La storia

Omicidi, sequestri e rapine
Venezuela inferno baseball

Il rapimento di Ramos, una star negli Usa, è solo l'ultimo episodio: liberato dopo un conflitto a fuoco. Durante la Coppa del mondo 2010 una giocatrice cinese è stata colpita da un proiettile: la finale trasferita in una base militare

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PAESAGGI da sogno, un campionato ricco e competitivo, stadi pieni di un pubblico caldo, competente e brillo per la cerveza, le donne più belle del pianeta. Insomma, l'Inferno. Benvenuti in Venezuela, el pais del beisbol che si può trasformare nell'ultimo girone dantesco dello sport professionistico. Un giorno sei in uno stadio ultrasicuro del Texas, sotto gli occhi di George Bush junior, il giorno dopo sei su una montagna russa che ti può far toccare il paradiso come precipitare nel peggiore incubo della tua vita. È normale, fa parte degli accordi di collaborazione tra Major League e lega venezuelana. Se puntano su di te, ti smistano nei campionati che giocano d'inverno, quando la Mlb è ferma. Un po' come se la Premier League mandasse in estate i suoi talenti a farsi le ossa nel Caucaso o in Iraq.

Wilson Ramos è il ricevitore dei Washington Nationals, una stella negli Stati Uniti come nel suo Venezuela dove sverna nei Tigres di Aragua. Per liberarlo dai rapitori, dopo un conflitto a fuoco, ci vuole un'azione congiunta tra la policia cientifica e la Guardia Nacional Bolivariana del presidente Chavez. Tre lunghissimi giorni, in cui il Dipartimento di Stato americano esprime la sua preoccupazione, la gente chiede di fermare il campionato, prega, maledice la multinazionale dei secuestros che ormai viaggia a una media di due rapimenti al giorno. Wilson era a casa della madre a Santa Inés, nello stato di Carabobo. Firmava autografi. È arrivato un commando di uomini armati, lo hanno portato via su una Chevrolet Captiva arancione poi abbandonata per continuare il viaggio su un altro suv. "Eravamo in montagna, nella boscaglia" ricorda Ramos, "mi hanno messo in una stanzetta dove mi sono chiesto se sarei uscito vivo dal rapimento. I sequestratori non mi hanno fatto danni fisici, ma psicologici: ridevano e se la spassavano mentre stavo male".

Sei rapitori venezuelani sono stati arrestati: sono disertori, hanno precedenti di droga. Ma altri ancora sono scappati: "Ce n'era uno con l'accento colombiano", svela Ramos alimentando il sospetto che nell'organizzazione ci fossero gruppi paramilitari che operano al confine tra i due paesi. Sembra uno dei tanti racconti violenti del Sudamerica, ma Wilson Ramos gioca nel campionato di Babe Ruth, Lou Gehrig e Joe Di Maggio, di Kevin Costner nell'"Uomo dei Sogni" e Robert Redford ne "Il Migliore". E non è il primo ad avere sfiorato la tragedia: in passato è toccato ad altri giocatori della Major League e alle loro famiglie. Victor Zambrano, ex Tampa Bay, New York Mets, Toronto e Baltimore. Un idolo per molti, un obiettivo per pochi, ben armati. In nove giorni gli rapiscono, e uccidono, il nipote Richard, poi sequestrano la madre Elizabeth. Solo un intervento in stile commando, simile a quello di Ramos, permette la liberazione. Jose Castillo, terza base dei Washington Nationals, prende un taxi tra l'hotel e lo stadio di Caracas: sulla strada lo ripuliscono di collana d'oro e fede nuziale, dopo averlo affiancato con fucili e moto da enduro. L'esperienza del rapimento la vive pure il figlio undicenne di Yorvit Torrealba, catcher dei Texas Rangers: dopo un giorno liberano lui ed il cognato del campione. Va peggio al nipote di Jhonny Rafael Carvajal, che gioca da noi dal 2004, oggi è a Rimini: ucciso in uno scontro a fuoco.
Il Venezuela è stato duro anche per il nostro Alex Liddi, il primo italiano ad aver giocato nella Mlb. La solita trafila: dopo aver convinto ai Seattle Mariners, viene spedito ai Cardenales de Lara di Barquisimeto. Niente rapine o sequestri, per fortuna: "Ma ancora adesso" spiegano nel suo entourage, "gli chiedono scusa su facebook per il trattamento riservato a lui e ai giocatori "importados" che non rendono come vorrebbero i tifosi".

La violenza sposta addirittura la sede di una Coppa del mondo femminile, nell'estate del 2010. Per giocarla in condizioni di sicurezza viene scelta la base militare di Fort Tiuna, ritiro di Chavez e delle delegazioni straniere in visita. Durante il match tra Hong Kong e Olanda, Cheuk Woon-yee si avvicina alla terza base quando sente una fitta ad una coscia. È un proiettile, che le viene estratto in sala operatoria. La sua nazionale si ritira, tutte le altre squadre vengono trasferite d'urgenza a Maracay per continuare il torneo. Si va avanti così, tra operazioni dei militari e freddure di Chavez. Anche ieri, dopo la liberazione di Ramos, il presidente ha ricordato il suo passato da professionista: "Ho detto a Wilson di prepararsi bene la maschera, perché il mio tiro, la mia "coda di maiale", non la afferra nemmeno lui".