MILANO - "Né en mer". C'è scritto così sul passaporto di Rio Antonio Mavuba, capitano del Lille che si accinge ad affrontare l'Inter a San Siro in Champions League, alla voce "luogo di nascita". C'è scritto "nato in mare", perché fu in mezzo all'Oceano Atlantico, in un punto imprecisato tra l'Angola e lo Stretto di Gibilterra, che l'8 marzo 1984 Thérèse Mavuba diede alla luce suo figlio, che fu chiamato Rio in omaggio alle acque che lo accolsero appena nato. Thérèse era angolana, e fuggiva dalla guerra civile insieme a suo marito, Mafuila "Ricky" Mavuba, zairese, che era stato nazionale dello Zaire ai Mondiali di calcio del 1974. La coppia salì su un battello con destinazione Marsiglia per abbandonare l'Angola in fiamme, ma Thérèse era incinta e lo stress della navigazione, effettuata in condizioni drammatiche, ne provocò il parto ben prima dell'arrivo, e del previsto. Arrivati in Francia, i tre componenti della famiglia Mavuba ottennero lo status di rifugiati politici.
Ma per la legislazione francese Rio Mavuba rimase a lungo apolide, cioè senza cittadinanza. La ottenne per legge solo al compimento del ventesimo anno di età, insieme al passaporto, quando i suoi genitori erano entrambi scomparsi: Rio era completamente orfano già a 14 anni. Ora è un calciatore professionista di livello internazionale, fino al 2008 è stato anche convocato in nazionale da Domenech. Nella sua carriera si è preso alcune gigantesche soddisfazioni, tra cui la vittoria quest'anno nel campionato francese e nella Coppa di Francia. Nella finale di Coppa, tra l'altro, alzò il trofeo prendendolo direttamente dalle mani di Nicolas Sarkozy, il presidente che quella sera violò il cerimoniale: non si presentò in campo prima del via, come da tradizione, per evitare di essere sommerso di fischi dal pubblico, visto il suo vertiginoso crollo di popolarità. E dopo, quando gli toccò premiare il Lille, consegnò la coppa a Mavuba prima di essere sommerso dai salti di gioia dei giocatori, che saltarono sul palco e oscurarono completamente Sarkozy, che infatti nelle foto di gruppo della serata appare come un puntino infinitesimale in mezzo agli atleti festanti. Tra loro, in primo piano, anche Mavuba. "La gente ride quando vede il mio passaporto, ma ormai ci ho fatto l'abitudine", dice ora, molto tempo dopo la sua nascita in mare, un evento che lo rende unico tra i calciatori del panorama internazionale.
Il legame con l'Africa comunque è rimasto, fortissimo. Dal 2009 Mavuba ha creato la Fondazione "Les orphelins de Makala", gli orfani di Makala, che è un quartiere alla periferia di Kinshasa, capitale dell'attuale Congo (ex Zaire). La Fondazione ospita una quarantina di ragazzi, tutti orfani di padre e madre. Makala è il quartiere in cui era nato Mafuila, il papà di Rio.
Ma per la legislazione francese Rio Mavuba rimase a lungo apolide, cioè senza cittadinanza. La ottenne per legge solo al compimento del ventesimo anno di età, insieme al passaporto, quando i suoi genitori erano entrambi scomparsi: Rio era completamente orfano già a 14 anni. Ora è un calciatore professionista di livello internazionale, fino al 2008 è stato anche convocato in nazionale da Domenech. Nella sua carriera si è preso alcune gigantesche soddisfazioni, tra cui la vittoria quest'anno nel campionato francese e nella Coppa di Francia. Nella finale di Coppa, tra l'altro, alzò il trofeo prendendolo direttamente dalle mani di Nicolas Sarkozy, il presidente che quella sera violò il cerimoniale: non si presentò in campo prima del via, come da tradizione, per evitare di essere sommerso di fischi dal pubblico, visto il suo vertiginoso crollo di popolarità. E dopo, quando gli toccò premiare il Lille, consegnò la coppa a Mavuba prima di essere sommerso dai salti di gioia dei giocatori, che saltarono sul palco e oscurarono completamente Sarkozy, che infatti nelle foto di gruppo della serata appare come un puntino infinitesimale in mezzo agli atleti festanti. Tra loro, in primo piano, anche Mavuba. "La gente ride quando vede il mio passaporto, ma ormai ci ho fatto l'abitudine", dice ora, molto tempo dopo la sua nascita in mare, un evento che lo rende unico tra i calciatori del panorama internazionale.
Il legame con l'Africa comunque è rimasto, fortissimo. Dal 2009 Mavuba ha creato la Fondazione "Les orphelins de Makala", gli orfani di Makala, che è un quartiere alla periferia di Kinshasa, capitale dell'attuale Congo (ex Zaire). La Fondazione ospita una quarantina di ragazzi, tutti orfani di padre e madre. Makala è il quartiere in cui era nato Mafuila, il papà di Rio.