inevitabilmente fu necessario accendere le luci. Ricordo lo sguardo sconsolato che mi rivolse il suo trainer e amico Larry Passos, come dire: Cino, non ha possibilità così. Aveva ragione, bastò un giocatore normale come Fernando Vicente per mandarlo ko». Correva il 1998.

Un ragazzo chiamato Nadal — Marchese ha un vanto: “Credo di aver sempre capito un secondo prima degli altri chi sarebbe diventato un top player. Anche con Rafael Nadal andò così. Gli offrii una wild card quando, ragazzino, era solo una promessa. Ma Rafa si infortunò in un piccolo torneo in Francia e io mi infuriai con il suo manager, tra l’altro un mio allievo, l’ex giocatore Carlos Costa. Arrivai a togliergli il saluto per sei mesi. Ma l’anno successivo, il 2004, lo zio di Rafa, Toni, una gran persona e il “pentito”Costa mi promisero che in settembre il futuro vincitore di 10 Slam avrebbe giocato a Palermo. Detto, fatto”. Lo spagnolo, ancora un po’ acerbo, superò Nicolas Almgro al primo turno e fu sconfitto al secondo dal numero 113 del mondo, il francese Olivier Mutis. Appena dodici mesi dopo Rafa avrebbe conquistato addirittura 11 tornei e tra questi, Roma e Parigi...

I più e i meno del top manager — L’edizione più bella. “Due, la prima del 1979, vinta da Borg su Corrado Barazzutti; e quella del 1988 col successo di Wilander”. La finale migliore: “Nel 1995 tra Thomas Muster e Sergi Bruguera, con l’austriaco che si affermò in un purissimo match da terra rossa ”. Il giocatore indimenticabile per Palermo: “Borg”. E l’italiano: “Panatta, che però non riuscì mai a vincere, ma piaceva anche Paolino Canè”. I nomi da non dimenticare: “Tutta la deputazione del Tc1 che accettò la sfida: il presidente Mercadante, Finardi, Lopes, Morello, Piedimonte, Romano, Mercurio, Donzelli, Abate, Polizzi, Curatolo, Lo Cascio, Tesauro ma l’elenco sarebbe troppo lungo. In campo meramente tennistico la capacità e il sostegno di Giorgio Di Palermo, adesso componente del board mondiale dell’Atp”. Il rimpianto più grande: “Che tutto sia finito, per ragioni molteplici che avvelenerebbero questo racconto di un’epoca fantastica. Il torneo costava più o meno un miliardo di vecchie lire e si poteva organizzare unicamente perché Comune, Regione e Provincia lo finanziavano. Io, lo giuro, lavoravo quasi gratis, animato da una passione per Palermo che non ho mai perso e garantivo quelle relazioni internazionali che erano fondamentali; viaggiavo a mie spese.Sergio Capraro oggi coraggiosamente cerca di portare avanti quello che ha imparato. Certamente un challenger, pur di qualità, non è la stessa cosa, ma intanto si rimane nel giro e forse un giorno chissà.....»..
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