La storia

Il Bahrain ritrova il Gran Premio
ma continuano arresti e condanne

La gara nel paese arabo è stata di nuovo inserita nel calendario del Mondiale di Formula 1, ma tanti sportivi sono stati processati e condannati a pene molto dure soltanto per aver manifestato pacificamente per la democrazia: la denuncia delle organizzazioni per i diritti umani. Ultimo caso quello di un pilota automobilistico

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Continua la repressione in Bahrain. Tra gli oppositori del regime arrestati e condannati nel paese arabo ci sono anche tanti sportivi. Mentre il Bahrain  ritrova nel 2012 il Gran Premio di Formula 1, cancellato e mai più disputato l'anno scorso per motivi di sicurezza (erano in corso le manifestazioni di protesta contro il governo), il "Bahrain Center for Human Rights" continua a denunciare i continui arresti e i processi arbitrari e sommari, da parte dei tribunali militari, nei confronti di centinaia di persone che protestano per la democrazia e per il diritto a manifestare liberamente e pacificamente. La gara è stata confermata nonostante le violenze e le condanne arbitrarie nei confronti degli oppositori del regime stiano andando avanti senza soste, come hanno confermato altre organizzazioni indipendenti per la difesa dei diritti umani.

L'ultimo caso è quello del 40enne campione di automobilismo Mohammed AlKhunaizi, che è stato condannato a due anni di prigione, proprio nei giorni in cui è stato confermato in calendario il Gp di Formula 1, con le accuse di raduno illegale e di aver incitato all'odio contro il regime: si tratta proprio delle accuse più comuni  -  spiegano le organizzazioni per i diritti umani - con le quali il governo continua a tenere in carcere la maggior parte, se non tutti, gli oppositori. AlKhunaizi, che è anche tra i fondatori dell'Automobil Club del Bahrain, era stato picchiato e arrestato il 16 settembre scorso dopo i funerali di un manifestante, morto per aver inalato il gas lacrimogeno sparato durante una manifestazione. L'arresto e la condanna del pilota sono un chiaro segnale della persecuzione nei confronti di figure dello sport del Bahrain che si sono spese in prima persona per la democrazia. Oltre AlKhunaizi, ad esempio, sono finiti in carcere molti dei 23 componenti dello staff del Circuito del Bahrain che ospita il Gp mondiale. La maggior parte ha anche perso il lavoro.

Le autorità nel frattempo hanno annunciato che sono cadute le accuse nei confronti di un centinaio di sportivi arrestati, ma l'associazione per i diritti umani che molti sono quelli ancora in prigione. Oltre ad AlKhunaizi è ancora in carcere Yousif Abdullah, un altro pilota, arrestato in casa pochi giorni fa, il 7 gennaio. Ma mentre Abdullah è ancora in attesa di giudizio, il giovane pilota Sayed Hadi Nasser Alawi, arrestato nel marzo scorso con l'accusa di omicidio, è stato condannato all'ergastolo da un tribunale militare.

Saleh Mahdi, giocatore di basket del club Muharraq, è stato condannato a due anni di reclusione, anche lui con l'accusa di raduno illegale. Stessa accusa per il giocatore di pallamano e studente universitario Ali AlMolani, arrestato per un sms trovato sul suo telefonino e ritenuto illegale: ha avuto una condanna a tre anni.

Durissima la condanna anche per Mohamed Salman and Ali Salman, due nazionali di pallamano: 15 anni di prigione, da parte della corte militare, con l'accusa di aver bruciato una fattoria. Stesso episodio e stessa condanna per Mohamed Ali Jawad AlFardan, un giocatore di beach-handball. Dovrà invece scontare 20 anni il 37enne Mohamed Mirza, allenatore di jiu-jitsu. Secondo il tribunale, avrebbe rapito un poliziotto.