La storia

La virata di Alessia: ''Dormo
in caserma per andare ai Giochi''

Argento ai Giochi di Pechino (2008) negli 800 stile libero, oro a mondiali di Roma (2009) nei 1.500. Poi lo stop, il matrimonio, l'invisibilità. Ora la Filippi torna in acqua con l'obiettivo Londra. ''Sono rinata, ho un'altra testa, mi rimetto in gioco''

2 minuti di lettura
ROMA - Alessia Filippi si ributta in acqua. Argento ai Giochi di Pechino (2008) negli 800 stile libero, oro a mondiali di Roma (2009) nei 1.500. Poi lo stop, il matrimonio, l'invisibilità. Missing, e nemmeno tanto in action. Ora ci riprova: vira verso Londra. È di quelle che ritornano: come Laure Manaudou (francese), Ian Thorpe (australiano), Janet Evans (americana). Aveva denunciato il nuoto come un orco insaziabile che si mangia giovani vite. Due anni dopo ci ha ripensato?
"È il mio modo di dire a tutti: ho altro da dare, quello che ho fatto non mi basta. Sono stata male per un dolore alla spalla che mi impediva qualsiasi gesto normale: dal guidare a lavare i piatti. Mi sono operata, ho ripreso ad allenarmi due volte al giorno, da 4 a 15 km. Devo dire grazie all'ortopedico Alessandro Castagna, a Riccardo Pontani che si è occupato di me quando ero 63 kg, senza tono muscolare, e a Andrea Palloni, che mi ha presa quando ero già ripartita. Con lui avevo litigato, non ci parlavamo, né salutavamo più dal 2007".
È tornata alle Fiamme Gialle, vive e si allena in caserma.
"Sì, dal lunedì al venerdì. Praticamente da fidanzata. Anche se hanno dato il permesso a mio marito di dormire con me, lui per questioni di lavoro preferisce stare a casa. Però ceniamo insieme e al sabato vado a casa".
Rischia il divorzio?
"No, sono fortunata, mio marito è stato il primo a sostenermi e a motivarmi. Mi ha detto: Ale, sognare in grande non costa nulla. Anche Palloni mi ha incoraggiata: solo tu puoi tirarti su, pensaci. Io ci ho pensato e gli ho risposto sì. Ho sofferto per i pregiudizi, mi sentivo acciaccata, sembravo una che non aveva combinato nulla, che aveva illuso e basta. Per questo ora non giudico più nessuno".
È ottimista per la qualificazione a Londra?
"Ho nuotato gli 800 in 8'33"55, settimo tempo dell'anno, come minino Fina basterebbe, ma la federazione è più restrittiva, chiede 8'29"16. Non sarà una passeggiata ottenerlo, ma ho varie occasioni per provarci. Gli 800 sono duri, stancano e stremano. Io mentre nuoto, canto, pop soprattutto, ora è la volta di Domino. Palloni che mi conosce, mi segue a piedi a bordo piscina, evita che mi deconcentri".
Per il ct Castagnetti lei era l'azzurra più promettente.
"Alberto manca a tutti. Era il signore del nuoto, gli bastava un'occhiata per capire e farsi capire. Ci nasci così, non ci diventi. Quando mi allenavo a Verona mi faceva sempre arrivare i suoi suggerimenti. Magari non direttamente, ma sapevo che venivano da lui".
Lei è la testimonial italiana del primo costume in fibra di carbonio.
"A me piace la comodità. Il costume dell'Arena, si chiama Powerskin Carbon Pro, ha una compressione muscolare intelligente, nel senso che contiene le fasce che così sono più libere e permette più potenza nei tuffi e nelle virate. L'effetto in acqua è bello, soprattutto in fase di scivolamento. Ma a contare resta sempre la testa".
Ai mondiali di Shanghai però ha vinto il gossip.
"Noi nuotatori esibiamo corpi, siamo quasi sempre seminudi. Non so come dirlo, ma attiriamo curiosità e sensualità. C'è un po' un gioco dei sensi, le ragazzine vogliono sapere della vita privata dei campioni, la nostra visibilità è cresciuta".
Lei era l'anti-Pellegrini, ora sarà l'altra Pellegrini?
"Lascerei a Federica tutto il peso e la responsabilità di avere da sola l'Italia sulle spalle. Però ho anche voglia di dirle: a Londra, se ci arrivo, ti do volentieri una mano, conta sul mio aiuto".
Si torna per non morire.
"L'anonimato non fa per me. Voglio di più. Sono rinata, ho un'altra testa. Mi rimetto in gioco, senza guardare indietro. A Londra avrò avversarie avvelenate. Benissimo. Lo sono pure io".