LONDRA - Chi è la superpotenza mondiale dello sport? Quale sarebbe il paese più forte di tutti in campo sportivo, se si potessero combinare e calcolare insieme tutte le discipline esistenti, dal calcio al basket, dall'atletica al nuoto, dagli sport di squadra a quelli individuali? La risposta non è facile, perché nello sport mondiale esistono classifiche, statistiche e premi di ogni tipo, ma neanche uno che assegni un primato assoluto di questo genere.
O meglio, una graduatoria del genere esiste. Ma pochi la conoscono e, tra quelli che la conoscono, non tutti sono d'accordo sul metodo utilizzato. Come che sia, è l'unica classifica disponibile e l'Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, l'ha presa per buona, in attesa che ne escano altre, magari con risultati e metodi differenti.
"Global Cup" (la Coppa Globale), questo il nome della graduatoria e del sito internet che ne pubblica i risultati, è opera di tre appassionati: Dan Thompson, un imprenditore inglese, Hans Stocker, un programmatore di computer neozelandese, e Nic Mira, un italiano che raccoglie e analizza i dati usati per la classifica. Il verdetto per il 2011 è che gli Stati Uniti, per quanto superpotenza in declino economico e politico, sono ancora il numero uno del mondo nello sport, seguiti nell'ordine da Russia, Francia, Cina, Giappone, Germania, Canada, Australia, Svezia ed Austria. L'Italia è all'undicesimo posto, davanti a Gran Bretagna, Corea del Sud, Norvegia e Brasile. In tutto, più di cento paesi ottengono punti e compaiono nella lista di Global Cup.
E' una classifica diversa da quella del medagliere olimpico: agli ultimi giochi di Pechino, per esempio, la Cina padrone di casa superò gli Usa come numero totale di medaglie. E può soprendere la presenza nei primi dieci posti di nazioni relativamente piccole, come Svezia ed Austria, o della Norvegia al quattordicesimo posto di questo ranking mondiale. Ma un primo dato da tenere presente è che la Global Cup considera sia gli sport maschili che quelli femminili: il vantaggio degli Stati Uniti sul resto del mondo, per esempio, è frutto in particolare delle discipline femminili, dove le americane ancora stravincono (l'Italia è settima al mondo tra gli uomini, undicesima tra le donne e undicesima considerando entrambi i sessi). Un altro è che la classifica riflette anche gli sport invernali, nei quali nazioni come la Norvegia, la Svezia e in misura minore l'Austria eccellono.
Altre caratteristiche del ranking mondiale compilato dai tre specialisti è che tiene conto dei risultati negli sport di squadra e in quelli individuali, ma non di quelli di club. Contano cioè solo le vittorie delle squadre nazionali: non quelle del Barcellona o del Manchester United. La ragione è che le squadre di club, non solo nel calcio, sono piene zeppe di giocatori stranieri: nella Premier League inglese la percentuale di giocatori inglesi è appena del 30 per cento. Era dunque difficile assegnare un punteggio a una nazione, affermano gli ideatori di Global Cup, quando una squadra era composta a maggioranza, e talvolta esclusivamente, di giocatori di altre nazionalità. Cionostante una classifica dello sport mondiale che non tenga conto dei risultati della Champions League nel calcio, della Nba nel basket o delle Major Leagues nel baseball (tutti campionati professionistici con moltissimi giocatori stranieri), perde un po' di credibilità, e i tre promotori lo ammettono: "Cerchiamo una soluzione al problema, ma non l'abbiamo ancora trovata". Nella National Hockey League americana, per dirne un'altra, giocano ben 71 giocatori della repubblica Ceca.
Per altre ragioni il loro ranking esclude i motori: è troppo difficile stabilire, osservano, a quale nazione va il merito di una vittoria in Formula Uno, a quella del pilota, a quella che fabbrica l'auto o a quella della squadra corse? Non vengono nemmeno considerati gli sport che coinvolgono animali, tranne le competizioni equestri delle Olimpiadi: anche in questo caso perché di chi è il merito di una vittoria? Del cavallo o del fantino?
O meglio, una graduatoria del genere esiste. Ma pochi la conoscono e, tra quelli che la conoscono, non tutti sono d'accordo sul metodo utilizzato. Come che sia, è l'unica classifica disponibile e l'Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, l'ha presa per buona, in attesa che ne escano altre, magari con risultati e metodi differenti.
"Global Cup" (la Coppa Globale), questo il nome della graduatoria e del sito internet che ne pubblica i risultati, è opera di tre appassionati: Dan Thompson, un imprenditore inglese, Hans Stocker, un programmatore di computer neozelandese, e Nic Mira, un italiano che raccoglie e analizza i dati usati per la classifica. Il verdetto per il 2011 è che gli Stati Uniti, per quanto superpotenza in declino economico e politico, sono ancora il numero uno del mondo nello sport, seguiti nell'ordine da Russia, Francia, Cina, Giappone, Germania, Canada, Australia, Svezia ed Austria. L'Italia è all'undicesimo posto, davanti a Gran Bretagna, Corea del Sud, Norvegia e Brasile. In tutto, più di cento paesi ottengono punti e compaiono nella lista di Global Cup.
E' una classifica diversa da quella del medagliere olimpico: agli ultimi giochi di Pechino, per esempio, la Cina padrone di casa superò gli Usa come numero totale di medaglie. E può soprendere la presenza nei primi dieci posti di nazioni relativamente piccole, come Svezia ed Austria, o della Norvegia al quattordicesimo posto di questo ranking mondiale. Ma un primo dato da tenere presente è che la Global Cup considera sia gli sport maschili che quelli femminili: il vantaggio degli Stati Uniti sul resto del mondo, per esempio, è frutto in particolare delle discipline femminili, dove le americane ancora stravincono (l'Italia è settima al mondo tra gli uomini, undicesima tra le donne e undicesima considerando entrambi i sessi). Un altro è che la classifica riflette anche gli sport invernali, nei quali nazioni come la Norvegia, la Svezia e in misura minore l'Austria eccellono.
Altre caratteristiche del ranking mondiale compilato dai tre specialisti è che tiene conto dei risultati negli sport di squadra e in quelli individuali, ma non di quelli di club. Contano cioè solo le vittorie delle squadre nazionali: non quelle del Barcellona o del Manchester United. La ragione è che le squadre di club, non solo nel calcio, sono piene zeppe di giocatori stranieri: nella Premier League inglese la percentuale di giocatori inglesi è appena del 30 per cento. Era dunque difficile assegnare un punteggio a una nazione, affermano gli ideatori di Global Cup, quando una squadra era composta a maggioranza, e talvolta esclusivamente, di giocatori di altre nazionalità. Cionostante una classifica dello sport mondiale che non tenga conto dei risultati della Champions League nel calcio, della Nba nel basket o delle Major Leagues nel baseball (tutti campionati professionistici con moltissimi giocatori stranieri), perde un po' di credibilità, e i tre promotori lo ammettono: "Cerchiamo una soluzione al problema, ma non l'abbiamo ancora trovata". Nella National Hockey League americana, per dirne un'altra, giocano ben 71 giocatori della repubblica Ceca.
Per altre ragioni il loro ranking esclude i motori: è troppo difficile stabilire, osservano, a quale nazione va il merito di una vittoria in Formula Uno, a quella del pilota, a quella che fabbrica l'auto o a quella della squadra corse? Non vengono nemmeno considerati gli sport che coinvolgono animali, tranne le competizioni equestri delle Olimpiadi: anche in questo caso perché di chi è il merito di una vittoria? Del cavallo o del fantino?