La storia

La Libia riparte anche dallo sport
Il rugby vuole essere protagonista

Se in futuro la Nazionale di calcio del paese nel post Gheddafi potrebbe essere affidata all'ex azzurro Claudio Gentile, anche la palla ovale vuole ritagliarsi un suo spazio. Merito di un rugbista di origine britannica, Thair el-Heri, che 5 anni fa ha fondato i Bengasi Helal Warriors: "Dobbiamo tenere impegnati i giovani"

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LA NUOVA primavera libica ricomincia dallo sport. Il calcio, naturalmente, e una nazionale che potrebbe essere presto affidata al nostro Claudio Gentile. L'ex difensore azzurro, mondiale nell'82 e a lungo ct dell'Under 21, è nato a Tripoli e nel corso della carriera si è portato appresso un soprannome - Gheddafi - che oggi suona un po' sinistro. Guiderà un gruppo che conta su di una mezza dozzina di professionisti sparsi in Europa, tra Portogallo e Regno Unito.

Ma nel futuro prossimo del paese africano ci sono altre discipline che potrebbero aiutare ad uscire dal trauma della guerra civile, e una di queste è il rugby. Che riparte proprio da Bengasi, la città mai amata dal dittatore giustiziato. Dove cinque anni fa un libico di origine britannica, Thair el-Heri, ha fondato il club dei Bengasi Helal Warriors. "Questo paese ha bisogno di reinserire nel tessuto sociale tanti ragazzi reduci del conflitto, e lo sport può essere la chiave di tutto questo. Dobbiamo tenere impegnata la gioventù, per alleviare lo shock della guerra", ha raccontato il rugbista alla Reuters. Thair el-Heri, figlio di un lottatore originario di Brighton, nella passata stagione aveva guidato la nazionale ovale libica in un torneo in Egitto, nel corso del quale i giocatori erano stati costretti a mostrare dei ritratti del dittatore. "C'è un gran potenziale", racconta un atleta del club, il ventiquattrenne Seraj el-Alem, "i libici sono dei guerrieri nati, la gente ama gli sport di contatto".

In Libia si è giocato a rugby fino agli anni Settanta, protagonisti gli stranieri delle compagnie petrolifere (soprattutto britannici, ma anche francesi ed italiani). Dopo la "rivoluzione verde" la palla ovale era decisamente passata di moda, anche perché Gheddafi non sembrava particolarmente appassionato. A ridare energia al movimento ci aveva pensato il figlio, Saif al-Islam, collaborando alla nascita del Tripoli Rugby Football Club. Un'altra squadra si era formata a Misurata. Nel dicembre del 2007 la nazionale di rugby libica, guidata da el-Heri, aveva partecipato ad un torneo a 7 a Doha, in Qatar. "Ma nello sport libico il grande problema è sempre stata la distribuzione dei fondi: il 90% del denaro finiva alle società di Tripoli, e questo ha sempre creato grandi problemi allo sviluppo delle diverse discipline. Ancora oggi è una pesante eredità, perché dopo la caduta del dittatore molti bravi atleti di Tripoli rischiano di essere discriminati". Per questo Thair el-Hari di creare al più presto un nuovo consiglio "che prenda il posto del vecchio comitati olimpico e attraverso le federazioni internazionali dia una mano ai singoli club". Ripartendo dal rugby, e da un campo polveroso alla periferia di Bengasi.