BOLOGNA - Racconta che, a guardarsi le mani, vede ancora i segni di quando doveva indossare il "costumone". La chiamavano così, nell'ambiente, quella seconda pelle che trasformava in campione del mondo uno già bravo. "Io e Di Tora eravamo tra i più bravi a metterlo. Poco meno di mezz'ora. Gli altri pure un'ora" racconta Marco Orsi da Budrio, cintura bolognese, l'azzurro più medagliato agli ultimi Europei in vasca corta, a Stettino. Che il nuoto avesse preso una brutta deriva lo si intuisce pure da racconti come questo, di quando "per provare a farcela senza massacrarci le mani siamo pure arrivati ad usare i guanti da giardiniere. Il talco? Buono per andare a fondo...". Un compleanno recente, nello stesso giorno in cui assieme a Dotto, Bocchia e Rolla vinceva l'oro nella 4x50 stile libero (terza medaglia, dopo l'oro nella staffetta mista ed il bronzo nei 50), lui a virare i 21, di anni, ed il cronometro incapace di farcela ed è stato meglio così: 20''57, il più veloce tra le frazioni lanciate, dopo il 20''18 del primo oro di squadra ed il 21''01 del bronzo individuale. "Tre vinte ma una persa, quella dei 100, sapevo di valerla ma c'era ancora un po' di euforia per il giorno prima, ho fatto un errore clamoroso in arrivo ed ho mancato la finale. A volte mi frega la testa, prima o poi mi cercherò un mental trainer" dice il ragazzone emiliano, 1.88 di altezza per 88 chili di peso forma, "che adesso diventano 92 solo quando carico i muscoli e non più per la cucina di mamma che ha capito le mie esigenze...".
La stessa che piuttosto che impazzire dietro lui, Silvia e Monia, un bel trio di gemelli, decise di prendersi un'ora d'aria portandoli in piscina a cinque anni. Da lì non potevano fuggire. Oggi le sorelle giocano a pallavolo, Marco invece dall'acqua non è più uscito. Al punto che pure le vacanze, quelle poche, se le fa al mare: "Amo il sole, ed il sale non è il cloro della piscina. E l'acqua e la nostra vita". La vita è anche un cronometro, Marco è uno di quelli che fa fatica a vederci un orologio almeno fino alle cinque "... quando finisce l'allenamento. Cresci divertendoti a nuotare, poi se c'è feeling ed arrivi ai vertici un giorno ti trovi davanti il cronometro che diventa il tuo nemico". Serve il tempo, sempre, o il piazzamento come per andare a Londra. "Devo prendermi uno dei primi due posti nelle mie gare agli Assoluti di marzo ed uno dei primi cinque per far parte della staffetta. E poi scegliere il soggetto del tatuaggio olimpico". Ha l'entusiasmo del 21enne, "sono un velocista e visto che faccio al massimo 50 o 100 metri conto di durare ancora una decina d'anni, visto Magnini?" dice Marco, riferendosi al compagno che a breve farà i 30, di anni, ma agli Europei è tornato a medaglia pure lui. Orsi a Magnini deve parecchio, come l'attenzione che il nuoto ha saputo calamitare. "Diciamo che se ne parla perché c'è pure Federica, noi li ringraziamo perché così in Italia non si parla solo di calcio. E poi li insultiamo, come a Shanghai, dove Scozzoli ha vinto due medaglie ai Mondiali ma contava solo quel che facevano quei due...".
Si trova a suo agio in un nuoto "più umano, di certo pulito come è quello italiano. Dobbiamo comunicare continuamente dove siamo, perché i controlli a sorpresa del Coni ti arrivano anche in vacanza. E comunque in vasca non si vedono più in giro i body-builder di qualche tempo fa". Ha tre indizi che lo affiancano a Bud Spencer (gareggia per le Fiamme Oro, lo stile libero ed il raggio corto da velocista), ma in realtà i suoi idoli sono altri. Ed uno di questi l'ha pure battuto, Michael Phelps. "Era un'esibizione a Londra, due anni fa: io in seconda corsia e secondo alla fine e lui in terza e dietro. Non me ve vanto, ma posso dirlo". Ha l'animo dell'ultimo frazionista ("le responsabilità mi caricano"), preferisce la vasca corta alla lunga ("la virata conta di più ed è la chiave della mia gara"), in parecchi lo vorrebbero a Roma, alla Larus, anche lui alla scuola di Rossetto, ma Marco vuole preparare Londra nella sua Bologna. La piscina dello Sterlino, l'unica coperta da 50m in città, è a rischio: non si trovano acquirenti per l'impianto che il Coni vuole vendere da due anni. Una proroga la terrà aperta fino al 25 gennaio, poi un'asta ne deciderà il futuro. "Alla Uisp ho due ottimi allenatori con i quali ho ottenuto tutti i miei risultati, Fabio Cuzzani e Roberto Odaldi. Sono grato e l'obiettivo olimpico era giusto che lo inseguissi con loro. Non è il momento di cambiare".
La stessa che piuttosto che impazzire dietro lui, Silvia e Monia, un bel trio di gemelli, decise di prendersi un'ora d'aria portandoli in piscina a cinque anni. Da lì non potevano fuggire. Oggi le sorelle giocano a pallavolo, Marco invece dall'acqua non è più uscito. Al punto che pure le vacanze, quelle poche, se le fa al mare: "Amo il sole, ed il sale non è il cloro della piscina. E l'acqua e la nostra vita". La vita è anche un cronometro, Marco è uno di quelli che fa fatica a vederci un orologio almeno fino alle cinque "... quando finisce l'allenamento. Cresci divertendoti a nuotare, poi se c'è feeling ed arrivi ai vertici un giorno ti trovi davanti il cronometro che diventa il tuo nemico". Serve il tempo, sempre, o il piazzamento come per andare a Londra. "Devo prendermi uno dei primi due posti nelle mie gare agli Assoluti di marzo ed uno dei primi cinque per far parte della staffetta. E poi scegliere il soggetto del tatuaggio olimpico". Ha l'entusiasmo del 21enne, "sono un velocista e visto che faccio al massimo 50 o 100 metri conto di durare ancora una decina d'anni, visto Magnini?" dice Marco, riferendosi al compagno che a breve farà i 30, di anni, ma agli Europei è tornato a medaglia pure lui. Orsi a Magnini deve parecchio, come l'attenzione che il nuoto ha saputo calamitare. "Diciamo che se ne parla perché c'è pure Federica, noi li ringraziamo perché così in Italia non si parla solo di calcio. E poi li insultiamo, come a Shanghai, dove Scozzoli ha vinto due medaglie ai Mondiali ma contava solo quel che facevano quei due...".
Si trova a suo agio in un nuoto "più umano, di certo pulito come è quello italiano. Dobbiamo comunicare continuamente dove siamo, perché i controlli a sorpresa del Coni ti arrivano anche in vacanza. E comunque in vasca non si vedono più in giro i body-builder di qualche tempo fa". Ha tre indizi che lo affiancano a Bud Spencer (gareggia per le Fiamme Oro, lo stile libero ed il raggio corto da velocista), ma in realtà i suoi idoli sono altri. Ed uno di questi l'ha pure battuto, Michael Phelps. "Era un'esibizione a Londra, due anni fa: io in seconda corsia e secondo alla fine e lui in terza e dietro. Non me ve vanto, ma posso dirlo". Ha l'animo dell'ultimo frazionista ("le responsabilità mi caricano"), preferisce la vasca corta alla lunga ("la virata conta di più ed è la chiave della mia gara"), in parecchi lo vorrebbero a Roma, alla Larus, anche lui alla scuola di Rossetto, ma Marco vuole preparare Londra nella sua Bologna. La piscina dello Sterlino, l'unica coperta da 50m in città, è a rischio: non si trovano acquirenti per l'impianto che il Coni vuole vendere da due anni. Una proroga la terrà aperta fino al 25 gennaio, poi un'asta ne deciderà il futuro. "Alla Uisp ho due ottimi allenatori con i quali ho ottenuto tutti i miei risultati, Fabio Cuzzani e Roberto Odaldi. Sono grato e l'obiettivo olimpico era giusto che lo inseguissi con loro. Non è il momento di cambiare".