Dal Canto Alessandro. Presente. Mangia Devis. Presente. Baggio Roberto. Presente. Toh, c'è anche Antonio Carlos Cerezo detto Toninho, insieme ad altre facce un po' intimidite dal primo giorno di scuola, ex ragazzi coi blocchi per appunti sottobraccio e la penna infilata nella giacca modaiola o nel giubbotto superfico. Tutti in classe, nell'aula magna del centro tecnico di Coverciano. Sono trentuno. L'ingrigito Baggio si ritrova davanti, dall'altra parte della cattedra, uno dei suoi molteplici mister, cioè Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione allenatori e coordinatore del master per futuri tecnici abilitati a tutto e di più. A giugno l'esame. Subito dopo chi è promosso dovrà preparare una tesina a tema. Se tutto fila liscio partirà la caccia alla panchina. Ma prima del tesserino c'è un campionato fatto di lezioni e compiti a casa. Tutti i secondi lunedì e martedì del mese. Dieci ore di lezione il primo giorno, 8 il secondo.
Training intensivo, insomma, un po' università e un po' Cepu per la serie dai dai che ce la puoi fare anche tu. Anche se, dice il regolamento, se frequenti il corso puoi già allenare. Tipo foglio rosa. E tipo il giovane Mangia, che si è presentato in classe dopo la batosta del Palermo in casa Milan. A fine gara si era preso tutte le colpe. La sorridente risciacquata è arrivata al volo. "Prendersi tutte le responsabilità davanti a una telecamera va bene una volta. Poi basta, però". Già, perché uno studia anche un po' di scienza della comunicazione. Sedici ore in tutto. Una infarinatura generale. "Quando lo facevo io c'era Italo Allodi che faceva finta di intervistarti da giornalista vero. Se sbagliavi le risposte erano affari tuoi. L'obiettivo era parlare dieci minuti senza dire niente", racconta Ulivieri. Beh, il motto dovrebbe essere ancora valido, così a occhio.
Comunque qui girano parecchie dispense. C'è quella preparata dal prof. Tubi, ordinario di psicologia dello sport all'università di Firenze. I giocatori la sbirciano. Le cose da imparare sono tante. Ma poi uno chiede: esistono regole fisse nella gestione dei rapporti coi giocatori? Beh, diciamo che ci sono codici di comportamento universalmente riconosciuti. Un esempio? Eccolo: "Quando un vostro giocatore sbaglia qualcosa e lo dovete correggere, mentre gli parlate appoggiategli sempre una mano sulla spalla, così si sentirà incoraggiato. E vostro complice".
Trucchetti del mestiere. Che restano impressi nella mente degli scolaretti, però. Ma oltre a psicologia, medicina dello sport, management, studio del regolamento di gioco, delle carte federali e di teoria e metodologia di allenamento, il maggior numero di ore (120 in tutto) è dedicato a lezioni di tecnica e tattica calcistica. E qui niente libri. Semmai ricerche. Vi ricordate quelle che facevate a casa sulla Valle D'Aosta o sulla deriva dei continenti? Ecco. Qui invece si studiano più che altro il Barcellona e la deriva del calcio italiano.
Perché non c'è dubbio che noi siamo rimasti indietro. Non che sia tutto da buttare, però darsi una bella aggiornata non può che far bene. E allora ci si divide in gruppi. Quattro, per la precisione. "Bene - dice il prof - il primo gruppo dovrà studiare cinque partite del Barcellona, il secondo del Bayern, il terzo dell'Arsenal e il quarto del Manchester United". Il che significa che tra un mese gli alunni dovranno tornare con delle relazioni dettagliate fatte sull'analisi della partite di queste quattro squadre. Modelli tattici differenti, novanta minuti più recupero sezionati con dvd in pausa ogni quarto d'ora. D'altra parte questo dovranno fare i futuri tecnici quando ogni martedì rivedranno la partita coi giocatori. E poi uno, come dire, guarda e impara. Anche se non sempre è così facile. Ma, per fortuna, poi arriveranno i protagonisti stessi a parlare da quella cattedra. Pep Guardiola, per esempio, quando passò da Coverciano fu molto chiaro nel dare a tutti la chiave per decodificare il segreto della sua squadra. Si parla tanto di possesso palla, ma pochi avevano capito la regola prima del tic e toc azulgrana. Questa: "Chi non è pressato ha l'obbligo di avanzare, chi è pressato di passarla subito". Così fino all'area avversaria. Poi da lì in poi ci sono varie soluzioni offensive per trovare il gol, fenomeno Messi compreso.
Presto da qui passerà Mazzarri. Tema: la difesa a 3. Poi Prandelli il ct. Tema: la crisi del pressing. E, intanto, gli alunni alzano la mano e uno chiede: "Ma quando arriva un esonero come si fa?" Il prof aspettava questa domanda, che è un classico. "Il licenziamento è la sconfitta più grande. Tornare a casa e spiegarlo alla moglie e ai figli... beh, è lì che capisci se puoi fare questo mestiere. Ed è dopo quattro sconfitte che capisci se sai parlare ai tuoi giocatori. Quindi rimboccatevi le maniche e fatevi forza. Questo non è un mestiere per tutti". Campanella, tanti saluti e una raccomandazione. La solita: non scordate di fare i compiti. Già.
Training intensivo, insomma, un po' università e un po' Cepu per la serie dai dai che ce la puoi fare anche tu. Anche se, dice il regolamento, se frequenti il corso puoi già allenare. Tipo foglio rosa. E tipo il giovane Mangia, che si è presentato in classe dopo la batosta del Palermo in casa Milan. A fine gara si era preso tutte le colpe. La sorridente risciacquata è arrivata al volo. "Prendersi tutte le responsabilità davanti a una telecamera va bene una volta. Poi basta, però". Già, perché uno studia anche un po' di scienza della comunicazione. Sedici ore in tutto. Una infarinatura generale. "Quando lo facevo io c'era Italo Allodi che faceva finta di intervistarti da giornalista vero. Se sbagliavi le risposte erano affari tuoi. L'obiettivo era parlare dieci minuti senza dire niente", racconta Ulivieri. Beh, il motto dovrebbe essere ancora valido, così a occhio.
Comunque qui girano parecchie dispense. C'è quella preparata dal prof. Tubi, ordinario di psicologia dello sport all'università di Firenze. I giocatori la sbirciano. Le cose da imparare sono tante. Ma poi uno chiede: esistono regole fisse nella gestione dei rapporti coi giocatori? Beh, diciamo che ci sono codici di comportamento universalmente riconosciuti. Un esempio? Eccolo: "Quando un vostro giocatore sbaglia qualcosa e lo dovete correggere, mentre gli parlate appoggiategli sempre una mano sulla spalla, così si sentirà incoraggiato. E vostro complice".
Trucchetti del mestiere. Che restano impressi nella mente degli scolaretti, però. Ma oltre a psicologia, medicina dello sport, management, studio del regolamento di gioco, delle carte federali e di teoria e metodologia di allenamento, il maggior numero di ore (120 in tutto) è dedicato a lezioni di tecnica e tattica calcistica. E qui niente libri. Semmai ricerche. Vi ricordate quelle che facevate a casa sulla Valle D'Aosta o sulla deriva dei continenti? Ecco. Qui invece si studiano più che altro il Barcellona e la deriva del calcio italiano.
Perché non c'è dubbio che noi siamo rimasti indietro. Non che sia tutto da buttare, però darsi una bella aggiornata non può che far bene. E allora ci si divide in gruppi. Quattro, per la precisione. "Bene - dice il prof - il primo gruppo dovrà studiare cinque partite del Barcellona, il secondo del Bayern, il terzo dell'Arsenal e il quarto del Manchester United". Il che significa che tra un mese gli alunni dovranno tornare con delle relazioni dettagliate fatte sull'analisi della partite di queste quattro squadre. Modelli tattici differenti, novanta minuti più recupero sezionati con dvd in pausa ogni quarto d'ora. D'altra parte questo dovranno fare i futuri tecnici quando ogni martedì rivedranno la partita coi giocatori. E poi uno, come dire, guarda e impara. Anche se non sempre è così facile. Ma, per fortuna, poi arriveranno i protagonisti stessi a parlare da quella cattedra. Pep Guardiola, per esempio, quando passò da Coverciano fu molto chiaro nel dare a tutti la chiave per decodificare il segreto della sua squadra. Si parla tanto di possesso palla, ma pochi avevano capito la regola prima del tic e toc azulgrana. Questa: "Chi non è pressato ha l'obbligo di avanzare, chi è pressato di passarla subito". Così fino all'area avversaria. Poi da lì in poi ci sono varie soluzioni offensive per trovare il gol, fenomeno Messi compreso.
Presto da qui passerà Mazzarri. Tema: la difesa a 3. Poi Prandelli il ct. Tema: la crisi del pressing. E, intanto, gli alunni alzano la mano e uno chiede: "Ma quando arriva un esonero come si fa?" Il prof aspettava questa domanda, che è un classico. "Il licenziamento è la sconfitta più grande. Tornare a casa e spiegarlo alla moglie e ai figli... beh, è lì che capisci se puoi fare questo mestiere. Ed è dopo quattro sconfitte che capisci se sai parlare ai tuoi giocatori. Quindi rimboccatevi le maniche e fatevi forza. Questo non è un mestiere per tutti". Campanella, tanti saluti e una raccomandazione. La solita: non scordate di fare i compiti. Già.